Graham Hancock.
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Impronte degli dei.
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Parte 3.
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Titolo originale: Fingerprints of the Gods: The Evidence of Earth's Lost Civilization. 1995.
2009. Tascabili degli Editori Associati - TEA, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Indice di questa parte.
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48. Misuratori della terra.
49. Il potere della cosa.
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Parte ottava. Conclusione.
50. Non un ago in un pagliaio.
51. Il martelletto e il pendolo.
52. Come un ladro nella notte
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Ringraziamenti.
Bibliografia.
Note.
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FINE INdice.
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48.
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MISURATORI DELLA TERRA.
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Seguite attentamente le seguenti istruzioni:
Tracciate in senso verticale su un foglio di carta due rette parallele, lunghe circa diciotto centimetri e distanti l'una dall'altra circa sette centimetri e mezzo. Tracciate una terza retta, anch'essa verticale, parallela e di uguale lunghezza, esattamente al centro dello spazio compreso tra le prime due. Scrivete la lettra S - per sud - all'estremit superiore del vostro diagramma (quella pi lontana da voi) e la lettera N per Nord all'estremit inferiore. Aggiungete le lettere E per Est e O per Ovest nei punti giusti su ciascun lato del grafico, alla vostra sinistra per l'est e alla vostra destra per l'ovest.
Quello che avete sotto gli occhi  l'abbozzo di una carta geometrica dell'Egitto, visto da una prospettiva molto diversa dalla nostra (in cui il nord corrisponde sempre all'Alto). A quanto pare, questa carta in cui l'alto  il sud, fu elaborata un'infinit di tempo fa da cartografi che possedevano una conoscenza scientifica della forma e della grandezza del nostro pianeta.

Carta raffigurante la concezione geometrica dell'Egitto, con la Grande Piramide situata all'apice del delta del Nilo. Tradizionalmente gli egizi consideravano il sud in alto.
Per completare la mappa ora dovreste disegnare un punto sulla linea centrale delle tre parallele a circa due centimetri e mezzo a sud (in alto) rispetto all'estremit settentrionale del grafico. Quindi, da questo punto tracciate altre due diagonali, rispettivamente verso nord-est e nord-ovest, fino a intersecare le estremit settentrionali delle due parallele esterne. Infine collegate direttamente queste parallele con due rette orizzontali da est a ovest in corrispondenza dell'estremit settentrionale e di quella meridionale del grafico.
La forma cos ottenuta  un rettangolo meridiano (orientato da nord a sud). Questo rettangolo ha una lunghezza di diciotto centimetri per poco meno di sette centimetri e mezzo di larghezza, e in corrispondenza della sua estremit settentrionale (inferiore)  descritto un triangolo. Il triangolo rappresenta il delta del Nilo e il punto che segna il vertice del triangolo rappresenta il vertice del delta: un punto situato sul terreno a 30 06' nord e 31 14' est, molto vicino al sito della Grande Piramide.

Un indicatore geodetico
A prescindere da tutte le altre sue possibili funzioni, i matematici e i geografi hanno capito da molto tempo che la Grande Piramide serve da indicatore geodetico (la geodesia  quella branca della scienza che si occupa di determinare l'esatta posizione dei punti geografici e la forma e le dimensioni della terra)1149. Ci si rese conto per la prima volta di questo fatto alla fine del diciottesimo secolo quando gli eserciti della Francia rivoluzionaria, comandati da Napoleone Bonaparte, invasero l'Egitto. Bonaparte, che aveva un profondo interesse per gli enigmi delle piramidi, port con s un gran numero di studiosi, centosettantacinque in tutto, compresi parecchi sapienti raccolti in varie universit ai quali si attribuiva una profonda conoscenza delle antichit dell'Egitto e, ancora pi utile, un gruppo di matematici, cartografi e agrimensori.1150
Una volta portata a termine la conquista, agli eruditi fu tra l'altro assegnato l'incarico di disegnare carte dettagliate dell'Egitto. Mentre erano cos affaccendati, scoprirono che la Grande Piramide era perfettamente allineata con il nord vero e, ovviamente, anche con il sud, l'est e l'ovest, come abbiamo visto nella Parte VI. Questo significava che la misteriosa costruzione costituiva un eccellente punto di riferimento e di triangolazione, e perci si decise di utilizzare il meridiano passante per il suo vertice come linea di base per tutte le altre operazioni di misurazione e orientamento. Quindi l'equipe procedette a realizzare le prime carte accurate dell'Egitto dell'epoca moderna. Una volta finito, fu incuriosita dal fatto che il meridiano della Grande Piramide tagliava la zona del delta del Nilo in due parti uguali. Gli studiosi notarono anche che se si fossero prolungate le diagonali che dal vertice della piramide arrivavano fino al suo angolo nordorientale e a quello nordoccidentale (formando sulla carta due rette che correvano in direzione nord-est e nord-ovest fino a incontrare il Mediterraneo), il triangolo cos ottenuto avrebbe compreso alla perfezione tutta la zona del delta.1151
Ma ora torniamo alla nostra mappa, la quale contiene anche un triangolo che rappresenta il delta. Le altre sue componenti principali sono i tre meridiani paralleli. Il meridiano orientale si trova a 32 38' di longitudine est, e corrisponde al confine orientale ufficiale dell'antico Egitto a partire dall'inizio del periodo dinastico. Il meridiano occidentale si trova a 29 50' di longitudine est, e coincide con il confine occidentale ufficiale dell'antico Egitto. Il meridiano centrale si trova a 31 14' di longitudine est, esattamente a met tra gli altri due (1 24' di distanza da entrambi).1152
Quindi ora ci ritroviamo con la rappresentazione di una striscia della superficie del pianeta terra larga esattamente 2 48'. Quant' lunga questa striscia? Il confine settentrionale e meridionale ufficiali dell'antico Egitto (che erano altrettanto slegati dalle posizioni degli insediamenti della frontiera orientale e occidentale ufficiali) sono contrassegnati dalle rette orizzontali della parte alta e bassa della carta e sono situati rispettivamente a 31 06' nord e a 24 06' nord.1153 Il confine settentrionale, 31 06' nord congiunge le due estremit del delta del Nilo. Il confine meridionale a 24 06' N, segna l'esatta latitudine dell'isola di Elefantina ad Assuan (Seyne), dove per tutto l'arco della storia egizia nota sorgeva un importante osservatorio astronomico e solare.1154 A quanto pare, questa terra arcaica, sacra fin dall'alba dei tempi - creazione e dimora degli di - fu originariamente concepita come una struttura geometrica lunga esattamente sette gradi terrestri.
All'interno di questa struttura, la Grande Piramide sembra sistemata con precisione a mo' di indicatore geodetico del vertice del delta. Quest'ultimo, che abbiamo indicato sulla nostra mappa, si trova a 30 06' N 31 14' E: un punto in mezzo al Nilo ai margini settentrionali dell'attuale Cairo. Frattanto le piramidi si trovano a una latitudine di 30 N (corretta dalla rifrazione atmosferica) e a una longitudine di 31 09' E, un errore di appena pochi minuti d'arco terrestre rispetto al sud e all'ovest. Tuttavia, a quanto pare, questo errore non  una conseguenza della trascuratezza o dell'inesattezza dei costruttori delle piramidi. Al contrario, un attento esame della topografia della zona fa pensare che la spiegazione andrebbe cercata nel bisogno di trovare una localit adatta a tutte le osservazioni astronomiche necessarie per tracciare con precisione la pianta, e dotata di una struttura geologica sufficientemente stabile su cui sistemare, per sempre, un monumento di sei milioni di tonnellate alto quasi centocinquanta metri e con un'orma di oltre tredici acri.
L'altopiano di Giza soddisfa tutti i requisiti: si trova vicino al vertice del delta,  elevato sopra la Valle del Nilo, e dotato di un'eccellente fondazione di solida roccia fresca calcarea.

Procedendo per gradi
Seduti sul sedile posteriore della Peugeot 504 di Mohamed Walilli, da Luxor eravamo diretti a nord verso Giza, un viaggio di poco pi di 4 di longitudine, ossia da 25 42' N al trentesimo parallelo. Nel tratto fra Asiut ed El Minya, negli ultimi mesi un corridoio di conflitti tra estremisti islamici e forze governative egiziane, ci fornirono una scorta armata di soldati, uno dei quali, in borghese, sedeva sul sedile accanto a Mohamed giocherellando con una pistola automatica. Gli altri, circa una dozzina di uomini armati con carabine d'assalto AK47, erano distribuiti uniformemente in due camioncini scoperti davanti e dietro di noi.
Qui vive gente pericolosa, ci aveva confidato a mezza bocca Mohamed quando ci eravamo fermati al posto di blocco ad Asiut dove ci avevano ordinato di aspettare la scorta. Ora, sebbene chiaramente innervosito per essere obbligato a tenere la velocit sostenuta dei veicoli della scorta, sembrava assaporare il prestigio di partecipare a un imponente convoglio, con tanto di luci lampeggianti e sirene spiegate, zigzagando in mezzo al traffico pi lento della strada principale che collegava l'alto al basso Egitto.
Per un po' guardai fuori dal finestrino ammirando lo spettacolo immutabile del Nilo, i suoi fertili argini verdeggianti e la foschia rossiccia dei deserti a qualche chilometro di distanza a est e a ovest. Questo era l'Egitto, il vero, organico Egitto di oggi e di ieri, che si sovrapponeva (estendendosi per molto oltre) allo strano Egitto ufficiale della mappa succitata, un artificio rettangolare lungo esattamente sette gradi terrestri.
Nel diciannovesimo secolo il celebre egittologo Ludwig Borchardt espresse un concetto che fa ancora parte dell'erudizione comune dei suoi colleghi osservando che bisogna escludere nel modo pi assoluto la possibilit che gli antichi misurassero in gradi.1155 Quest'opinione appariva sempre meno sostenibile. Chiuque fossero, i progettisti e gli architetti originari della necropoli di Giza appartenevano chiaramente a una civilt che era a conoscenza della forma sferica della terra, conosceva le sue dimensioni bene quasi quanto noi, e l'aveva divisa in 360 gradi, proprio come facciamo noi oggi.
La prova di questo fatto  costituita dalla creazione di un paese simbolico, lungo esattamente sette gradi terrestri, e dall'eccellente posizionamento e orientamento geodetico ai punti cardinali della Grande Piramide. Altrettanto convincente era il fatto, gi sfiorato nel capitolo ventitreesimo, che il perimetro della base della piramide era in relazione di 2p con la sua altezza, e che l'intero monumento sembrava progettato per servire da proiezione cartografica - su una scala di 1,43.200 - dell'emisfero boreale del nostro pianeta:
La Grande Piramide era una proiezione su quattro superfici triangolari. Il vertice rappresentava il polo e il perimetro l'equatore. Questa  la ragione per cui il perimetro  in relazione di 2p con l'altezza.1156

Il rapporto Piramide/Terra
Abbiamo gi dimostrato l'impiego delp nella Piramide1157 e non  necessario ritornare sull'argomento; inoltre, l'esistenza della relazione dip, sebbene definita accidentale dagli eruditi ortodossi, questi non la contestano.1158 Ma dovremmo sul serio anche riconoscere che il monumento potrebbe essere una rappresentazione dell'emisfero boreale terrestre proiettato su superfici piatte in una scala di 1,43.200? Diamo una ripassata ai numeri.
Secondo i migliori calcoli moderni, basati su osservazioni satellitari, la circonferenza della terra all'equatore  di 40.077 chilometri, e il suo raggio polare  di 6356,9 chilometri.1159 Il perimetro della base della Grande Piramide misura 921,45 metri e la sua altezza 146,72 metri.1160 La riduzione in scala non  precisa al cento per cento, ma si avvicina di molto al valore esatto. Inoltre, se ricordiamo che il rigonfiamento della terra in corrispondenza dell'equatore (essendo il nostro pianeta un ellissoide schiacciato pi che una sfera perfetta), i risultati ottenuti dai costruttori della piramide appaiono ancora pi vicini a 1,43.200.
Quanto vicini?
Se prendiamo la circonferenza della terra all'equatore, 40.077, e la riduciamo (dividiamo) per 43.200 otteniamo un risultato di 0,9277 chilometri. Un chilometro  costituito da mille metri. Quindi, a questo punto si moltiplica 0,9277 per 1000, e si ottiene 927,7 metri. Quindi, la circonferenza della terra all'equatore ridotta 43.200 volte  927,7 metri. In paragone, come abbiamo visto, il perimetro della base della Grande Piramide  di 921,45 metri. Perci ci troviamo davanti a un errore di appena sei metri, o di circa lo 0,75%. Data l'estrema accuratezza dei costruttori della piramide, per, (che normalmente lavoravano con tolleranze ancora pi piccole),  pi probabile che l'errore anzich una conseguenza di sbagli nella costruzione del gigantesco monumento derivi da una sottovalutazione di appena 262 chilometri della circonferenza del nostro pianeta, probabilmente dovuta alla mancata considerazione del rigonfiamento equatoriale.
E ora consideriamo il raggio polare della terra di 6356,9 chilometri. Se lo riduciamo di 43.200 volte, otteniamo 0,1471 chilometri: 147,1 metri. Quindi il raggio polare della terra ridotto 43.200 volte  pari a 147,1 metri. In paragone, l'altezza della Grande Piramide  146,72 metri, appena 38 centimetri meno del numero ideale, un errore di appena lo 0,20%.
Perci, con un'approssimazione praticamente trascurabile, il perimetro della Grande Piramide  davvero pari a 1,43.200 della circonferenza equatoriale della terra. E, con un'approssimazione praticamente trascurabile, l'altezza della Grande Piramide al di sopra di quella base  davvero pari a 1,43.200 del raggio polare della terra. In altre parole, nel corso di tutti i secoli bui vissuti dalla civilt occidentale in cui avevamo perduto la conoscenza delle dimensioni del nostro pianeta, per recuperarla non avremmo dovuto far altro che misurare l'altezza e il perimetro della base della Grande Piramide e moltiplicarli per 43.200!
Quante possibilit ci sono che si tratti di un caso?
La risposta assennata  praticamente nessuna, poich per qualsiasi persona dotata di buonsenso dovrebbe essere chiaro che abbiamo davanti qualcosa che pu solo essere il risultato di una decisione progettuale deliberata e calcolata con cura. Il buonsenso, per, non  mai stato una facolt tenuta in gran conto dagli egittologi, e dobbiamo perci chiederci se nei dati ci sia qualche altro elemento in grado di confermare che il rapporto di 1,43.200  un'espressione significativa di informazioni e conoscenza, piuttosto che un colpo di fortuna numerico.
Il rapporto stesso sembra fornire quella conferma, per la semplice ragione che 43.200 non  un numero casuale (come, per esempio, 45.000, 47.000, 50.500 o 38.800). Al contrario, si tratta di un numero che fa parte di una serie di numeri, e loro multipli, i quali sono legati al fenomeno della precessione degli equinozi, e sono stati incastonati nei miti arcaici di tutto il mondo. Come il lettore potr confermare tornando alla Parte V, in quei miti i numeri fondamentali del rapporto Piramide/ Terra, saltano fuori in continuazione, a volte direttamente nella forma 43.200, altre volte come 432, 4320, 432.000, 4.320.000 e cos via.
Quindi, sembra che ci si presentino due straordinarie ipotesi, spalla a spalla, quasi fossero destinate a rafforzarsi a vicenda. Sicuramente  gi un fatto abbastanza straordinario che la Grande Piramide dovrebbe essere in grado di servire da preciso modello in scala dell'emisfero boreale del pianeta terra. Ma ancora pi straordinario  il fatto che la scala in questione dovrebbe contenere numeri legati in maniera precisa a uno dei pi importanti meccanismi planetari della terra: la precessione, fissa e apparentemente perpetua, del suo asse di rotazione intorno al polo dell'eclittica, un fenomeno che fa migrare il punto vernale lungo l'anello dello zodiaco al ritmo di un grado ogni settantadue anni, e di trenta gradi (una costellazione zodiacale completa) ogni 2160 anni. La precessione attraverso due costellazioni zodiacali, ovvero 60 gradi lungo l'eclittica, si compie in 4320 anni.1161
La costante ripetizione di questi numeri inerenti alla precessione negli antichi miti potrebbe, forse, essere una coincidenza. Considerata in un contesto a s stante, la presenza del numero precessionale 43.200 nel rapporto Piramide/Terra potrebbe essere a sua volta una coincidenza (sebbene le probabilit che non lo sia devono essere astronomiche). Ma quando troviamo numeri precessionali in entrambi questi disparatissimi veicoli - gli antichi miti e l'antico monumento - supporre che sia solo una questione di coincidenza significa dar fondo a tutta la propria credulit. Inoltre, proprio come il mito teutonico dei muri del Valhalla ci porta al numero di precessione 432.000 invitandoci a calcolare il numero dei guerrieri che vanno a combattere con il Lupo (500 pi 40 moltiplicato per 800, come abbiamo visto nel capitolo ventitreesimo), cos la Grande Piramide ci porta al numero di precessione 43.200 dimostrando mediante la relazione dip che potrebbe essere un modello in scala di una porzione della terra e poi invitandoci a calcolare quella scala.

Impronte che collimano?
A El Minya la nostra scorta ci lasci, ma il soldato in borghese che era seduto sul sedile anteriore ci accompagn fino al Cairo. Ci fermammo per un pranzo ormai fuori orario a base di pane e felafel in un villaggio allegro e rumoroso, quindi ci rimettemmo in viaggio verso nord.
Per tutto il tempo, i miei pensieri non abbandonarono un istante la Grande Piramide. Ovviamente, una costruzione tanto immensa e vistosa non poteva occupare per caso un'importante posizione geografica e geodetica in una parte del mondo che sembrava, bizzarramente, essere stata concepita e geometrizzata in forma di una struttura rettangolare, simbolica, lunga esattamente sette gradi terrestri. Ma era l'altra funzione della piramide come proiezione cartografica tridimensionale dell'emisfero boreale che mi interessava in modo particolare perch faceva pensare a una corrispondenza con le antiche ma progredite mappe del mondo descritte nella Parte I. Quelle mappe, che rilevavano l'impiego della trigonometria sferica e di tutta una serie di proiezioni sofisticate, fornivano, secondo il professor Charles Hapgood, prove tangibili, documentarie dell'esistenza di una civilt superiore con un'approfondita conoscenza del globo fiorita durante l'ultimo Periodo Glaciale. Ed ecco che la Grande Piramide rivelava di avere una funzione cartografica rispetto all'emisfero boreale e di contenere anche una sofisticata proiezione. Come ha spiegato un esperto:
Ciascuna superficie piatta della Piramide fu progettata per rappresentare un quarto curvo dell'emisfero boreale, ovvero un quadrante sferico di novanta gradi. Per proiettare in modo corretto un quadrante sferico su un triangolo piatto, l'arco, o base, del quadrante deve avere la stessa lunghezza della base del triangolo, ed entrambi devono essere della stessa lunghezza. Questo accade solo nel caso di una sezione trasversale o bisezione meridiana della Grande Piramide, i cui angoli di inclinazione danno la relazione dip tra l'altezza e la base...1162
Era possibile che copie e compilazioni superstiti di antiche mappe - come quella di Piri Reis, per esempio - in alcuni casi risalissero a documenti sorgente realizzati dalla stessa cultura che aveva abilmente inserito la propria conoscenza del globo nelle dimensioni della Grande Piramide (e perfino nelle dimensioni geometrizzate ad arte dell'antico Egitto stesso)?
Mi tornava in continuazione in mente che Charles Hapgood e la sua equipe avevano passato mesi a cercare di scoprire il punto in cui era stata centrata la proiezione originaria della Mappa di Piri Reis. La risposta che alla fine trovarono era l'Egitto, e per la precisione Seyne (Assuan) nell'alto Egitto1163 dove, come abbiamo visto, sorgeva un importante osservatorio astronomico a 2406' N, il confine meridionale ufficiale.
Inutile a dirsi, per poter calcolare la circonferenza della terra e le posizioni di latitudine dovevano essere indispensabili accurate osservazioni astronomiche.1164 Ma per quanto tempo prima del periodo storico gli antichi egizi e i loro antenati avevano effettuato tali osservazioni? E avevano davvero appreso questa abilit, come affermavano esplicitamente nelle loro tradizioni, dagli di che un tempo vivevano in mezzo a loro?

Navigatori sulla barca di milioni di anni
Il dio che secondo gli antichi egizi aveva insegnato i principi dell'astronomia ai loro antenati era Thot: Colui che fa calcoli in cielo, colui che conta le stelle, enumera la terra e quel che contiene, e il misuratore della terra.1165
Normalmente descritto come un uomo con il viso coperto da una maschera di ibis, Thot era un membro di primo piano del gruppo eletto di divinit del Primo Tempo, che domin la vita religiosa nell'antico Egitto dall'inizio alla fine della sua civilt. Questi erano i grandi dei, i Neteru. Bench in un certo senso si credesse che si erano creati da s, si ammetteva e si riteneva anche apertamente che avevano un legame speciale di qualche tipo con un altro paese, un paese favoloso e lontano chiamato negli antichi testi Ta-Neteru, la terra degli dei.1166
Si credeva che Ta-Neteru avesse avuto una collocazione decisamente terrestre, in un punto molto a sud dell'antico Egitto - al di l di mari e oceani - addirittura pi lontano di Punt, il paese delle spezie (che probabilmente si trovava sulla costa somala dell'Africa orientale).1167 Tuttavia, tanto per confondere le cose, talvolta Punt era menzionata come la Terra Divina, o la Terra di Dio, ed era la fonte del fragrante incenso e della mirra prediletti dagli dei.1168
Ai Neteru era collegato anche un altro mitico paradiso - una dimora dei benedetti, dove talvolta venivano portati gli esseri umani migliori - che, a quel che si credeva, era situato lontano, oltre una grande distesa d'acqua. Come ha osservato Wallis Budge nel suo importante studio, Osiris and the Egyptian Resurrection, gli egizi pensavano che quella terra fosse raggiungibile solo per mezzo di una barca, o con l'aiuto personale degli di, i quali, come si credeva, trasportavano col i loro prediletti...1169 Quelli abbastanza fortunati da guadagnarsi l'ingresso si ritrovavano in un giardino magico fatto di isole, collegate da canali pieni di acqua corrente grazie alla quale erano sempre verdi e fertili.1170 Sulle isole di questo giardino il grano raggiungeva un'altezza di cinque cubiti, le spighe erano lunghe due cubiti e gli steli tre, e l'orzo raggiungeva un'altezza di sette cubiti, con spighe lunghe tre cubiti e steli lunghi quattro.1171
Era da una terra come questa, superbamente irrigata e coltivata con criteri scientifici, che Osiride, il portatore dell'agricoltura, il cui titolo era Governatore della Terra del Sud1172, aveva raggiunto l'Egitto all'alba del Primo Tempo? E fu da una terra come questa, accessibile solo con una barca, che anche Thot dalla maschera di ibis era venuto, traversando mari e oceani per consegnare gli inestimabili doni dell'astronomia e dell'agrimensura ai primitivi abitanti della Valle del Nilo preistorica?
Qualunque fosse la verit nascosta dietro la tradizione, Thot era ricordato e venerato dagli antichi egizi come l'inventore della matematica, dell'astronomia e dell'ingegneria.1173 Si credeva che la sua volont e il suo potere secondo Wallis Budge, tenessero in equilibrio le forze del cielo e della terra. La sua grande bravura nella matematica celeste adoperava in modo appropriato le leggi su cui poggiavano la creazione e il mantenimento dell'universo.1174 A Thot si attribuiva anche l'insegnamento agli egizi ancestrali delle nozioni della geometria e dell'agrimensura, della medicina e della botanica. Si credeva che avesse inventato i numeri, le lettere dell'alfabeto, e le arti della lettura e della scrittura.1175 Era il Grande Signore della Magia,1176 capace di spostare oggetti con la forza della voce, l'autore di ogni opera su ogni branca del sapere, sia umana sia divina.1177
Agli insegnamenti di Thot - che custodivano gelosamente nei templi sostenendo che erano stati tramandati di generazione in generazione sotto forma di quarantadue libri di istruzioni1178 - gli antichi egizi attribuivano la propria saggezza e conoscenza dei cieli rinomate in tutto il mondo. Questa conoscenza veniva menzionata quasi con riverente timore dai commentatori classici che visitarono l'Egitto a partire dal quinto secolo a.C.
Erodoto, il primo di questi visitatori, osserv:
Primi fra tutti gli uomini, furono gli egiziani a scoprire l'anno, avendo diviso il ciclo delle stagioni in dodici parti, e l'avevano scoperto... osservando gli astri...1179
Platone (quarto secolo a.C.) rifer che gli egizi avevano osservato le stelle per quattromila anni.1180 E pi tardi, nel primo secolo a.C., Diodoro Siculo lasci questa descrizione pi circostanziata:
Le posizioni e le disposizioni delle stelle cos come i loro movimenti sono sempre stati soggetto di attenta osservazione tra gli egizi... Dall'antichit fino ai nostri giorni hanno conservato i registri riguardanti ciascuna di queste stelle per un arco incredibile di anni...1181
Perch gli antichi egizi avrebbero dovuto coltivare un interesse quasi ossessivo per l'osservazione a lungo termine delle stelle, e perch, in particolare, avrebbero dovuto conservare registri dei loro movimenti per un arco incredibile di anni? Siffatte osservazioni dettagliate non sarebbero state necessarie se il loro unico interesse, come hanno indicato seriamente svariati studiosi, fosse stato l'agricoltura (la necessit di prevedere le stagioni, cosa che riesce a fare qualsiasi persona nata in campagna). Dovevano avere qualche altro fine.
Inoltre, in primo luogo, come si accostarono all'astronomia gli antichi egizi? Non  un passatempo che un popolo stanziato in una valle senza sbocchi al mare sviluppa naturalmente di propria iniziativa. Forse dovremmo prendere pi seriamente la spiegazione che essi stessi offrono: che i loro antenati appresero lo studio delle stelle da un dio. Potremmo anche dedicare maggiore attenzione ai numerosi e inconfondibili riferimenti marittimi dei Testi delle Piramidi.1182 E forse si potrebbero trarre nuove, importanti conclusioni dalle opere di arte religiosa dell'antico Egitto in cui gli di sono raffigurati mentre viaggiano su splendide imbarcazioni dalle prue affusolate e dalla forma idrodinamica, costruite secondo gli stessi avanzati criteri per tenere il mare aperto delle imbarcazioni di Giza e della misteriosa flotta ancorata nelle sabbie desertiche di Abido.
Di solito i popoli senza sbocchi al mare non diventano astronomi; quelli marinari invece s. Non  possibile che l'iconografia marittima degli antichi egizi, le forme delle loro imbarcazioni, insieme a quella magnifica ossessione di osservare le stelle, facessero parte di un retaggio tramandato ai loro antenati da una stirpe di navigatori nella remota preistoria? In realt solo una siffatta stirpe arcaica, una siffatta civilt dimenticata di navigatori, avrebbe potuto lasciare dietro di s impronte in forma di mappe che raffigurassero accuratamente il mondo cos com'era prima della fine dell'ultimo Periodo Glaciale. In realt solo una siffatta civilt, che avesse regolato la propria rotta secondo le stelle per diecimila anni sarebbe stata in grado di osservare e determinare i tempi precisi del fenomeno della precessione degli equinozi con l'esattezza testimoniata dagli antichi miti. E, sebbene ipotetica, solo una siffatta civilt avrebbe potuto misurare la terra con una precisione sufficiente per arrivare alle dimensioni ridotte in scala nella Grande Piramide.

Il marchio di una data antica
Quando arrivammo a Giza era quasi mezzanotte. Scendemmo al Siag, un albergo con una splendida vista sulle piramidi, e ci sedemmo sul balcone della nostra camera mentre le tre stelle della cintura di Orione solcavano lentamente la parte meridionale del cielo.
Proprio la disposizione di quelle tre stelle, come aveva recentemente dimostrato l'archeoastronomo Robert Bauval, serviva da sagoma celeste per la pianta delle tre piramidi di Giza. Questo, di per s, costituiva una scoperta straordinaria, che faceva pensare a livelli ben pi alti nell'astronomia, e nelle capacit di rilevamento e di progettazione, di quelli attribuiti agli antichi egizi dagli studiosi. Tuttavia, un fatto ancora pi straordinario - e la ragione per cui avevo fatto in modo di incontrarlo a Giza l'indomani mattina - era la tesi di Bauval secondo cui il disegno tracciato sul terreno (con quasi quindici milioni di tonnellate di pietra perfettamente sbozzata) corrispondeva esattamente alla configurazione del cielo nel 10.450 a.C.
Se Bauval aveva ragione, le piramidi erano state progettate, sfruttando i cambiamenti che la precessione determina sulle posizioni delle stelle, come il marchio architettonico permanente dell'undicesimo millennio a.C.

49

IL POTERE DELLA COSA
In una scala di 1,43.200 la Grande Piramide serve da modello, e da proiezione cartografica, dell'emisfero boreale della terra. A escludere nel modo pi assoluto la possibilit che si possa trattare di una coincidenza  il fatto che la scala in questione  intonata, sotto forma di numeri, al ritmo della precessione degli equinozi, uno dei meccanismi planetari pi caratteristici della terra.  perci chiaro che in questo ci troviamo davanti alla manifestazione di una decisione progettuale intenzionale: una decisione concepita per essere riconoscibile come tale da qualsiasi cultura che abbia acquisito a) un'accurata conoscenza delle dimensioni della terra e b) un'accurata conoscenza del ritmo del moto della precessione.
Grazie all'opera di Robert Bauval, oggi abbiamo la certezza che con la Grande Piramide fu realizzata anche un'altra decisione progettuale intenzionale (che - come risulta sempre pi chiaro - va interpretata come un espediente inteso a espletare molte funzioni diverse). In questo caso si tratta di un progetto veramente ambizioso che riguardava anche la Seconda e la Terza Piramide, ma reca le impronte degli stessi antichi architetti e costruttori che concepirono la Grande Piramide come un modello in scala della terra. A quanto pare si servirono della precessione come marchio d'origine - forse perch attratti dalla sua regolarit e dalla sua prevedibilit matematica - e la utilizzarono per ideare un progetto che poteva essere compreso correttamente solo da una cultura progredita dal punto di vista scientifico.
La nostra  una cultura siffatta, e Robert Bauval  stato il primo a trovare i parametri fondamentali del progetto, una scoperta che gli  valsa il plauso pubblico e gli procurer, a tempo debito, il riconoscimento scientifico che merita.1183 Di nazionalit belga, nato e cresciuto ad Alessandria,  un uomo sulla quarantina alto, smilzo, ben rasato e con una calvizie incipiente. Il suo tratto pi notevole  la mascella forte, che rivela una personalit tenace e indagatrice; parla con un ibrido accento francese-egiziano-inglese e le sue maniere sono decisamente orientali. Possiede un'intelligenza di prim'ordine ed  costantemente intento ad accumulare e analizzare nuovi dati attinenti ai suoi interessi, trovando nuovi modi di considerare vecchi problemi. Cos facendo, per puro caso,  riuscito a trasformarsi in una sorta di mago della conoscenza esoterica.

Il mistero di Orione
Le radici delle scoperte che Bauval ha fatto a Giza risalgono agli anni Sessanta, quando l'egittologo e architetto Alexander Badawy e l'astronoma americana Virginia Trimble dimostrarono che il pozzo meridionale della Camera del Re della Grande Piramide era mirato come la canna di un fucile sul punto in cui era situata la Cintura di Orione all'epoca delle Piramidi, all'incirca tra il 2600 e il 2400 a.C.1184
Bauval decise di esaminare il pozzo meridionale della Camera della Regina, che Badawy e Trimble non avevano investigato, e stabil che all'epoca delle piramidi era puntato sulla stella Sirio. La documentazione che dimostrava questo fatto fu fornita dall'ingegnere tedesco Rudolf Gantenbrink con le misurazioni effettuate dal suo robot Upuaut nel marzo 1993. Era stato questo robot a fare l'eccezionale scoperta di una porta a saracinesca chiusa che bloccava il pozzo a una distanza di circa sessanta metri dalla Camera della Regina. Attrezzata con un sofisticatissimo clinometro, la piccola macchina aveva anche dato la prima lettura precisa in assoluto dell'angolo di pendenza del pozzo: 39 30'.1185
Come spiega Bauval:
Svolsi i calcoli e da questi risult che il pozzo era mirato sul transito di Sirio intorno al 2400 a.C. A questo riguardo non potevano assolutamente esserci dubbi. Ricalcolai anche l'allineamento della Cintura di Orione trovato da Badawy e Trimble con i nuovi dati avuti da Gantenbrink sull'inclinazione del pozzo meridionale della Camera del Re. Secondo i suoi rilievi misurava 45 gradi esatti, mentre Badawy e Trimble avevano lavorato con la misurazione leggermente meno accurata di 44 30' effettuata da Flinders Petrie. I nuovi dati mi permisero di perfezionare l'epoca dell'allineamento stabilita da Badawy e Trimble. Scoprii che il pozzo era mirato con precisione su Alnitak, la pi bassa delle stelle della Cintura, che attravers il meridiano all'altitudine di 45 gradi intorno all'anno 2475 a.C.1186
Fino a questo punto le conclusioni di Bauval rientravano agevolmente nei confini cronologici fissati dagli egittologi ortodossi, che normalmente facevano risalire la costruzione della Grande Piramide al 2520 a.C. circa.1187 Se non altro, gli allineamenti trovati dall'archeoastronomo indicavano che i pozzi erano stati costruiti in un'epoca di poco posteriore, e non precedente, rispetto a quanto concesso dal sapere convenzionale.
Comunque, come il lettore ben sa, Bauval aveva anche fatto un'altra scoperta di natura assai pi sconcertante. Anche in questo caso c'erano di mezzo le stelle della Cintura di Orione:
Sono inclinate in direzione sud-ovest lungo una diagonale relativa all'asse della Via Lattea, e le piramidi sono inclinate in direzione sud-ovest lungo una diagonale relativa all'asse del Nilo. Se si guarda attentamente in una notte serena si vedr anche che la pi piccola delle tre stelle, quella situata in alto che gli arabi chiamano Mintaka, si trova leggermente spostata a est rispetto alla diagonale principale formata dalle altre due. Questo disegno  riprodotto sul terreno dove riscontriamo che la Piramide di Micerino si trova spostata esattamente nella misura giusta a est rispetto alla diagonale principale formata dalla Piramide di Chefren (che rappresenta la stella centrale, Alnilam) e la Grande Piramide, che rappresenta Alnitak. Risulta evidente che tutti questi monumenti furono posizionati secondo una pianta generale modellata con straordinaria precisione su quelle tre stelle... Ci che realizzarono a Giza fu di costruire la Cintura di Orione sul terreno.1188
Ma non era finita qui. Utilizzando un sofisticato programma informatico1189 in grado di tracciare le modificazioni determinate dalla precessione sulle declinazioni di tutte le stelle visibili nel cielo in ogni parte del mondo in qualsiasi epoca, Bauval scopr che la correlazione Piramidi/Cintura di Orione risultava generale e ovvia per ogni epoca, ma specifica e precisa solamente per una:
Come appuriamo, nel 10.450 a.C. - e solo in quella data - l'assetto delle piramidi sul terreno costituisce un riflesso perfetto dell'assetto delle stelle nel cielo. Si tratta, insomma, di una corrispondenza perfetta - impeccabile - e non pu essere un caso perch la disposizione nel suo insieme descrive correttamente due eventi celesti alquanto insoliti che si verificarono solo in quell'epoca. In primo luogo, e per mero caso, la Via Lattea, cos come appariva a Giza nel 10.450 a.C., riproduceva esattamente il tracciato meridionale della Valle del Nilo; in secondo luogo, a ovest della Via Lattea, le tre stelle della Cintura di Orione si trovavano all'altitudine pi bassa del loro ciclo di precessione, e Alnitak, la stella rappresentata dalla Grande Piramide, attraversava il meridiano a 11 08'.1190

La precessione e le stelle della cintura di Orione.
Il lettore sa gi come la precessione assiale della terra fa s che nell'equinozio di primavera il levar del sole migri lungo l'anello dello zodiaco nell'arco di un ciclo di circa 26.000 anni. Lo stesso fenomeno influisce anche sulla declinazione di tutte le stelle visibili, causando, nel caso della costellazione di Orione, cambiamenti di altitudine molto graduali ma significativi. Cos, dal suo punto di transito pi alto (58 11' sopra l'orizzonte meridionale visto da Giza) Alnitak impiega circa 13.000 anni a scendere al punto basso, registrato l'ultima volta nel 10.450 a.C., che  immortalato nella pietra sull'altopiano di Giza, ossia 11 08'. Con il passare di altri 13.000 anni, le stelle della cintura salgono di nuovo molto lentamente finch Alnitak torna a 58 11'; poi, nel corso dei successivi 13.000 anni, scendono gradatamente ancora una volta fino a 11 08'. Questo ciclo  perpetuo: 13.000 anni su, 13.000 anni gi, 13.000 anni su, 13.000 anni gi, all'infinito.1191
Quella che vediamo sull'altopiano di Giza  la configurazione esatta del 10.450 a.C., quasi che un capo architetto fosse venuto qui a quell'epoca e avesse deciso di stendere un'enorme mappa sul terreno utilizzando un miscuglio di elementi naturali e artificiali. Utilizz il tratto meridionale della Valle del Nilo per raffigurare la Via Lattea, cos come appariva allora. Costru le tre piramidi per rappresentare le tre stelle, esattamente cos come apparivano allora. E dispose le tre piramidi nella stessa identica relazione rispetto alla Valle del Nilo che le tre stelle avevano allora con la Via Lattea. Era uno modo molto ingegnoso, molto ambizioso e molto preciso di contrassegnare un'epoca, di fissare una particolare data nell'architettura, se volete...1192

Il Primo Tempo
Le implicazioni della correlazione di Orione mi apparivano complicate e inquietanti.
Da una parte, i pozzi meridionali della Grande Piramide ancoravano per mezzo della precessione il monumento ad Alnitak e a Sirio nel 2475-2400 a.C., date, queste, che concordavano comodamente con il periodo in cui il monumento era stato costruito secondo gli egittologi.
Dall'altra parte la disposizione di tutte e tre le piramidi rispetto alla Valle del Nilo indicava in modo eloquente la data molto pi lontana del 10.450 a.C. Questo fatto concordava con le controverse scoperte geologiche fatte a Giza da John West e Robert Schoch, che indicavano la presenza di una civilt superiore in Egitto nell'undicesimo millennio a.C. Inoltre, la disposizione delle piramidi non era stata determinata da un processo fortuito o casuale, bens sembrava scelta di proposito in quanto segnava un evento importante nella precessione: il punto pi basso, l'inizio, il Primo Tempo del ciclo ascendente di 13.000 anni di Orione.

Le piramidi e le stelle della cintura di Orione nel 10.450 a.C., prospetto meridiano.
Sapevo che secondo Bauval questo evento astronomico era legato simbolicamente al mitico Primo Tempo di Osiride - il tempo degli di, in cui, a quel che si credeva, la civilt era stata introdotta nella Valle del Nilo - e che il ragionamento con cui era giunto a questa conclusione derivava dalla mitologia dell'antico Egitto, la quale associava direttamente Osiride alla costellazione di Orione (e Iside a Sirio).1193
Gli archetipi storici di Osiride erano davvero venuti qui nel Primo Tempo, dodici millenni e mezzo fa1194 Le mie ricerche sulle mitologie del Periodo Glaciale mi avevano persuaso che certe idee e memorie potessero indugiare nella psiche umana per molti millenni, tramandate di generazione in generazione per mezzo della tradizione orale. Perci non riuscivo a vedere alcuna ragione incontrovertibile per cui la mitologia di Osiride, con le sue caratteristiche strane e anomale, non potesse aver avuto origine nel lontano 10.450 a.C.
Comunque, era stata la civilt dell'Egitto dinastico a elevare Osiride al rango di sommo dio della resurrezione. Quella civilt aveva pochi antecedenti noti, e assolutamente nessuno riconoscibile nella remota epoca dell'undicesimo millennio a.C. Quindi, se la mitologia di Osiride era stata tramandata per 8000 anni, allora quale cultura l'aveva trasmessa? Ed era stata anche quella cultura a fissare entrambi gli allineamenti astronomici che, secondo le prove, erano espressi dalle piramidi: il 10.450 e il 2450 a.C.?
Queste erano alcune delle domande che intendevo rivolgere a Robert Bauval all'ombra delle piramidi. Santha e io gli avevamo dato appuntamento all'alba, al Tempio Mortuario di Chefren, in modo da poter guardare insieme tutti e tre il sole levarsi sopra la Sfinge.

La piattaforma
Situato accanto alla facciata orientale della Seconda Piramide, a quell'ora il diroccato Tempio Mortuario appariva sinistro, grigio e freddo. E come John West aveva accennato nel corso della nostra conversazione a Luxor, ci potevano essere ben pochi dubbi sul fatto che appartenesse allo stesso stile architettonico severo, imponente e disadorno del pi noto Tempio della Valle. A ogni modo, anche qui c'erano gli stessi blocchi enormi, ciascuno del peso di duecento tonnellate o pi.1195 E anche qui regnava la stessa intangibile atmosfera di immensa antichit, e di intelligenza destata, come se fosse prossima qualche epifania. Perfino nel suo attuale stato, assai devastato, questa costruzione anonima che gli egittologi avevano battezzato Tempio Mortuario, era ancora un luogo pieno di forza che pareva trarre la propria energia da un'epoca immersa nel lontano passato.
Alzai lo sguardo verso l'enorme massa della facciata orientale della Seconda Piramide che si stagliava immediatamente alle nostre spalle nella luce grigio perla dell'alba. D'altro canto, come aveva rilevato John West, molti elementi indicavano che poteva essere stata costruita in due fasi differenti. I corsi inferiori, fino a un'altezza di circa nove metri, consistevano in gran parte di megaliti ciclopici di pietra calcarea come quelli dei templi. Al di sopra di quell'altezza, per, il resto della gigantesca anima della piramide era stato eretto con blocchi molto pi piccoli, del peso di circa due o tre tonnellate ciascuno (come la maggior parte dei blocchi della Grande Piramide).
Era possibile che un tempo una piattaforma megalitica di dodici acri, alta nove metri s'ergesse qui, sul colle di Giza, a ovest della Sfinge, circondata solo da anonimi edifici quadrati e rettangolari come il Tempio della Valle e il Tempio Mortuario? In altre parole, era possibile che i corsi inferiori della Seconda Piramide fossero stati costruiti per primi, prima delle altre piramidi, forse molto tempo prima, in un'epoca molto pi remota?

Il culto
Quella domanda mi frullava ancora per la mente quando arriv Robert Bauval. Dopo esserci scambiati qualche infreddolita facezia sul tempo - un gelido vento desertico spazzava l'altopiano - gli chiesi: Come spieghi il buco di ottomila anni nelle tue correlazioni?
Quale buco?
Questo: pozzi che sembrano essere stati allineati nel 2450 a.C. e una pianta della localit che riporta le posizioni delle stelle nel 10.450 a.C.
Di fatto, secondo me ci sono due spiegazioni, e per certi versi reggono entrambe, rispose Bauval, credo che una delle due costituisca la risposta... O le piramidi furono progettate come una sorta di 'orologio stellare' per contrassegnare due particolari epoche, il 2450 e il 10.450, e in questo caso in realt non possiamo dire quando furono costruite. Oppure furono costruite nell'arco di...
Soffermiamoci su questo primo punto lo interruppi. Cosa intendi per 'orologio stellare'? Che cosa significa che non possiamo dire quando furono costruite?
Ebbene, immaginiamo per un momento che i costruttori delle piramidi conoscessero la precessione. Immaginiamo che fossero capaci di calcolare la declinazione di particolari gruppi di stelle avanti e indietro nel tempo, proprio come possiamo fare noi oggi con i computer... Immaginando che fossero in grado di fare questo allora, qualunque fosse l'epoca in cui vissero, sarebbero stati in grado di realizzare un modello del cielo sovrastante Giza cos come appariva nel 10.450 o nel 2450 a.C., a seconda delle esigenze, proprio come potremmo farlo noi. In altre parole, se costruirono le piramidi nel 10.450 a.C. non avrebbero avuto alcuna difficolt a calcolare gli angoli di inclinazione corretti per i pozzi meridionali in modo che fossero puntati verso Alnitak e Sirio intorno al 2450 a.C. Analogamente, se fossero vissuti nel 2450 a.C. non avrebbero avuto difficolt a calcolare con precisione la pianta della localit che riflettesse la posizione della Cintura di Orione nel 10.450 a.C. Ci siamo?
Ci siamo.
D'accordo. Questa  una spiegazione. Ma l'altra spiegazione, che personalmente preferisco - e che secondo me  anche corroborata dalle prove geologiche -  che l'intera necropoli di Giza fu ideata e costruita in un arco di tempo infinitamente lungo. Ritengo molto probabile che il sito sia stato originariamente progettato e impostato intorno al 10.450 a.C., e dovesse riflettere il cielo cos come appariva allora, ma che l'opera fu portata a termine, e i pozzi della Grande Piramide allineati, intorno al 2450 a.C.
Quindi stai dicendo che la planimetria delle Piramidi potrebbe risalire al 10.450 a.C.?
Penso che sia cos. E penso anche che il centro geometrico di quella pianta fosse situato pi o meno nel punto in cui ci troviamo adesso, esattamente davanti alla Seconda Piramide...
Indicai i grandi blocchi dei corsi inferiori dell'enorme edificio: Sembra addirittura che sia stata costruita in due fasi, da due culture completamente diverse...
Bauval si strinse nelle spalle. Riflettiamo... Forse non erano due culture diverse, forse era una sola cultura, o culto, il culto di Osiride, magari. Forse era un culto molto longevo, molto antico, dedicato a Osiride che esisteva qui nel 10.450 a.C., ed esisteva ancora nel 2450 a.C. Forse alcune delle modalit con cui si svolgeva questo culto cambiarono con il tempo. Forse nel 10.450 a.C. si usavano blocchi enormi e nel 2450 a.C. blocchi pi piccoli... A mio avviso qui ci sono molte cose che suffragano questa idea, molto cose che dicono 'culto antichissimo', molte prove su cui non sono assolutamente mai state fatte indagini...
Per esempio?
Be', ovviamente gli allineamenti astronomici del sito. Sono stato uno dei primi a cominciare a studiarli in maniera adeguata. E la geologia: il lavoro sulla Sfinge in cui si sono cimentati John West e Robert Schoch. Ecco due scienze - entrambe scienze solide, empiriche, basate sulle prove - che non sono mai state applicate prima a questi problemi. Ma ora che abbiamo cominciato ad applicarle, stiamo trovando un'interpretazione completamente nuova riguardo all'antichit della necropoli. E sinceramente penso che abbiamo appena scalfito la superficie, e che in futuro emergeranno molte altre cose dalla geologia e dall'astronomia. Inoltre, nessuno ha ancora fatto uno studio veramente dettagliato dei Testi delle Piramidi da un'angolazione diversa da quella cosiddetta 'antropologica', equivalente a un'idea preconcetta secondo cui i sacerdoti di Eliopoli erano un mucchio di stregoni mezzi selvaggi che volevano vivere in eterno... In realt volevano, s, vivere in eterno ma non erano di certo stregoni... Erano uomini altamente civilizzati, altamente iniziati, ed erano, a modo loro, degli scienziati, come possiamo dedurre dalle loro opere. Perci, a mio avviso, i Testi delle Piramidi vanno letti come documenti scientifici o, almeno, semi-scientifici, e non come incantesimi incomprensibili. Il fatto che rispondano all'astronomia della precessione  gi soddisfacente per me. Ma potrebbero esserci anche altre chiavi: la matematica, la geometria, soprattutto la geometria... Il simbolismo... Quello che ci vuole per capire i Testi delle Piramidi  un approccio multidisciplinare... e per capire le stesse piramidi. Astronomi, matematici, geologi, ingegneri, architetti, perfino filosofi che si occupino del simbolismo, chiunque possa contribuire con occhi nuovi e strumenti nuovi allo studio di questi importantissimi problemi dovrebbe essere incoraggiato a farlo.
Perch secondo te questi problemi sono tanto importanti?
Perch hanno una portata colossale per la conoscenza del passato della nostra stessa specie. L'accuratissima, precisissima progettazione e planimetria che, a quanto pare, furono elaborate qui nel 10.450 a.C., potevano unicamente essere opera di una civilt altamente evoluta, forse tecnologica...
Mentre si ritiene che in quell'epoca non sia esistita in nessuna parte del mondo una civilt del genere...
Proprio cos. Era l'Et della Pietra. La societ umana, a quel che si ritiene, si trovava a un livello molto primitivo, e i nostri antenati si vestivano con pelli di animali, si riparavano nelle caverne, conducevano una vita basata sulla caccia e la raccolta, e cos via di seguito. Quindi, desta sconcerto scoprire che apparentemente nel 10.450 a Giza esistevano persone civilizzate, le quali erano ben addentro all'oscura scienza della precessione, possedevano la capacit tecnica di capire di trovarsi davanti al punto pi basso del ciclo di precessione di Orione - e quindi all'inizio del tragitto ascendente di 13.000 anni della costellazione - e si accinsero a creare un monumento perenne a quel momento su questo altopiano. Collocando la Cintura di Orione sulla terra come fecero, sapevano di fissare nel tempo un momento molto particolare.
Mi venne in mente un'idea malvagia: Come facciamo a essere tanto sicuri che il momento che stavano fissando fosse il 10.450 a.C.? In fondo, la Cintura di Orione assume la stessa configurazione nel cielo meridionale, a ovest della Via Lattea, a 11 gradi pi sopra l'orizzonte una volta ogni 26.000 anni. Quindi, perch non  possibile che stessero immortalando il 36.450 a.C., o addirittura il ciclo di precessione che ebbe inizio 26.000 anni prima di allora?
Chiaramente Robert si aspettava questa domanda. Alcuni antichi documenti inducono veramente a pensare che la civilt egizia avesse radici risalenti indietro nel tempo di quasi 40.000 anni, riflett, come lo strano resoconto di Erodoto che parla del sole che era spuntato nel punto in cui un tempo tramontava ed era tramontato nel punto in cui un tempo sorgeva...
E questa  un'altra metafora della precessione...
S. Ancora la precessione.  davvero singolare il modo in cui salta fuori in continuazione... A ogni modo, hai ragione, avrebbero potuto contrassegnare l'inizio del ciclo di precessione precedente...
Ma secondo te  cos?
No. Secondo me il 10.450  la data pi probabile. Rientra pi nello spettro di quello che sappiamo sull'evoluzione dell'homo sapiens. E sebbene lasci ancora una gran quantit di anni da spiegare prima dell'improvvisa comparsa dell'Egitto dinastico intorno al 3000 a.C., non  un periodo troppo lungo...
Un periodo troppo lungo per cosa?
 la risposta alla tua domanda sul buco di 8000 anni tra l'allineamento del sito e l'allineamento dei pozzi. Ottomila anni  un periodo molto lungo ma non  troppo lungo per la conservazione, l'alimentazione e la trasmissione fedele da parte di un culto consacrato e altamente motivato del sapere superiore del popolo che ide questo luogo nel 10.450 a.C.1196

La macchina
Quanto superiore era il sapere di quegli inventori preistorici?
Avevano grande dimestichezza con le epoche, rispose Bauval, e l'orologio che utilizzavano era l'orologio naturale delle stelle. La loro lingua di lavoro era l'astronomia della precessione, e questi monumenti esprimono quella lingua in una maniera scientifica molto chiara e inequivocabile. Erano anche degli eccellenti agrimensori - mi riferisco alle persone che prepararono il sito e impostarono gli orientamenti delle piramidi - perch nel lavoro si attenevano a una geometria severa e perch sapevano come allineare alla perfezione i basamenti, o quali che fossero le opere che andavano erigendo, secondo i punti cardinali.
Secondo te sapevano anche che destinavano alla Grande Piramide una posizione situata sulla latitudine di 30 nord?
Bauval rise: Sono sicuro di s. Secondo me sapevano tutto quello che c'era da sapere sulla forma della terra. Avevano grande dimestichezza con l'astronomia. Conoscevano bene il sistema solare e la meccanica celeste. E in pi lavoravano sempre con estrema accuratezza e precisione. Quindi, tutto sommato, secondo me qui nulla  mai successo veramente per caso, almeno non tra il 10.450 e il 2450 a.C. Ho la sensazione che tutto fu programmato, voluto, elaborato con cura... Invero, ho la sensazione che si cimentarono in un obiettivo a lungo termine, una sorta di finalit, se vuoi, e che la portarono a compimento nel terzo millennio a.C...
Sotto forma delle piramidi ultimate che poi ancorarono per mezzo della precessione ad Alnitak e a Sirio all'epoca del completamento?
S. E anche, credo, sotto forma dei Testi delle Piramidi. Secondo me i Testi delle Piramidi fanno parte dell'enigma.
Il software dell'hardware delle Piramidi?
 possibilissimo. Perch no? A ogni modo, sicuramente c' un legame. Credo che significhi che se vogliamo decodificare le piramidi nel modo giusto allora dovremo usare i Testi...
Qual  la tua ipotesi? domandai a Bauval. Secondo te quale poteva essere il vero scopo dei costruttori delle piramidi?
Non le costruirono di certo perch volevano una tomba eterna, mi rispose deciso. A mio avviso, erano sicurissimi che sarebbero vissuti in eterno. Fatto sta che - chiunque fossero questi costruttori - ci riuscirono: riuscirono a trasmettere la potenza delle loro idee attraverso qualcosa che  a tutti gli effetti eterno. Riuscirono a creare una forza che  funzionale di per s, ammesso che la si comprenda, e quella forza  costituita dalle domande che ti sfida a porre. Secondo me conoscevano alla perfezione la mente umana. Conoscevano il gioco del rito... Giusto? Parlo sul serio. Sapevano il fatto loro. Sapevano di poter iniziare la gente al loro modo di pensare in un futuro molto lontano anche se non potevano essere presenti di persona. Sapevano che potevano riuscirci creando una macchina eterna, la cui funzione fosse quella di generare domande.
Immagino di aver reagito con un'espressione perplessa.
La macchina sono le piramidi! esclam Bauval. Anzi, l'intera necropoli di Giza. E guarda noi. Che cosa stiamo facendo? Stiamo facendo domande. Ce ne stiamo qua tremanti, a un'ora impossibile, a fissare il sole che sorge, e poniamo domande, un'infinit di domande, proprio come siamo stati programmati per fare. Il fatto  che siamo nelle mani di veri maghi, e i veri maghi sanno che con i simboli - con i simboli giusti, con le domande giuste - possono guidarci a iniziarci da soli. A condizione, cio, che siamo persone che si pongono domande. E, se lo siamo, allora nello stesso momento in cui cominciamo a porci domande sulle piramidi cominciamo a imbatterci in tutta una serie di risposte che portano ad altre domande, e poi ad altre domande ancora finch finalmente ci iniziamo da soli...
Spargi il seme...
S. Spargevano il seme. Credimi, erano dei maghi, e conoscevano il potere delle idee... Sapevano come far crescere e sviluppare le idee nella mente delle persone. E se si parte da questo genere di idee, e si segue il processo del ragionamento come ho fatto io, si arriva a cose tipo Orione e il 10.450 a.C. In breve, si tratta di un processo che funziona autonomamente. Una volta entrato, una volta fissato nel subconscio, diventa una conversione spontanea. Una volta che  presente non gli si pu assolutamente resistere...
Tu parli come se questo culto di Giza, qualunque fosse - incentrato sulla precessione, sulla geometria, sulle piramidi e sui Testi delle Piramidi - parli come se tutto questo esistesse ancora.
E in un certo senso esiste davvero, rispose Robert. Anche se il guidatore non  pi dietro il volante, la necropoli di Giza  ancora una macchina progettata per suscitare domande. Tacque e indic la cima della Grande Piramide dove Santha e io nove mesi prima ci eravamo arrampicati, in piena notte. Guarda la sua forza, riprese. Cinquemila anni dopo ti prende ancora. Ti coinvolge che tu lo voglia o no... Ti costringe a iniziare un processo cognitivo... Ti costringe ad apprendere. Nel momento stesso in cui ti poni una domanda che la riguarda, fai una domanda di ingegneria, fai una domanda di geometria, fai una domanda di astronomia. Quindi ti costringe ad apprendere nozioni di ingegneria, di geometria, di astronomia, e a poco a poco cominci a renderti conto di quanto sia sofisticata, di quanto i suoi costruttori dovevano essere intelligenti, abili ed edotti, la qual cosa ti costringe a porti domande sull'umanit, sulla storia umana, e infine anche su te stesso. Vuoi riuscire a capire. Ecco, questo  il potere della cosa.

Il secondo marchio
Mentre Robert, Santha e io ci avviavamo sull'altopiano di Giza in quella fredda mattina di dicembre del 1993, vedemmo il sole invernale, ormai vicinissimo al solstizio, levarsi sopra la spalla destra della Sfinge, quasi nel punto estremo a sud-est del suo viaggio annuale prima di ritornare verso nord.
Lo sguardo puntato esattamente verso il levar del sole nel giorno dell'equinozio di primavera, la Sfinge era un indicatore equinoziale. Faceva anch'essa parte del grandioso progetto di Giza?
Rammentai a me stesso che in qualsiasi epoca, e in qualsiasi periodo della storia o della preistoria lo sguardo puntato a est della Sfinge sarebbe sempre stato mirato sul levare equinoziale del sole, sia nell'equinozio di primavera sia in quello d'autunno. Come il lettore ricorder dalla Parte V, per, l'indicatore dell'era astronomica secondo gli antichi era l'equinozio di primavera. Per citare de Santillana e von Dechend :
La costellazione che sorgeva ad Oriente immediatamente prima del sole [...] segnava il posto dove il sole sostava. Veniva allora chiamata portatrice del sole [...] e l'equinozio di primavera veniva riconosciuto come linea di fede del sistema, quella che determinava il primo grado del cerchio percorso dal sole durante l'anno...1197
Perch mai si sarebbe dovuto realizzare un indicatore equinoziale in forma di un leone gigantesco?
Nella nostra epoca, il 2000 d.C., una forma pi adatta per un siffatto indicatore - se mai qualcuno volesse costruirne uno - sarebbe l'immagine di un pesce. Questo perch il sole nell'equinozio di primavera sorge contro lo sfondo stellare dei Pesci, come ha fatto negli ultimi 2000 anni circa. L'Era astronomica dei Pesci inizi intorno all'epoca di Cristo.1198 I lettori dovranno giudicare da s se sia una coincidenza che il principale simbolo utilizzato per rappresentare Cristo dai protocristiani era un pesce e non la croce.1199
Durante l'era precedente che, a grandi linee, comprendeva il primo e il secondo millennio a.C., fu la costellazione dell'Ariete ad avere l'onore di portare il sole nell'equinozio di primavera. Ancora una volta, i lettori dovranno giudicare se sia una coincidenza il fatto che l'iconografia religiosa di quell'epoca aveva come soggetto prevalente gli arieti.1200  una coincidenza, per esempio, che Jahve, il Dio dell'Israele dell'Antico Testamento, mand un ariete ad Abramo affinch lo sacrificasse al posto del figlio Isacco?1201 (Secondo gli studiosi della Bibbia e gli archeologi Abramo e Isacco vissero all'inizio del secondo millennio a.C.)1202 Analogamente,  una coincidenza che i montoni, in un contesto o nell'altro, vengono menzionati praticamente in ogni libro dell'Antico Testamento (redatto interamente durante l'Era dell'Ariete) ma neanche in uno di quello Nuovo1203 Ed  un caso che l'inizio dell'Era dell'Ariete, poco prima dell'inizio del secondo millennio a.C., fu accompagnato nell'antico Egitto da un incremento del culto del dio Ammone il cui simbolo era un ariete dalle corna attorcigliate1204 I lavori del principale tempio dedicato ad Ammone - il Tempio di Karnak a Luxor nell'alto Egitto - furono avviati intorno al 2000 a.C.1205 e, come coloro che hanno visitato quel tempio ricorderanno, le sue principali immagini sacre raffigurano arieti, e lunghe file di questi animali fanno la guardia alle sue entrate.
L'Era dell'Ariete fu preceduta da quella del Toro, che abbracci il periodo che va dal 4380 e il 2200 a.C.1206 Proprio durante quell'epoca precessionale, quando il sole nell'equinozio di primavera sorgeva nella costellazione del Toro, fior il culto del toro nella Creta micenea.1207 E fu anche durante quell'epoca che la civilt dell'Egitto dinastico irruppe sulla scena storica, gi completamente formata, apparentemente senza antecedenti. I lettori dovranno giudicare se sia una coincidenza che gli egizi nei primissimi tempi del periodo dinastico veneravano gi i Tori Api e Mnevis, di cui il primo era considerato una teofania del dio Osiride e il secondo l'animale sacro di Eliopoli, una teofania del dio Ra.1208
Perch mai realizzare un indicatore equinoziale in forma di leone? Guardai gi per il pendio dell'altopiano di Giza in direzione del grande corpo leonino della Sfinge.
Chefren, il faraone della IV dinastia che secondo gli egittologi aveva fatto scolpire il monumento nella roccia fresca intorno al 2500 a.C., aveva regnato durante l'Era del Toro. Per quasi 1800 anni prima del suo regno, e per pi di 300 dopo, il sole era sorto puntualmente nella costellazione del toro il giorno dell'equinozio di primavera. Di conseguenza, se un sovrano di quell'epoca avesse voluto realizzare un indicatore equinoziale a Giza, avrebbe avuto tutte le ragioni per farlo in forma di toro, e nessuna al mondo per farlo in forma di leone. Fatto ovvio, c'era solo una epoca in cui il simbolismo celeste di un indicatore equinoziale leonino sarebbe stato appropriato. Quell'epoca era, naturalmente, l'Era del Leone, dal 10.970 all'8810 a.C.1209

Guardando diritto verso est all'alba dell'equinozio di primavera nel 10.450 a.C. La Sfinge e la costellazione del Leone.
Perch, allora, era stato realizzato un indicatore equinoziale in forma di leone? Perch fu realizzato durante l'Era del Leone quando il sole nell'equinozio di primavera sorgeva contro lo sfondo della costellazione del Leone, segnando cos le coordinate di un'epoca precessionale che avrebbe visto il suo Grande Ritorno solo di l ad altri 26.000 anni.
Intorno al 10.450 a.C., le tre stelle della Cintura di Orione raggiunsero il punto pi basso del loro ciclo di precessione: a ovest della Via Lattea, a 11 08' sopra l'orizzonte meridionale al momento del transito. A ovest del Nilo, questo evento era fissato nel terreno con l'architettura, nella forma delle tre piramidi di Giza. La loro disposizione formava il marchio di un'epoca precessionale inconfondibile.
Intorno al 10.450 a.C., il giorno dell'equinozio di primavera il sole sorgeva nella costellazione del Leone. Sul terreno di Giza, questo evento fu fissato nell'architettura nella forma della Sfinge, un gigantesco indicatore equinoziale leonino che, come la seconda firma apposta su un documento ufficiale, poteva essere interpretata come una convalida dell'autenticit.
In altre parole, l'undicesimo millennio a.C., poco dopo che il Mulino del Cielo si ruppe, spostando il levar del sole il giorno dell'equinozio di primavera dalla Vergine alla costellazione del Leone, era l'unica epoca in cui la Sfinge, perfettamente orientata verso est, avrebbe rivelato esattamente l'allineamento simbolico giusto nel giorno giusto, mentre osservava il sole di primavera sorgere nel cielo dell'alba contro lo sfondo del proprio equivalente celeste...

Una domanda imposta
Il fatto che un simile perfetto allineamento del terrestre e del celeste si verifichi intorno al 10.450 a.C. non pu essere una coincidenza, disse Robert. Di fatto non credo che la coincidenza sia pi un argomento attuale. Per me la domanda vera  perch? Perch fu scolpita? Perch si diedero tanto da fare per realizzare questa enorme affermazione sull'undicesimo millennio a.C.?
Ovviamente perch la consideravano un'epoca importante propose Santha.
Doveva essere molto, molto, importante. Non si fa qualcosa del genere, non si crea una serie di immensi indicatori equinoziali come questi, non si scolpisce una Sfinge, non si innalzano tre piramidi del peso di quasi quindicimila tonnellate a meno che non si abbia un motivo davvero importantissimo. Quindi la domanda da porsi  questa: qual era quel motivo? Hanno imposto questa domanda facendo una dichiarazione tanto vigorosa, imperativa, sul 10.450 a.C. In realt hanno imposto la domanda. Vogliono attirare la nostra attenzione sul 10.450 a.C. e sta a noi capire perch.
Tacemmo a lungo, e intanto il sole risaliva il cielo a sud-est della Grande Sfinge.

Parte ottava

Conclusione
Dov' il corpo?

50

NON UN AGO IN UN PAGLIAIO
Avevo iniziato questa indagine appena da qualche mese, quando la persona che mi aiutava nelle ricerche mi mand una lettera di quindici pagine spiegandomi i motivi per cui aveva deciso di dimettersi. All'epoca non avevo ancora cominciato a mettere insieme le tessere del puzzle e pi che su prove certe il mio lavoro si basava sull'intuito. Ero attratto da tutti i misteri, le anomalie, gli anacronismi e gli enigmi, e volevo sapere il pi possibile in proposito. Il mio assistente, invece, aveva approfondito il lungo, lento processo mediante il quale alcune civilt conosciute si erano affacciate alla storia universale.
A suo avviso, da quello studio era emerso che certe importanti precondizioni di natura economica, climatica, topografica e geografica dovevano essere soddisfatte prima che una civilt potesse evolversi:
Quindi, se cerca una civilt non ancora scoperta di grandi iniziatori che fecero tutto da soli, indipendentemente da quelle che gi conosciamo, non sta cercando un ago in un pagliaio. Sta cercando qualcosa che somiglia di pi a una citt immersa nel proprio hinterland. Sta cercando una vasta regione che abbia occupato un territorio largo almeno tremila chilometri. Si tratta di una massa terrestre grande quanto il Golfo del Messico, o il doppio del Madagascar. Questa regione avrebbe avuto grandi catene montuose, enormi sistemi fluviali e un clima tra il subtropicale e il mediterraneo che la latitudine proteggeva dagli effetti sfavorevoli del raffreddamento rapido. Avrebbe avuto bisogno di questo clima relativamente imperturbato per almeno circa diecimila anni... Poi, dobbiamo ritenere che la popolazione, costituita da diverse centinaia di migliaia di persone raffinate, sia sparita all'improvviso, insieme alla sua patria, lasciando pochissime tracce e una manciata di superstiti abbastanza accorti da vedere l'avvicinarsi della fine, abbastanza ricchi e capitati nel posto giusto, dotati delle risorse necessarie per poter fare qualcosa per scampare al cataclisma.
Ed eccomi cos senza un assistente. La mia tesi era impossibile a priori. Una civilt progredita perduta non poteva essere esistita perch una massa terrestre di dimensioni sufficienti per sostentare una popolazione siffatta sarebbe stata troppo grande per andare perduta.

Impossibilit geografiche
Si trattava di un problema serio che continu ad assillarmi la mente dall'inizio alla fine delle mie ricerche personali e dei miei viaggi. Invero, pi di ogni altro, era stato proprio questo problema ad aver invalidato l'Atlantide di Platone come una tesi attendibile per gli studiosi. Come si espresse un oppositore della teoria del continente perduto:
Dacch l'uomo  venuto al mondo non c' mai stato un ponte atlantico di terra emersa; nell'Atlantico non ci sono masse terrestri sprofondate: l'Oceano Atlantico deve esistere nella sua forma attuale da almeno un milione di anni. Infatti, l'esistenza nell'Atlantico di un'Atlantide delle dimensioni descritte da Platone  un'impossibilit geofisica...1210
Avevo capito molto tempo prima che il tono inflessibile e assertivo era del tutto giustificato. Gli oceanografi moderni avevano rilevato tutti i fondali dell'Oceano Atlantico e decisamente questi non nascondevano alcun continente perduto.
Ma se le prove che andavo raccogliendo costituivano davvero le impronte di una civilt scomparsa, un continente doveva pur essere andato perduto da qualche parte.
E dove mai? Per un po' di tempo utilizzai l'ovvia ipotesi di lavoro che doveva trovarsi sotto qualche oceano. Il Pacifico era molto grande, ma l'Oceano Indiano sembrava pi promettente perch era situato relativamente vicino alla Mezzaluna Fertile mediorientale dove, con estrema repentinit intorno al 3000 a.C., erano nate diverse delle prime civilt storiche conosciute. Avevo in mente di inseguire voci dell'esistenza di antiche piramidi nelle Maldive e lungo la costa somala dell'Africa orientale nella speranza di riuscire a trovare qualche traccia di un antico paradiso perduto. Pensai addirittura di organizzare un viaggio alle Seychelles.
Ancora una volta, il problema era rappresentato dagli oceanografi. Anche i fondali dell'Oceano Indiano erano stati rilevati e non celavano alcun continente perduto. Lo stesso valeva per tutti gli altri oceani e gli altri mari. Ormai, a quel che sembrava, non c'era alcun punto sott'acqua in cui una massa terrestre abbastanza grande da sostentare una civilt superiore avrebbe potuto scomparire.
Tuttavia, man mano che andavo avanti con le mie ricerche, le prove che un tempo era esistita proprio una civilt siffatta si accumulavano. Cominciai a sospettare che si trattasse di una civilt marinara: una nazione di navigatori. Tra le altre anomalie, a sostegno di questa ipotesi c'erano le antichissime mappe della terra, le Imbarcazioni delle Piramidi egizie, le tracce di una scienza astronomica superiore presenti nello stupefacente sistema calendaristico dei maya, e le leggende di di navigatori come Quetzalcatl e Viracocha.
Una nazione di navigatori, quindi. E anche una nazione di costruttori: i costruttori di Tiahuanaco, i costruttori di Teotihuacn, i costruttori delle piramidi, i costruttori della Sfinge, costruttori capaci di sollevare e mettere in opera con apparente facilit blocchi di pietra calcarea del peso di duecento tonnellate, costruttori in grado di allineare monumenti immensi con i punti cardinali con un'accuratezza arcana. Chiunque fossero, quei costruttori sembravano aver lasciato le proprie caratteristiche impronte in tutto il mondo sotto forma di muri ciclopici poligonali, planimetrie contenenti allineamenti astronomici, enigmi matematici e geodetici e miti di di antropomorfi. Ma una civilt abbastanza progredita da costruire con quei sistemi - abbastanza ricca, sufficientemente ben organizzata e matura da aver esplorato e rilevato il mondo da un polo all'altro, una civilt abbastanza intelligente da aver calcolato le dimensioni della terra - non poteva assolutamente essersi evoluta su una massa terrestre trascurabile. La sua patria, come aveva giustamente messo in evidenza il mio collaboratore, doveva essere favorita da importanti catene montuose, enormi sistemi fluviali e un clima congeniale, e numerosi altri ovvi prerequisiti ambientali che rendessero possibile lo sviluppo di un'economia avanzata e prospera: buone terre agricole, risorse minerarie, foreste, e cos via.
Quindi, dove poteva essere situata una siffatta massa terrestre, se non sotto gli oceani del mondo?

Angeli di biblioteca
Dove poteva essere situata e quando era presumibilmente scomparsa? E nel caso che fosse scomparsa (era l'unica spiegazione possibile) allora come, perch, e in quali circostanze?
Siamo seri, come si fa a perdere un continente?
Il buonsenso suggeriva che la risposta dovesse trovarsi in qualche sorta di cataclisma, un disastro planetario capace di cancellare quasi ogni traccia fisica di una grande civilt. Ma in tal caso, perch non c'erano testimonianze di un siffatto cataclisma? O magari c'erano.
Con il progredire delle mie ricerche, studiai molti grandi miti di diluvi, fuoco, terremoti e ghiaccio tramandati di generazione in generazione in ogni parte del mondo. Abbiamo visto nella Parte IV quanto era difficile resistere alla conclusione che i miti descrivessero eventi geologici e climatici reali, molto probabilmente, in tutti i casi, i diversi effetti locali degli stessi eventi.
Scoprii che durante la breve storia della presenza umana su questo pianeta si era verificata soltanto una catastrofe conosciuta e documentata che faceva al caso mio: la drammatica e fatale fine dell'ultimo Periodo Glaciale tra il 15.000 e l'8000 a.C. Inoltre, come era pi evidente nel caso di vestigia architettoniche come Teotihuacn e le piramidi egiziane, molti dei miti pertinenti sembravano creati per servire da veicoli di informazioni scientifiche criptate, un altro segno di ci che cominciavo a concepire come le impronte degli di.
Sebbene all'epoca non mi rendessi conto delle implicazioni, ero diventato sensibile nei confronti della possibilit che esistesse una forte connessione tra il caos in disfacimento del Periodo Glaciale e la scomparsa di una civilt arcaica la quale era stata raccontata per millenni dalle leggende.
Fu esattamente a questo punto che intervennero gli angeli di biblioteca...

La tessera mancante del puzzle
Il romanziere Arthur Koestler, che aveva un grande interesse per i sincronismi, coni il termine angelo di biblioteca per definire l'agente sconosciuto responsabile dei colpi di fortuna che talvolta arridono ai ricercatori in modo che l'informazione giusta capiti nelle loro mani proprio al momento giusto.1211
E proprio al momento giusto, mi capit uno di quei colpi di fortuna. Il momento era l'estate 1993. Reduce da mesi e mesi di viaggi faticosi, ero gi di corda sia fisicamente sia spiritualmente, e la fattuale impossibilit geofisica di perdere una massa terrestre delle dimensioni di un continente cominciava a minare la mia fiducia nella solidit delle mie scoperte. Proprio allora ricevetti una lettera dalla citt di Nanaimo nella Colombia Britannica, Canada. La lettera si riferiva al mio precedente libro Il mistero del Sacro Graal, in cui avevo accennato di sfuggita alla teoria di Atlantide e alle tradizioni di eroi civilizzatori che si erano salvati dall'acqua:
19 luglio 1993
Caro Mr Hancock,
Dopo diciassette anni di ricerche sulla sorte di Atlantide, mia moglie e io abbiamo terminato un manoscritto intitolato Quando venne gi il cielo. Siamo delusi perch, nonostante le reazioni positive riguardo all'approccio del libro da parte dei pochi editori che lo hanno visto, basta solo fare il nome di Atlantide e le menti si chiudono.1212
Nel libro Il mistero del Sacro Graal lei scrive di una tradizione di sapienza segreta iniziata dai superstiti di un'inondazione... La nostra opera prende in esame qualche localit in cui potrebbero essersi trasferiti alcuni di quei superstiti. I laghi d'acqua dolce d'alta quota costituivano basi postdiluviali ideali per i sopravvissuti di Atlantide. Il Lago Titicaca e il Lago Tana [in Etiopia, dove era ambientato gran parte del Mistero del Sacro Graal] soddisfano i criteri climatici. Il loro ambiente stabile forniva le materie prime per riavviare l'agricoltura.
Ci siamo permessi di accludere un sommario di Quando venne gi il cielo. Qualora fosse interessato, saremmo lieti di inviarle una copia del manoscritto.
Cordiali saluti
Rand Flem-Ath
Presi l'allegato ed ecco che, nei primi paragrafi, trovai la tessera mancante del puzzle che cercavo. Combaciava alla perfezione con gli antichi mappamondi che avevo studiato, carte che raffiguravano accuratamente la topografia subglaciale del continente dell'Antartico (vedi Parte I). Dava un senso compiuto a tutti i grandi miti mondiali di cataclismi e disastri planetari, con i loro differenti effetti climatici. Spiegava l'enigma degli innumerevoli mammut apparentemente congelati all'istante della Siberia del nord e dell'Alaska, e degli alberi da frutto alti ventisette metri bloccati nel permafrost addentro al Circolo Polare Artico a una latitudine in cui oggi non cresce alcunch. Forniva una soluzione al problema dell'estrema repentinit con cui l'ultimo Periodo Glaciale ebbe fine nell'emisfero boreale dopo il 15.000 a.C. Risolveva anche il mistero dell'eccezionale attivit vulcanica che accompagn in tutto il mondo lo scioglimento dei ghiacci. Rispondeva alla domanda: Come si fa a perdere un continente? ed era solidamente fondata sulla teoria di Charles Hapgood dello scorrimento della crosta terrestre, un'ipotesi geologica radicale che gi conoscevo:
L'Antartico  il nostro continente meno compreso [scrivevano i Flem-Ath nel loro sommario]. La maggior parte di noi crede che questa immensa isola sia prigioniera dei ghiacci da milioni di anni. Nuove scoperte invece provano che parti dell'Antartico erano sgombre dai ghiacci migliaia di anni fa, storia recente per l'orologio geologico. La teoria dello scorrimento della crosta terrestre spiega il mistero del levarsi e dell'abbassarsi dell'immensa calotta glaciale dell'Antartico.
I ricercatori canadesi si riferivano all'idea avanzata da Hapgood secondo cui sino alla fine dell'ultimo Periodo Glaciale - diciamo l'undicesimo millennio a.C. - la massa terrestre dell'Antartico si trovava circa tremila chilometri pi a nord (a una latitudine favorevole e temperata) e si era spostata raggiungendo la sua attuale posizione all'interno del Circolo Polare Antartico in seguito a un massiccio scorrimento della crosta terrestre.1213 Questo scorrimento, continuavano i Flem-Ath aveva
anche lasciato altre prove della sua visita fatale in un cerchio di morte che correva tutt'intorno al globo. Tutti i continenti in cui si verificarono rapide e massicce estinzioni di specie animali (in particolare le Americhe e la Siberia) subirono un massiccio cambiamento di latitudine...
Le conseguenze di uno scorrimento sono di portata colossale. La crosta terrestre scorre sopra il proprio interno e la terra  scossa da terremoti e inondazioni incredibili. Il cielo sembra venire gi mentre i continenti, rombando, cambiano posizione. In fondo all'oceano, terremoti generano immensi tsunami che s'infrangono contro le linee costiere, inondandole. Alcune terre acquistano climi pi caldi, mentre su altre, spinte in zone polari, si abbatte il pi crudele degli inverni. Lo scioglimento delle cappe di ghiaccio innalza sempre pi il livello dell'oceano. Tutte le creature viventi devono adattarsi, migrare o morire...
Se l'orrore dello scorrimento della crosta terrestre dovesse colpire il mondo interdipendente di oggi, il progresso di migliaia di anni di civilt verrebbe strappato via dal nostro pianeta come una sottile ragnatela. Forse gli abitanti delle zone vicine alle alte montagne riuscirebbero a scampare alle onde di maremoto planetarie, ma sarebbero costretti a lasciarsi alle spalle, nelle pianure, i frutti lentamente costruiti della civilt. Solo tra le marine mercantili e militari del mondo potrebbero rimanere testimonianze della civilt. Le chiglie arrugginite delle navi e dei sottomarini alla fine si dissolverebbero ma le preziose carte nautiche custodite nei loro ventri verrebbero salvate dai superstiti, forse per centinaia, addirittura migliaia di anni. E un giorno l'umanit potrebbe riutilizzarle per navigare i Mari del Mondo alla ricerca di terre perdute...
Mentre leggevo queste parole ricordai la spiegazione di Charles Hapgood di come lo strato della terra che i geologi chiamano litosfera - la sottile ma rigida crosta esterna del pianeta - a volte pu subire una dislocazione, muovendosi tutta insieme sopra la massa interna pi morbida, un po' come la buccia di un'arancia, se fosse staccata, potrebbe spostarsi tutta insieme sopra la parte interna del frutto.1214

Sezione della terra. La teoria dello scorrimento della crosta immagina la possibilit di dislocazioni periodiche dell'intera massa crostale. In molti punti spessa meno di quarantacinque chilometri, la crosta poggia su uno strato di scorrimento detto astenosfera.
Fin qui, sentivo di trovarmi su un terreno conosciuto. Poi, per, i ricercatori canadesi facevano due connessioni essenziali che a me erano sfuggite.

Influssi gravitazionali
La prima di queste era la possibilit che influssi gravitazionali (insieme alle variazioni della geometria orbitale della terra esaminate nella Parte V), avrebbero potuto, attraverso il meccanismo dello scorrimento della crosta terrestre, avere un ruolo nell'inizio e nel declino dei Periodi Glaciali:
Quando nel 1837 il naturalista e geologo Louis Agassiz espose l'idea dei periodi glaciali alla comunit scientifica fu accolto con grande scetticismo. Tuttavia, man mano che le testimonianze a suo favore si accumulavano, gli scettici furono costretti a riconoscere che la terra era stata davvero imprigionata nella morsa di inverni letali. Ma il fattore scatenante di questi rovinosi periodi glaciali restava un enigma. Fino al 1976 non esistevano prove fondate che dimostrassero la ricorrenza dei periodi glaciali. La spiegazione fu trovata in vari elementi astronomici dell'orbita terrestre e dell'inclinazione del suo asse. Certi fattori astronomici hanno chiaramente avuto un ruolo nella ricorrenza dei periodi glaciali. Ma questo  solo un aspetto del problema. Di pari importanza  la geografia delle glaciazioni. E su questo punto la teoria dello scorrimento della crosta terrestre fa la sua parte per svelare il mistero.
Albert Einstein studi la possibilit che il peso delle cappe di ghiaccio, le quali non sono distribuite simmetricamente intorno al polo, avrebbe potuto causare un siffatto scorrimento. Secondo Einstein, la rotazione della terra agisce su queste masse depositate in maniera asimmetrica, e produce un momento centrifugo che viene trasmesso alla rigida crosta del pianeta. Il sempre crescente momento centrifugo cos prodotto dar luogo, arrivato a un certo punto, a un movimento della crosta terrestre sopra la massa del pianeta, e questo sposter le regioni polari verso l'equatore.
Quando Einstein scriveva queste parole [nel 1953], le cause astronomiche dei periodi glaciali non erano ancora state comprese appieno. Quando la forma dell'orbita terrestre devia dal cerchio perfetto di pi dell'un per cento, l'influsso gravitazionale del sole aumenta, esercitando una maggiore trazione sul pianeta e sulle sue massicce calotte glaciali. Il loro grandissimo peso spinge contro la crosta terrestre e l'immensa pressione prodotta, combinata con la maggiore inclinazione della terra [un altro fattore variabile della geometria orbitale] costringe la crosta a spostarsi...
Il legame con l'inizio e il declino dei periodi glaciali?
Davvero molto diretto.
In uno scorrimento, quelle parti della crosta terrestre che sono situate in corrispondenza del Polo Nord e del Polo Sud (e sono perci completamente coperte di ghiacci come lo  oggi l'Antartico) si spostano all'improvviso verso latitudini pi calde cominciando a sciogliersi con straordinaria rapidit. Per converso, una terra che finora era situata a latitudini pi calde viene spostata altrettanto rapidamente nelle zone polari, subisce un cambiamento climatico devastante e comincia a scomparire sotto una cappa di ghiaccio in rapida espansione.
In altre parole, se enormi parti dell'Europa e dell'America del Nord erano sepolte sotto una pesante coltre di ghiaccio durante quello che consideriamo l'ultimo Periodo Glaciale, non fu a causa di qualche misterioso fattore climatico ad azione lenta, ma piuttosto perch allora quelle zone erano situate molto pi vicino al Polo Nord di quanto non siano oggi. Analogamente, quando le glaciazioni del Wisconsin e di Wrm descritte nella Parte VI cominciarono a sciogliersi intorno al 15.000 a.C., il fattore scatenante non fu un cambiamento generale del clima bens uno spostamento delle cappe di ghiaccio verso latitudini pi calde...
In altre parole: c' un Periodo Glaciale in atto proprio in questo momento, all'interno del Circolo Polare Artico e nell'Antartico.

Il continente perduto
La seconda connessione fatta dai Flem-Ath era un corollario della prima: se esisteva un fenomeno geologico ricorrente e ciclico come lo scorrimento della crosta terrestre, e se l'ultimo scorrimento aveva spostato l'enorme massa terrestre che chiamiamo Antartico da latitudini temperate all'interno del Circolo Polare Antartico, forse i resti consistenti di una civilt perduta della remota antichit oggi potrebbero essere sepolti sotto tre chilometri di ghiaccio nel Polo Sud.
All'improvviso mi fu chiaro come di fatto una massa terrestre delle dimensioni di un continente, che era stata per migliaia di anni la patria di una societ grande e prospera, potesse andare perduta senza quasi lasciare tracce. Come concludevano i Flem-Ath:  al gelido Antartico che guardiamo per trovare le risposte alle vere radici della civilt, risposte che forse sono ancora conservate negli abissi ghiacciati della dimenticata isola continentale.
Tirai fuori dall'archivio la lettera di dimissioni del mio collaboratore e passai in rassegna le precondizioni necessarie per la nascita di una civilt progredita. Secondo il suo elenco ci volevano grandi catene montuose, enormi sistemi fluviali, una vasta regione che abbia occupato un territorio largo almeno tremila chilometri. Ci voleva anche un clima stabile e favorevole per diecimila anni, che desse il tempo a una cultura sviluppata di evolversi.
L'Antartico  tutt'altro che un ago in un pagliaio.  un'immensa massa terrestre, molto, molto pi estesa del Golfo del Messico, circa sette volte il Madagascar, addirittura approssimativamente grande quanto la parte continentale degli Stati Uniti. Inoltre, come  stato dimostrato dalle prospezioni con metodo sismico a riflessione, nell'Antartico esistono davvero grandi catene montuose. E come diverse antiche mappe sembrano dimostrare, ignoti cartografi preistorici, in possesso di una conoscenza scientifica della latitudine e della longitudine, raffigurarono queste catene montuose prima che sparissero sotto la cappa di ghiaccio che le copre oggi. Quelle stesse antiche carte geografiche mostrano anche enormi sistemi fluviali che scendono dalle montagne bagnando le vaste valli e pianure per poi sfociare nell'oceano circostante. E questi fiumi, come gi sapevo dai risultati dei carotaggi effettuati nel Mare di Ross,1215 avevano lasciato testimonianze fisiche della propria presenza nella composizione dei sedimenti del fondo dell'oceano.
In ultimo rilevai che la teoria dello scorrimento della crosta terrestre non contrastava con il requisito dei 10.000 anni di clima stabile. Prima del presunto improvviso spostamento della crosta, avvenuto intorno alla fine dell'ultimo Periodo Glaciale nell'emisfero boreale, il clima dell'Antartico sarebbe stato stabile, forse per molto pi di 10.000 anni. E se la teoria era giusta nel suggerire che la latitudine dell'Antartico a quell'epoca si trovava a circa tremila chilometri (30 gradi d'arco) pi a nord rispetto a oggi, le sue parti pi settentrionali sarebbero state situate nei pressi della latitudine 30 sud, e avrebbero avuto veramente un clima tra il mediterraneo e il subtropicale.
La crosta terrestre si era veramente spostata? Ed era veramente possibile che le rovine di una civilt perduta fossero sepolte sotto i ghiacci del continente australe?
Come vedremo nei successivi capitoli entrambe le ipotesi... erano possibili.

51

IL MARTELLETTO E IL PENDOLO
Sebbene esuli dall'ambito di questo libro, un'esposizione dettagliata della teoria dello scorrimento della crosta terrestre si trova in When the Sky Fell di Rand e Rose Flem-Ath (pubblicato da Stoddart, Canada, 1995).
Come abbiamo rilevato, questa teoria geologica fu formulata dal professor Charles Hapgood e corroborata da Albert Einstein. In breve, essa ipotizza uno scorrimento di tutta la litosfera del nostro pianeta, spessa una cinquantina di chilometri, sopra la sua massa centrale profonda quasi tredicimila chilometri, che abbia spinto grosse parti dell'emisfero occidentale in direzione sud, verso l'equatore e di l verso il Circolo Polare Antartico. Questo movimento non  visto come un percorso lungo un preciso meridiano nord-sud, bens come una rotazione, imperniata, per cos dire, intorno alle pianure centrali di quelli che oggi sono gli Stati Uniti. Di conseguenza, il segmento nord-orientale dell'America del Nord (il Polo Nord era situato precedentemente nella Baia di Hudson) viene trascinato fuori dal Circolo Polare Artico in direzione sud, verso latitudini pi temperate, e contemporaneamente il segmento nord-occidentale (l'Alaska e lo Yukon) ruota verso nord inoltrandosi nel Circolo Polare Artico insieme a grosse parti della Siberia settentrionale.
Nell'emisfero australe, il modello di Hapgood mostra la massa terrestre che oggi chiamiamo Antartico, gran parte della quale prima si trovava a latitudini temperate o addirittura calde, spostata per intero all'interno del Circolo Polare Antartico. Il movimento complessivo sarebbe stato di circa 30 gradi (approssimativamente tremila chilometri), e avrebbe toccato il culmine tra il 14.500 e il 12.500 a.C., ma con massicce ripercussioni su scala mondiale verificatesi a lunghi intervalli fino al 9500 a.C. circa.
E se una grande civilt si fosse sviluppata nell'Antartico prima dello scorrimento della crosta terrestre, quando gran parte di quel territorio era situato a latitudini verdeggianti e amene? In tal caso, gli effetti dello scorrimento avrebbero potuto facilmente distruggere quella civilt: le onde di maremoto, i venti di forza-uragano e le tempeste, le eruzioni vulcaniche in concomitanza con lo spalancarsi di faglie sismiche in ogni parte del pianeta, i cieli oscurati e la cappa di ghiaccio che si espandeva inesorabile. Inoltre, con il passare dei millenni, le rovine rimaste in piedi - le citt, i monumenti, le grandi biblioteche e le opere di ingegneria della civilt distrutta - sarebbero state sepolte ancora di pi dalla coltre di ghiaccio.

Secondo la teoria dello scorrimento della crosta terrestre, grosse parti dell'Antartico si trovavano al di fuori del Circolo Polare Antartico prima del 15.000 a.C. ed erano quindi abitabili, e avevano un clima e risorse adatti per lo sviluppo della civilt. In seguito uno scorrimento catastrofico della crosta port il continente nella posizione in cui si trova oggi, perfettamente centrato con il Circolo Polare Antartico.
Quindi, nel caso che la teoria dello scorrimento della crosta terrestre sia corretta, non dobbiamo meravigliarci pi di tanto se le uniche cose che possiamo trovare sparse per il mondo sono le seducenti impronte degli dei. Queste sarebbero le tracce, gli echi delle opere e delle imprese, gli insegnamenti fraintesi in sommo grado e gli edifici geometrici lasciati dai pochi superstiti dell'antica civilt dell'Antartico che riuscirono a traversare i burrascosi oceani su grandi navi e si stabilirono in terre lontanissime: nella Valle del Nilo, per esempio (o magari, in un primo momento, intorno al Lago Tana presso le sorgenti del Nilo azzurro), nella Valle del Messico, vicino al lago Titicaca nelle Ande, e senza dubbio anche in diversi altri luoghi...
In altre parole, qua e l sul globo terrestre si intravedono le impronte di una civilt perduta. Il corpo, invece, sepolto sotto tre chilometri di ghiacci antartici e quasi inaccessibile per gli archeologi, quasi fosse situato sull'altra faccia della luna, non  visibile.
 una realt?
Oppure una fantasia?
Una possibilit?
Oppure una impossibilit?
 una possibilit o una impossibilit geofisica che l'Antartico, il quinto continente del mondo in ordine di grandezza (con una superficie di oltre nove milioni e mezzo di chilometri quadrati) un tempo a) fosse situato in una zona pi temperata e, b) si sia spostato da quella zona stabilendosi all'interno del Circolo Polare Antartico nel corso degli ultimi 20.000 anni?
L'Antartico  mobile?

Un deserto polare privo di vita
Deriva dei continenti e/o tettonica a placche sono termini chiave utilizzati per definire un'importante teoria geologica che  stata compresa sempre meglio dal vasto pubblico a partire dagli anni Cinquanta. In questa sede non  necessario approfondire i meccanismi di base. Comunque, la maggior parte di noi sa che in qualche modo i continenti vanno alla deriva, si spostano e cambiano posizione sulla superficie della terra. Per averne comferma basta ricorrere al buonsenso: se si d un'occhiata a una carta geografica raffigurante la costa occidentale dell'Africa e quella orientale dell'America del Sud, risulta assai ovvio che un tempo queste due masse terrestri erano unite. Tuttavia, la scala temporale entro cui opera la deriva dei continenti  immensa: di norma si pu prevedere che i continenti si separino (o si uniscano) a un ritmo di appena tremila chilometri ogni duecento milioni di anni circa: in altre parole, molto, molto lentamente.1216
La tettonica a placche e la teoria dello scorrimento della crosta terrestre di Charles Hapgood non si contraddicono assolutamente a vicenda. Hapgood immagin la possibilit che si verificassero tutt'e due: che la crosta terrestre era veramente soggetta alla deriva dei continenti come sostenevano i geologi - in modo quasi impercettibile, nell'arco di milioni di anni - ma che aveva anche occasionalmente subito rapidissimi scorrimenti globali i quali non ebbero alcun effetto sui rapporti tra le singole masse terrestri, bens spinsero interi continenti (o parti di questi) all'interno e all'esterno delle due zone polari fisse del pianeta (le regioni di freddo e ghiaccio perenne situate intorno al Polo Nord e al Polo Sud dell'asse di rotazione).
Deriva dei continenti?
Scorrimento della crosta terrestre?
Sia l'una sia l'altro?
Qualche altra causa?
Sinceramente non lo so. Tuttavia, i nudi fatti riguardo all'Antartico sono davvero strani e difficili da spiegare senza invocare una qualche idea di un cambiamento improvviso, catastrofico e geologicamente recente.
Prima di passare in rassegna alcuni di questi fatti, ricordiamoci che ci riferiamo a una massa terrestre la quale oggi  orientata dalla curvatura della terra in modo che il sole non vi sorge mai durante i sei mesi invernali e non tramonta mai durante i sei mesi estivi (ma piuttosto, se visto dal Polo, rimane basso sull'orizzonte, descrivendo un'apparente orbita circolare nel cielo durante ciascun ciclo di ventiquattro ore di luce diurna).
L'Antartico  anche di gran lunga il continente pi freddo del mondo, dove le temperature sulla pianura polare possono scendere fino a meno 89,2 gradi centigradi. Sebbene le zone costiere siano leggermente pi calde (meno 60 gradi centigradi) e ospitino un numero incredibile di colonie di uccelli marini, non vi  traccia di mammiferi terrestri indigeni ed esiste solo una piccola comunit di piante resistenti al freddo capaci di sopravvivere ai lunghi periodi invernali di buio totale o quasi totale. L'Encyclopaedia Britannica riporta un laconico elenco di queste piante: Licheni, muschi ed epatiche, muffe, lieviti, altri funghi, alghe e batteri...1217
In altre parole, bench costituisca un magnifico spettacolo nella lunghissima aurora australe, l'Antartico  un deserto polare ghiacciato, implacabile e quasi privo di vita, come  stato in tutto il periodo storico dell'umanit, che dura da 5000 anni.
Ma  sempre stato cos?

Reperto I
Discover The World Of Science Magazine, febbraio 1993, pagina 17: Circa 260 milioni di anni fa, durante il periodo Permiano, nell'Antartico crescevano alberi decidui adattati a un clima caldo.  questa la conclusione che un gruppo di paleobotanici sta traendo da una stazione di ceppi d'albero fossili scoperti a quota 2130 metri sul Monte Achernar sui Monti Transantartici. La localit  a 84 22' sud, circa 800 chilometri a nord del Polo Sud.
'L'aspetto interessante di questa scoperta  che si tratta dell'unica foresta in assoluto, vivente o fossile, trovata a 80 o 85 gradi di latitudine', dichiara la paleobotanica dell'Universit Statale dell'Ohio Edith Taylor, che ha studiato gli alberi fossili. 'La prima cosa che noi paleobotanici facciamo  cercare nella casistica moderna un fatto paragonabile, e oggi a quella latitudine non crescono foreste di sorta. Possiamo andare ai tropici e trovare alberi che crescono in un ambiente caldo, ma non possiamo trovare alberi che crescano in un ambiente caldo con il regime di luce che avevano questi: 24 ore di luce d'estate e 24 ore di buio d'inverno'.1218

Reperto 2
I geologi non hanno trovato alcuna prova della presenza di una glaciazione da qualche parte del continente antartico prima dell'Eocene (circa 60 milioni di anni fa).1219 E se risaliamo fino al Cambriano (circa 550 milioni di anni fa) troviamo prove inconfutabili dell'esistenza di un mare caldo che attraversava completamente o quasi tutto l'Antartico, sotto forma di spesse pietre calcaree ricche di Archaeocyathidae, che serve a formare le scogliere: Milioni di anni dopo, quando queste formazioni marine affiorarono, i climi caldi fecero fiorire una lussureggiante vegetazione nell'Antartico. Cos Sir Ernest Shackleton trov strati di carbone entro un raggio di trecentoventi chilometri dal Polo Sud, e successivamente, in occasione della spedizione Byrd del 1935, alcuni geologi fecero una ricca scoperta di fossili sugli alti fianchi del Monte Weaver, a 86 58' di latitudine sud, approssimativamente alla stessa distanza dal Polo e a circa tremila metri sopra il livello del mare. Tra i reperti figuravano impronte di foglie e di steli e legno fossilizzato. Nel 1952 il dottor Lyman Dougherty, della Carnegie Institution di Washington, portando a termine uno studio di questi fossili, individu due esemplari di una felce arborea chiamata Glossopteris, un tempo comune negli altri continenti australi (Africa, America del Sud, Australia) e una felce gigante di un'altra specie...1220

Reperto 3
Il commento dell'ammiraglio Byrd in persona sull'importanza delle scoperte del Monte Weaver: Qui, sulla montagna pi meridionale del mondo che si conosca, a meno di trecento chilometri dal Polo Sud, sono state trovate prove conclusive a dimostrazione che un tempo il clima dell'Antartico era temperato o addirittura subtropicale.1221

Reperto 4
Scienziati sovietici hanno riferito di aver trovato prove dell'esistenza di una flora tropicale nella Terra di Graham, un'altra parte dell'Antartico, risalente agli inizi del Terziario (forse al Pliocene o all'Eocene)... Altre prove derivano dalla scoperta a opera di geologi britannici di grandi foreste fossili nell'Antartico, dello stesso tipo che cresceva sulla costa pacifica degli stati Uniti venti milioni di anni fa. Ci, naturalmente, dimostra che dopo la prima glaciazione nota dell'Antartico nell'Eocene [60 milioni di anni fa] il continente non rimase glaciale ma sub episodi successivi di clima caldo.1222

Reperto 5
Il 25 dicembre 1990, mentre lavoravano nell'Antartico a 1830 metri sopra il livello del mare e a 400 chilometri dal Polo Sud, i geologi Barrie McKelvey e David Harwood scoprirono i resti fossili di una foresta litoranea meridionale decidua risalente a un'epoca compresa tra i due e i tre milioni di anni fa.1223

Reperto 6
Nel 1986 la scoperta di legno e piante fossilizzati dimostr che probabilmente parti dell'Antartico erano sgombre dai ghiacci appena due milioni e mezzo di anni fa. Scoperte successive rivelarono che alcune localit del continente erano libere dai ghiacci 100.000 anni fa.1224

Reperto 7
Come abbiamo visto nella Parte I, le carote sedimentarie estratte dal fondo del Mare di Ross da una delle Spedizioni Antartiche di Byrd forniscono la prova conclusiva che grandi fiumi, le cui acque trasportavano sedimenti decisamente a grana fine scorrevano in questa parte dell'Antartico forse addirittura fino al 4000 a.C. Per citare la relazione del dottor Jack Hough dell'Universit dell'Illinois: La registrazione dei dati delle carote N-5 rivela la presenza di sedimenti marini glaciali dall'epoca attuale fino a 6000 anni fa. Da 6000 a 15.000 anni fa il sedimento  a grana fine con l'eccezione di un unico granulo in corrispondenza di circa 12.000 anni fa. Ci fa pensare a un'assenza di ghiacci dall'area durante quel periodo, tranne forse un iceberg vagante 12.000 anni fa.1225

Reperto 8
Il Mappamondo di Oronzio Fineo esaminato nella Parte I raffigura accuratamente il Mare di Ross cos come apparirebbe se fosse sgombro dai ghiacci e, inoltre, mostra le alte catene di montagne costiere dell'Antartico gi dalle quali scorrono grandi fiumi, in punti in cui oggi ci sono solo ghiacciai profondi chilometri.1226
Charles Hapgood, The Path Of The Pole, 1970 pp. 111 e segg. : Capita di rado che indagini geologiche ricevano conferme importanti da parte dell'archeologia; tuttavia, in questo caso, sembra che la questione della deglaciazione del Mare di Ross trovi conferma in un'antica mappa che  in qualche modo sopravvissuta per molte migliaia di anni... Fu scoperta e pubblicata nel 1531 dal geografo francese Oronce Fine [Oronzio Fineo] ed  inclusa nel suo mappamondo...
 stato possibile stabilire l'autenticit di questa mappa. Ci sono voluti anni di ricerche per ricostruire la proiezione di questa antica carta geografica. Come si scopr, era stata disegnata secondo una sofisticata proiezione cartografica che utilizzava la trigonometria sferica, e aveva un carattere talmente scientifico da riportare oltre cinquanta localit del continente antartico con una precisione che fu raggiunta dalla moderna scienza cartografica solo nel diciannovesimo secolo. E, naturalmente, nel 1531, quando questa mappa fu pubblicata per la prima volta, non si sapeva assolutamente nulla dell'Antartico. In epoca moderna il continente non fu scoperto prima del 1818 circa, e fu rilevato per intero solo dopo il 1920...1227

Reperto 9
La Mappa di Buache, esaminata anch'essa nella Parte I, raffigura con accuratezza la topografia subglaciale dell'Antartico.1228 Si tratta di un caso, oppure  possibile che il continente sia stato davvero completamente sgombro dai ghiacci in un'epoca abbastanza recente perch i cartografi di una civilt perduta avessero l'opportunit di rilevarla?

Reperto 10
L'altra faccia della medaglia. Se le terre che attualmente si trovano all'interno del Circolo Polare Antartico un tempo erano temperate o tropicali, che dire di quelle situate all'interno del Circolo Polare Artico? Subirono gli stessi drammatici cambiamenti climatici, facendo cos pensare all'azione di qualche fattore comune?
  Sull'isola Spitzbergen (Svalbard), foglie di palma lunghe tre metri e tre metri e mezzo si sono fossilizzate, insieme a crostacei marini di una specie che poteva vivere solo in acque tropicali. Questo fatto indica che un tempo le temperature dell'Oceano Artico erano simili a quelle attuali del Golfo di Bengala o del Mar dei Caraibi. Spitzbergen si trova a mezza strada tra la punta settentrionale della Norvegia e il Polo Nord, a una latitudine di 80 gradi nord. Oggi, le navi riescono ad aprirsi un varco nel ghiaccio e raggiungere Spitzbergen solo per circa due o al massimo tre mesi all'anno.1229
  Esistono testimonianze fossili inequivocabili che stazioni di tassodi prosperavano entro un raggio di 800 chilometri dal Polo Nord nel Miocene [tra 20 milioni e 6 milioni di anni fa], e che nello stesso periodo a Spitzbergen crescevano le ninfee: Le flore mioceniche della Terra di Grinnell, della Groenlandia e di Spitzbergen esigevano tutte condizioni climatiche temperate con umidit abbondante. Le ninfee di Spitzbergen avevano bisogno di corsi d'acqua per la maggior parte dell'anno. A proposito della flora di Spitzbergen, bisogna tener presente che l'isola si trova immersa nel buio polare per sei mesi all'anno.  situata all'interno del Circolo Polare Artico, altrettanto a nord del Labrador di quanto il Labrador  a nord delle Bermuda.1230
  Durante l'ultimo Periodo Glaciale, alcune isole dell'Oceano Artico rimasero sempre libere dai ghiacci. Sull'Isola di Baffin, per esempio, a 1400 chilometri dal Polo Nord, resti di ontani e betulle trovati nella torba suggeriscono che meno di 30.000 anni fa godessero di un clima molto pi caldo rispetto a oggi. Queste condizioni prevalsero fino a 17.000 anni fa: Durante la glaciazione del Wisconsin, in mezzo all'Oceano Artico c'era un rifugio dal clima temperato per la flora e la fauna che non potevano vivere in Canada e negli Stati Uniti.1231
  Scienziati russi hanno concluso che l'Oceano Artico era caldo durante la maggior parte dell'ultimo Periodo Glaciale. Una relazione degli accademici Saks, Belov e Lapina relativa a molte fasi delle loro ricerche oceanografiche, mette in evidenza l'arco di tempo che va da 32.000 anni fa circa a 18.000 anni fa circa come un periodo durante il quale prevalsero condizioni climatiche particolarmente calde.1232
  Come abbiamo visto nella Parte IV, innumerevoli mammiferi a sangue caldo adattati ai climi temperati furono congelati all'istante, e i loro corpi conservati nel permafrost, in una vasta fascia di morte che inizia dallo Yukon, attraversa l'Alaska per poi inoltrarsi nel cuore della Siberia settentrionale. Sembra che questa distruzione si sia verificata in gran parte durante l'undicesimo millennio a.C., anche se nel 13.500 a.C. ci fu un precedente di estinzioni su vasta scala.1233
  Abbiamo anche visto (nel capitolo ventisettesimo) che l'ultimo Periodo Glaciale fin tra il 15.000 e l'8000 a.C., ma soprattutto tra il 14.500 e il 12.500 a.C., con una recrudescenza particolarmente violenta nell'undicesimo millennio a.C. Durante questo arco di tempo geologicamente breve, ghiacci spessi fino a tremila metri che coprivano milioni di chilometri quadrati e avevano impiegato pi di 40.000 anni a formarsi improvvisamente e inspiegabilmente si sciolsero:  senz'altro ovvio che questo fatto non poteva essere una conseguenza dell'azione graduale dei fattori climatici solitamente chiamati in causa per spiegare i periodi glaciali... La rapidit con cui si sono sciolti i ghiacci fa pensare all'influsso di qualche fattore eccezionale sul clima...1234

Il gelido carnefice
L'influsso di qualche fattore eccezionale sul clima...
Fu uno scorrimento di 30 dell'intera massa della litosfera a porre bruscamente termine al Periodo Glaciale nell'emisfero boreale (spingendo le zone pi ghiacciate verso sud rispetto al polo settentrionale dell'asse di rotazione)? In tal caso, perch lo stesso scorrimento di 30 dell'intera massa della litosfera non avrebbe potuto far ruotare un continente dell'emisfero australe, di nove milioni di chilometri quadrati e in gran parte sgombro dai ghiacci, da latitudini temperate a una posizione immediatamente sopra il polo meridionale dell'asse di rotazione?
Riguardo alla questione della sua mobilit, oggi sappiamo che l'Antartico  mobile e, pi precisamente, che si  spostato, perch un tempo ci crescevano gli alberi e gli alberi non possono assolutamente crescere a latitudini in cui ci sono sei mesi di buio ininterrotto.
Quello che non sappiamo (e forse non sapremo mai per certo)  se questo spostamento fu una conseguenza dello scorrimento della crosta terrestre, della deriva dei continenti, o di qualche altro fattore inimmaginato.
Prendiamo per un momento in considerazione l'Antartico.
Abbiamo gi visto che  grande. Occupa una superificie di 8,8 milioni di chilometri quadrati, e attualmente  ricoperto da qualcosa come oltre 11,2 milioni di chilometri cubici di ghiaccio del peso stimato di diciannove quadrilioni di tonnellate (19 seguito da 15 zeri).1235 I teorici dello scorrimento della crosta terrestre sono preoccupati perch questa immensa cappa di ghiaccio aumenta inesorabilmente in dimensioni e peso: al ritmo di 470 chilometri cubici all'anno, quasi quanto se ogni anno il lago Ontario si congelasse e andasse ad aggiungersi a essa.1236
Si teme che, abbinato agli effetti della precessione, dell'obliquit, dell'eccentricit dell'orbita, dello stesso moto centrifugo della terra e dell'attrazione gravitazionale del sole, della luna e dei pianeti, l'enorme fardello di ghiacci in continua espansione dell'Antartico potrebbe costituire il fattore scatenante decisivo di un imponente scorrimento della crosta:
La crescente cappa di ghiaccio del Polo Sud [scriveva alquanto pittorescamente Hugh Auchincloss Brown nel 1967]  diventata una furtiva, silenziosa e inesorabile forza della natura, il risultato dell'energia creata dalla sua rotazione eccentrica. La cappa di ghiaccio  il pericolo strisciante, la minaccia mortale e il carnefice della nostra civilt.1237
Questo carnefice determin la fine dell'ultimo Periodo Glaciale nell'emisfero boreale avviando, tra il 15.000 e l'8000 a.C., uno spostamento della crosta durato settemila anni: uno spostamento che forse raggiunse il culmine della rapidit, ed ebbe i suoi effetti pi devastanti tra il 14.500 e il 10.000 a.C.1238 Oppure gli improvvisi e drammatici cambiamenti del clima subiti dall'emisfero boreale in quel periodo furono la conseguenza di qualche altro agente catastrofico contemporaneamente capace di sciogliere milioni di chilometri cubici di ghiaccio e di innescare l'incremento su scala mondiale dei vulcanismi che accompagnarono lo scioglimento1239
I geologi moderni sono contrari alle catastrofi, o meglio al catastrofismo, e preferiscono seguire la dottrina attualista, secondo cui processi esistenti, come in atto ora sono sufficienti per spiegare tutti i cambiamenti geologici. Il catastrofismo, invece, sostiene che i cambiamenti della crosta terrestre sono stati generalmente provocati all'improvviso da forze fisiche.1240 A ogni modo,  possibile che il meccanismo responsabile degli sconvolgimenti subiti dalla terra alla fine dell'ultimo Periodo Glaciale fosse un evento geologico al tempo stesso catastrofico e uniforme?
Il grande biologo Sir Thomas Huxley osserv nel diciannovesimo secolo:
Personalmente non mi sembra che ci sia alcun tipo di antagonismo teorico tra il Catastrofismo e l'Attualismo. Mi si conceda di illustrare la mia tesi con l'analogia. Il meccanismo di un orologio  un modello di azione uniforme. La precisione cronometrica significa uniformit di azione. Ma lo scoccare di un orologio  essenzialmente una catastrofe. Si potrebbe sistemare il martelletto in modo che facesse esplodere un barile di polvere da sparo, o provocasse un allagamento e, con i dovuti accorgimenti, l'orologio, anzich segnare le ore, potrebbe battere a ogni genere di intervalli irregolari, mai due volte nello stesso modo quanto alla forza e al numero dei suoi rintocchi. Nondimeno, tutte queste catastrofi irregolari e apparentemente disordinate sarebbero il risultato di un'azione assolutamente attualistica, e potremmo ritrovarci con due scuole di teorici degli orologi, una che studierebbe il martelletto e l'altra il pendolo.1241
La deriva dei continenti potrebbe essere il pendolo?
Lo scorrimento della crosta terrestre potrebbe essere il martelletto?

Marte e la Terra
Si pensa che scorrimenti della crosta si siano verificati su altri pianeti. Nel numero del dicembre 1985 di Scientific American, Peter H. Schultz richiam l'attenzione sui crateri meteoritici visibili sulla superficie di Marte. I crateri delle zone polari recano un marchio particolare, perch le meteoriti atterranno in mezzo agli spessi depositi di polvere e ghiaccio che si accumulano in quelle regioni. Al di fuori degli attuali circoli polari di Marte, Schultz individu altre due zone simili: Si tratta di zone diametralmente opposte: sono situate l'una agli antipodi dell'altra. I depositi rivelano numerosi processi e caratteristiche simili dei poli attuali, ma le due zone sono situate in prossimit di quello che oggi  l'equatore...
Che cosa poteva aver causato questo effetto? Basandosi sull'evidenza, Schultz avanz la teoria secondo cui il meccanismo responsabile doveva essere lo spostamento dell'intera litosfera, la parte solida esterna del pianeta, come un'unica placca... [Presumibilmente questo spostamento si verific] a rapidi scatti intervallati da lunghe pause.1242
Se gli scorrimenti crostali possono verificarsi su Marte, perch non dovrebbero verificarsi sulla Terra? E se non si verificano sulla terra, come spieghiamo il fatto altrimenti spinoso che apparentemente non una sola delle cappe di ghiaccio accumulatesi in varie parti del mondo durante l'ultimo Periodo Glaciale si sia formata in corrispondenza - o nelle vicinanze - di uno degli attuali poli1243 Al contrario, le zone terrestri caratterizzate dai segni di una glaciazione passata presentano una distribuzione molto ampia. Se non possiamo accettare la possibilit degli spostamenti crostali, dobbiamo trovare qualche altro modo per spiegare perch apparentemente alcune cappe di ghiaccio raggiunsero il livello del mare all'interno dei tropici su tre continenti: l'Asia, l'Africa e l'Australia.1244
La soluzione proposta da Charles Hapgood a questo problema  semplice, estremamente ingegnosa e non costituisce un affronto al buonsenso:
L'unico periodo glaciale che  spiegato adeguatamente  quello attuale dell'Antartico. Esiste un modo eccellente per spiegare la sua presenza. C', com' assai ovvio, perch l'Antartico si trova al polo, e per nessuna altra ragione. Non esistono variazioni del calore del sole, polveri galattiche, vulcanismi, correnti subcrostali, disposizioni di rilievi emersi o correnti marine che spieghino questo fatto. La migliore teoria per spiegare un periodo glaciale, potremmo concludere,  che la zona in questione era situata al polo. In questo modo giustifichiamo le calotte glaciali indiane e africane, sebbene un tempo occupassero regioni che ora si trovano nei tropici. Spieghiamo tutte le calotte glaciali di dimensioni continentali allo stesso modo.1245
Praticamente la logica non fa una grinza. O ammettiamo che la calotta glaciale antartica  la prima calotta glaciale di dimensioni continentali che sia mai stata situata al polo - il che sembra improbabile - oppure siamo obbligati a immaginare che si sia verificato uno scorrimento della crosta terrestre o un meccanismo analogo.

Ricordi dell'alba polare?
Forse i nostri antenati hanno conservato nelle loro tradizioni pi antiche i ricordi di uno scorrimento. Abbiamo visto alcuni di questi ricordi nella Parte IV: miti di cataclismi che sembrano descrizioni fatte da testimoni oculari della serie di disastri geologici che accompagn la fine dell'ultimo Periodo Glaciale nell'emisfero boreale.1246 Esistono anche altri miti, che forse ci sono stati tramandati da quell'epoca, compresa tra il 15.000 e il 10.000 a.C. Tra questi ce ne sono diversi che parlano di terre degli di e di antichi paradisi, i quali nelle narrazioni sono tutti situati a sud (per esempio, il Ta-Neteru degli egizi) e apparentemente molti hanno subito periodi di condizioni climatiche polari.
Il Mahabharata, il grande poema epico indiano, cos descrive il Monte Meru, la terra degli di:
A Meru ogni giorno il sole e la luna descrivono un arco da sinistra a destra, e cos fanno tutte le stelle... Cos la montagna con il suo splendore vince le tenebre della notte, sicch si riesce a malapena a distinguere la notte dal giorno... Insieme il giorno e la notte corrispondono a un anno per gli abitanti di quel luogo...1247
Analogamente, come il lettore ricorder dal capitolo venticinquesimo, sembra che Airyana Vaejo, il mitico paradiso e l'antica patria degli ariani avestici della Persia, divenne inabitabile per il sopraggiungere improvviso di una glaciazione. In anni meno lontani veniva descritto come un luogo in cui si vedono le stelle, la luna e il sole sorgere e tramontare solo una volta all'anno, e un anno pare un giorno appena.1248
Nel Surya Siddhanta, un antico testo indiano, leggiamo: Una volta che  sorto, gli di contemplano il sole per sei mesi.1249 Il settimo mandala dei Rg-Veda contiene numerosi inni all'Alba. Uno di questi (VII, 76) narra che l'alba ha innalzato il suo vessillo sull'orizzonte con l'usuale splendore, e nel versetto 3 riferisce che un periodo di diversi giorni pass tra la prima comparsa dell'aurora e il successivo sorgere del sole.1250 Un altro passo afferma che molti giorni trascorsero tra i primi raggi dell'alba e il levar del sole vero e proprio.1251
Si tratta di descrizioni di condizioni polari fatte da testimoni oculari?
Anche se non lo sapremo mai con certezza, forse ha qualche attinenza il fatto che nelle tradizioni indiane i Veda sono considerati testi rivelati, tramandati dall'epoca degli dei.1252 E forse ha anche qualche attinenza il fatto che nel descrivere i processi di trasmissione, tutte le tradizioni fanno riferimento ai pralayas (cataclismi), i quali di quando in quando si abbattono sul mondo, e sostengono che in concomitanza con ciascuno di questi i testi scritti vengono fisicamente distrutti. Tuttavia, a ogni distruzione sopravvivono certi Rishis o uomini saggi, i quali
divulgano daccapo, all'inizio della nuova era, la conoscenza che hanno ereditato come un lascito sacro dai loro antenati nell'era precedente... Cos, ogni manvantara o era ha un Veda proprio, che differisce solo nell'espressione e non nel senso dai Veda antidiluviani.1253

Un'epoca di scompiglio e tenebre
Come ogni geografo dilettante ben sa, il nord vero (il Polo Nord) non coincide esattamente con il nord magnetico (la direzione in cui puntano gli aghi delle bussole). Infatti, il polo nord magnetico  attualmente situato nel Canada settentrionale, a circa 11 gradi dal vero Polo Nord.1254 Recenti progressi in materia di paleomagnetismo hanno dimostrato che la polarit magnetica della terra si  invertita pi di 170 volte nel corso degli ultimi 80 milioni di anni...1255
Che cosa provoca queste inversioni di campo?
All'epoca in cui insegnava all'Universit di Cambridge, il geologo S. K. Runcorn pubblic un articolo su Scientific American che esponeva una tesi pertinente:
Non sembrano esserci dubbi sul fatto che il campo magnetico della terra sia in qualche modo legato alla rotazione del pianeta. E ci porta a una straordinaria scoperta riguardante la rotazione stessa della terra... [L'inevitabile conclusione  che]  cambiato anche l'asse di rotazione della terra. In altre parole, il pianeta si  spostato rotolando, e ha cambiato la posizione dei poli geografici.1256
A quanto pare, Runcorn immagina una capriola completa di 180 gradi dei due poli, mentre la terra letteralmente capitombolava, anche se siffatte letture paleomagnetiche sarebbero la conseguenza di uno scorrimento della crosta sopra i poli geografici. Nell'uno o nell'altro modo, le conseguenze per la civilt, e anche per tutte le forme di vita, sarebbero state di una gravit inimmaginabile.
Naturalmente, pu darsi che Runcorn si sbagli; forse le inversioni di campo si possono verificare in assenza di altri sconvolgimenti.
Ma pu anche darsi che abbia ragione.
Secondo alcuni servizi apparsi su Nature e New Scientist, l'ultima inversione geomagnetica si concluse proprio 12.400 anni fa, durante l'undicesimo millennio a.C.1257
Questo, naturalmente,  esattamente il millennio in cui, a quanto pare, and distrutta l'antica civilt di Tiahuanaco nelle Ande. A quello stesso millennio riportano gli allineamenti e la planimetria dei grandi monumenti astronomici dell'altopiano di Giza, e la conformazione dell'erosione della Sfinge. Inoltre, fu nell'undicesimo millennio a.C. che il precoce esperimento agricolo egizio fall all'improvviso. Analogamente, proprio nell'undicesimo millennio a.C. un'infinit di specie di grandi mammiferi scomparve in diverse parti del mondo per effetto dell'estinzione. L'elenco potrebbe continuare: bruschi innalzamenti del livello dei mari, venti di forza-uragano, tempeste, disturbi vulcanici e cos via.
Gli scienziati prevedono che la prossima inversione dei poli magnetici della terra avverr intorno al 2030.1258
Si tratta dell'annuncio di un disastro planetario? Dopo 12.500 anni di oscillazioni del pendolo, sta per battere il martelletto?

Reperto 11
Yves Rocard, professore presso la Facolt di Scienze di Parigi: I nostri moderni sismografi sono sensibili al 'rumore' di agitazioni esigue che si verifichino in qualsiasi punto della terra, anche in totale assenza di onde sismiche. In questo rumore si pu riconoscere una vibrazione prodotta dall'uomo (per esempio, un treno lontano quattro chilometri, oppure una grande citt distante dieci chilometri), e anche un effetto atmosferico (dal cambiamento di pressione del vento sul terreno), e a volte capita addirittura di registrare gli effetti di grandi tempeste lontane. Tuttavia, rimane un rullo continuo di scricchiolii della terra che non sono dovuti ad alcuna di [queste] cause...1259

Reperto 12
Il Polo Nord si  spostato di tre metri verso la Groenlandia lungo il meridiano di 45 gradi di longitudine ovest durante il periodo compreso tra il 1900 e il 1960... un ritmo di circa cinque centimetri all'anno. [Tra il 1900 e il 1968, per,] il polo si  spostato di circa sei metri. [Quindi, il polo] si  spostato di tre metri tra il 1960 e il 1968, risultando complessivamente un ritmo medio di circa nove centimetri all'anno... Se entrambe queste osservazioni erano accurate all'epoca in cui furono fatte, come abbiamo tutte le ragioni di credere, considerata l'eminenza degli scienziati in questione, allora ci troviamo davanti a un dato secondo cui la litosfera potrebbe essere attualmente in movimento [e stia subendo] un'accelerazione geometrica del ritmo del movimento...1260

Reperto 13
USA Today, mercoled 23 novembre 1994, pagina 9D:
INTERATTIVI NELL'ANTARTICO: studenti si collegano con Scienziati del Polo Sud
Il 10 gennaio Elizabeth Felton, una diciassettenne diplomata in una scuola pubblica di Chicago, apparir in una trasmissione a distanza in diretta dal Polo Sud. La Felton utilizzer i dati del Rilevamento Geologico Statunitense per riposizionare il segnale di rame che indica il Polo Sud geografico della terra allo scopo di compensare lo slittamento annuale della calotta glaciale.1261
 solo la calotta glaciale che slitta, oppure  tutta la crosta terrestre che si muove? E quello che ha avuto luogo il 10 gennaio 1995 era semplicemente un insolito progetto pedagogico interattivo, oppure senza saperlo Elizabeth Felton ha documentato la costante accelerazione geometrica del moto della crosta?
Gli scienziati ritengono di no. Tuttavia, come vedremo nell'ultimo capitolo, il secolo a venire  indicato in una straordinaria convergenza di antiche profezie e credenze come un'epoca di scompiglio e tenebre senza precedenti, in cui l'iniquit tramer in segreto, e il Quinto Sole e il Quarto Mondo avranno termine...

Reperto 14
Kobe, Giappone, marted, 17 gennaio 1995: La repentinit con cui il terremoto ha colpito  stata quasi crudele. Un momento dormivamo profondamente, e subito dopo il pavimento - tutto il palazzo - si  trasformato in gelatina. Ma non  un movimento fluido lievemente ondeggiante.  un tremore che sconquassa, che rimescola le budella, di proporzioni terribili...
Sei a letto, il posto pi sicuro al mondo. Il tuo letto poggia sul pavimento, che fino a quel momento consideravi un terreno solido. E senza preavviso il mondo si trasforma in un nauseabondo viaggio sulle montagne russe, e vorresti scendere.
Forse la cosa pi terribile  il rumore. Non  il sordo rombo del tuono, ma un fracasso assordante, mugghiante, che viene da ogni parte e da nessuna, e sembra di sentire la fine del mondo. (Racconto di un testimone oculare del terremoto di Kobe di Dennis Kessler, Guardian, Londra, 18 gennaio 1995. La scossa dur venti secondi, registrando 7,2 gradi sulla scala Richter, e fece pi di cinquemila vittime.)

52

COME UN LADRO NELLA NOTTE
Al mondo esistono certe costruzioni, certe idee, certi patrimoni intellettuali che sono veramente misteriosi. Comincio a sospettare che il genere umano, nel tralasciare le implicazioni di questi misteri, si sia cacciato in un grave pericolo.
Abbiamo la capacit, unica nel regno animale, di imparare dall'esperienza dei nostri predecessori. Dopo Hiroshima e Nagasaki, per esempio, due generazioni sono cresciute nella consapevolezza dell'orribile distruzione che scatenano le armi nucleari. Anche i nostri figli ne saranno consapevoli, senza averla conosciuta direttamente, e la tramanderanno ai propri figli. In teoria, perci, la conoscenza degli effetti delle bombe atomiche  diventata parte del retaggio storico permanente dell'umanit. Spetta a noi decidere se beneficiare oppure no di questo retaggio. Comunque, la conoscenza rimane a nostra disposizione, nel caso volessimo usufruirne, dal momento che  stata conservata e tramandata in documenti scritti, in archivi cinematografici, in dipinti allegorici, in memoriali di guerra, e cos via.
Non a tutte le testimonianze del passato viene riconosciuta la stessa importanza dei documenti di Hiroshima e Nagasaki. Al contrario, come la Bibbia canonica, il corpus di conoscenze che chiamiamo Storia  un prodotto culturale riveduto da cui sono state tralasciate molte cose. In particolare, i riferimenti alle esperienze umane precedenti all'invenzione della scrittura, risalenti a circa cinquemila anni fa, sono stati integralmente omessi, e mito  diventato sinonimo di chimera. E se chimera non fosse?
Supponiamo che un terribile cataclisma si abbattesse oggi sulla terra, cancellando le imprese della nostra civilt ed eliminandoci quasi tutti. Supponiamo, per parafrasare Platone, che fossimo costretti da questo cataclisma a ricominciare daccapo come bambini, nella completa ignoranza di quello che era successo ai tempi antichi.1262 In simili circostanze, tra dieci o dodicimila anni (quando la distruzione di tutti i documenti scritti e gli archivi cinematografici sar un fatto risalente a un'epoca remota), quale testimonianza degli avvenimenti delle citt giapponesi di Hiroshima e Nagasaki dell'agosto 1945, era cristiana, potrebbero conservare ancora i nostri discendenti?
 facile immaginare che potrebbero parlare in termini mistici di esplosioni da cui scaturirono un terribile splendore accecante e un immenso calore.1263 N saremmo troppo sorpresi apprendendo che avrebbero dato una descrizione mitica di questo tenore:
Le fiamme dei missili caricati dai Brahmastra si mescolarono le une alle altre, e cinte da archi infuocati coprirono la terra, il cielo e lo spazio intermedio aumentando la conflagrazione come il fuoco e il Sole alla fine del mondo... Tutte le creature che furono bruciate dai Brahmastra, e videro il terribile fuoco dei loro missili, pensarono fosse il fuoco del Pralaya [il cataclisma] che incenerisce il mondo.1264
E l'Enola Gay, che trasport la bomba di Hiroshima? Come ricorderebbero i nostri discendenti quello strano aeroplano e le squadriglie di altri apparecchi identici che sciamarono nei cieli del pianeta terra nel ventesimo secolo dell'era cristiana? Non  possibile, perfino probabile, che serberebbero tradizioni di carri celesti, di cocchi celestiali e di grandi macchine volanti, addirittura di citt aeree1265 Se lo facessero, forse si riferirebbero a siffatte meraviglie in termini mitici come questi:
  Oh, tu, Uparicara Vasu, la grande macchina aerea volante verr a te, e tu solo, di tutti i mortali, seduto su quel veicolo sembrerai una divinit.1266
  Visvakarna, l'architetto degli Di, costruiva veicoli aerei per gli Di.1267
  Oh tu, discendente di Kurus, quell'essere malvagio venne sul veicolo volante automatico che tutto attraversa chiamato Saubhapura e mi trafisse con le armi.1268
  Entr nel palazzo divino preferito di Indra e vide migliaia di veicoli volanti destinati agli Dei.1269
  Gli Di arrivarono a bordo dei rispettivi veicoli volanti per assistere alla battaglia tra Kripacarya e Arjuna. Perfino Indra, il Signore del Cielo, venne su uno speciale tipo di veicolo volante capace di accogliere 33 esseri divini.1270
Tutte queste citazioni sono tratte dai Purana Bhagavata e dal Mahabharata, due gocce nel mare dell'antica letteratura erudita del subcontinente indiano. E siffatte immagini ricorrono in molte altre tradizioni arcaiche. Per dare un unico esempio (come abbiamo visto nel capitolo quarantaquattresimo), i Testi delle Piramidi sono pieni di anacronistiche immagini di volo:
Il Re  una fiamma, che si muove davanti al vento sino alla fine del cielo e alla fine della terra... il Re viaggia l'aria e traversa la terra... a lui viene portata una via per ascendere al cielo...1271
 possibile che i continui riferimenti nelle letterature arcaiche a qualcosa che somiglia all'aviazione costituiscano una valida testimonianza storica delle conquiste di un'era tecnologica remota e dimenticata?
Non lo sapremo mai, se non cerchiamo di scoprirlo. E finora non lo abbiamo fatto perch la nostra cultura razionale e scientifica considera i miti e le tradizioni astorici.
Indubbiamente molti lo sono. Ma alla fine dell'indagine su cui si basa il presente libro, emerger, ne sono convinto, che molti altri non lo sono...

A beneficio delle generazioni future dell'umanit
Ecco uno scenario:
Immaginiamo di aver calcolato, in base a prove fondate e al di l di qualsiasi dubbio, che presto la nostra civilt sar distrutta da un cataclisma geologico di proporzioni titaniche, uno scorrimento di 30 della crosta terrestre, per esempio, o una collisione frontale con un asteroide di ferro-nichel largo quindici chilometri in rotta verso di noi a velocit cosmica.
Ovviamente, all'inizio regnerebbero il panico e la disperazione. Tuttavia - con un preavviso tempestivo - si prenderebbero misure per fare in modo che ci fossero alcuni superstiti e che una parte di quello che era il nostro sapere scientifico superiore pi prezioso venisse conservato a beneficio delle generazioni future.
Fatto strano, lo storico ebreo Giuseppe Flavio (che scriveva nel primo secolo d.C.) attribuisce proprio questo comportamento agli intelligenti e prosperi abitanti del mondo antidiluviano che erano vissuti prima del cataclisma in una condizione felice senza essere colpiti da disgrazie di sorta:1272
Furono anche gli inventori di quella particolare branca del sapere che studia i corpi celesti e il loro ordine. E per impedire che le loro invenzioni andassero perdute - in base alla predizione di Adamo secondo cui il mondo doveva essere distrutto una volta dalla forza del fuoco, e un'altra dalla violenza e dalla copia dell'acqua - eressero due colonne, una di mattoni, l'altra di pietra: incisero le loro scoperte su entrambe, affinch se la colonna di mattoni fosse stata distrutta dal Diluvio, quella di pietra sarebbe rimasta e avrebbe rivelato quelle scoperte all'umanit; e l'avrebbe anche informata dell'esistenza di un'altra colonna di mattoni innalzata da loro...1273
Analogamente, quando visit l'Egitto nel diciassettesimo secolo, l'astronomo di Oxford John Greaves raccolse certe antiche tradizioni locali che attribuivano la costruzione delle piramidi di Giza a un mitico re antidiluviano:
La causa fu che in sogno egli vide che tutta la terra si era capovolta, e i suoi abitanti stavano distesi a faccia in gi mentre le stelle precipitavano e si scontravano facendo un terribile fracasso... Ed egli si svegli pieno di paura, e radun i capi sacerdoti di tutte le province d'Egitto... Li inform dell'intera questione e questi misurarono l'altitudine delle stelle, trassero i presagi, e predissero l'arrivo di un diluvio. Il re domand: si abbatter sul nostro paese? Loro risposero s, e lo distrugger. Poich rimanevano ancora alcuni anni, egli ordin frattanto che fossero costruite le Piramidi... E in esse incise tutte le cose narrate dai saggi, e cos anche tutte le scienze profonde, la scienza dell'Astrologia, dell'Aritmetica, della Geometria, e della Fisica. Tutto questo pu essere interpretato da chi conosce la loro scrittura e la loro lingua...1274
A giudicare dal valore apparente, il messaggio di entrambi questi miti sembra chiarissimo: certe costruzioni misteriose sparse per il mondo furono erette per conservare e trasmettere la conoscenza di una civilt progredita dell'antichit remota, che fu distrutta da un terribile sconvolgimento.
Poteva essere vero? E come dobbiamo interpretare altre strane tradizioni che ci sono pervenute dalla volta oscura della preistoria?
Come dobbiamo interpretare, per esempio, il Popol Vuh quando accenna con un linguaggio velato a un grande segreto del passato dell'umanit: un'et dell'oro ormai sepolta nell'oblio in cui tutto era possibile; un tempo magico di progresso scientifico e di miglioramento intellettuale in cui i Primi Uomini (che erano dotati di intelligenza) non solo misurarono la faccia tonda della terra ma esaminarono i quattro punti della volta del cielo.
Come il lettore ricorder, gli di si ingelosirono dei rapidi progressi fatti da questi esseri umani spuntati dal nulla che riuscirono a vedere, riuscirono a conoscere tutto ci che c' nel mondo.1275 Ben presto arriv il castigo divino: Il Cuore del Cielo gett una nebbia sui loro occhi... Cos vennero distrutte la loro sapienza e tutte le conoscenze dei quattro uomini [insieme al ricordo della loro] origine e [del loro] principio.1276
Il segreto di ci che avvenne non cadde mai del tutto nell'oblio perch un ricordo scritto di quei lontani Primi Tempi fu conservato fino alla venuta degli spagnoli, nei testi sacri del Popol Vuh originale. I maltrattamenti della conquista imposero di tenere quel documento primordiale nascosto a tutti eccetto che ai saggi iniziati ai pi alti livelli e rimpiazzarlo con un surrogato annacquato scritto in osservanza della legge cristiana:1277 Non  pi possibile vedere il libro del Popol Vuh, che i re avevano ai tempi antichi... Il libro originale, scritto molto tempo fa, esisteva, ma ora  celato agli occhi del ricercatore e del pensatore...1278
All'altro capo del mondo, tra i miti e le tradizioni del subcontinente indiano, esistono altre allettanti tracce di segreti nascosti. Nella versione puranica della storia del diluvio universale, poco prima che si scatenasse l'inondazione, il dio pesce Visn avvert il suo protetto umano che doveva nascondere le Sacre Scritture in un posto sicuro per salvare la conoscenza delle stirpi antidiluviane dalla distruzione.1279 Analogamente, in Mesopotamia, la figura equivalente a No, Utnapishtim, ricevette l'ordine dal dio Ea di prendere l'inizio, la parte di mezzo e la fine di tutto ci che era stato consegnato alla scrittura e poi seppellirlo nella Citt del Sole a Sippara.1280 Una volta che le acque del diluvio si furono dileguate, i superstiti ricevettero l'ordine di recarsi l dove sorgeva la Citt del Sole e cercare gli scritti che, come avrebbero scoperto, contenevano una conoscenza utile per le generazioni future dell'umanit.1281
Fatto alquanto strano, proprio la Citt del Sole egiziana, Innu, conosciuta dai greci con il nome di Eliopoli, era considerata durante tutto il periodo dinastico la fonte e il centro della saggezza superiore tramandata agli uomini mortali dal favoloso Primo Tempo degli di. A Eliopoli furono collazionati i Testi delle Piramidi, ed erano i sacerdoti eliopolitani - o meglio il culto eliopolitano - ad avere in custodia i monumenti della necropoli di Giza.

Non solo Kilroy  stato qui
Torniamo al nostro scenario:
1  Sappiamo che la nostra civilt postindustriale, della fine del ventesimo secolo sta per essere distrutta da un inevitabile cataclisma cosmico o geologico;
2  sappiamo - dal momento che possediamo una scienza di ottimo livello - che la distruzione sar quasi totale;
3  mobilitando imponenti risorse tecnologiche, mettiamo le nostre menti migliori al lavoro per trovare il modo di far sopravvivere alla catastrofe almeno una piccola parte della nostra specie, e di serbare il cuore della nostra conoscenza scientifica, medica, astronomica, geografica, architettonica e matematica;
4  naturalmente siamo consapevoli che abbiamo ben poche probabilit di successo su entrambi i versanti; tuttavia, galvanizzati dalla prospettiva dell'estinzione, facciamo uno sforzo immane per costruire Arche, Var o robusti recinti in cui possano rifugiarsi i superstiti eletti, e concentriamo la nostra considerevole ingegnosit sulle modalit in cui trasmettere l'essenza del sapere che abbiamo accumulato durante i cinquemila anni della nostra storia scritta.
Cominciamo preparandoci al peggio. Immaginiamo che ci saranno dei superstiti, ma anche che il cataclisma li catapulter indietro all'Et della Pietra. Consapevoli che una civilt progredita come la nostra avr bisogno di dieci, dodicimila anni per risorgere come una fenice dalle ceneri, una delle nostre priorit assolute  trovare un modo per comunicare con quella ipotetica civilt futura. Se non altro vorremmo dirle: KILROY  STATO QUI! ed essere sicuri che riceva il messaggio, qualunque sia la lingua usata o le inclinazioni etiche, religiose, ideologiche, metafisiche o filosofiche rivelate dalla sua societ.
Sono sicuro che non ci accontenteremmo di dire solo Kilroy  stato qui. Per esempio, vorremmo dire - a quei lontani nipoti - quando vivemmo rispetto alla loro epoca.
Come faremmo? Come esprimeremmo, poniamo, l'anno 2012 d.C. in una lingua abbastanza universale da poter essere interpretata e capita di qui a dodicimila anni da una civilt completamente all'oscuro sia dell'era cristiana sia di tutte le altre con cui esprimiamo la cronologia?
Una soluzione ovvia sarebbe quella di ricorrere alla magnifica prevedibilit della precessione assiale della terra, che ha l'effetto di alterare lentamente e regolarmente la declinazione dell'intero campo stellare rispetto a un osservatore che si trovi in un punto fisso, e che con la stessa lentezza e la stessa regolarit ruota intorno al punto equinoziale rispetto alle dodici costellazioni zodiacali. Dalla prevedibilit di questo movimento consegue che se potessimo trovare un modo per dichiarare: vivemmo quando l'equinozio di primavera cadeva nella costellazione dei pesci forniremmo un mezzo per individuare la nostra epoca entro un periodo di 2160 anni in ogni immenso ciclo di precessione di 25.920 anni.
L'unico inconveniente di questo piano diverrebbe chiaro se una civilt equivalente alla nostra non riuscisse a sorgere entro 12.000 o anche 20.000 anni dal cataclisma, ma impiegasse molto pi tempo, magari addirittura 30.000 anni. In tal caso, un monumento o un espediente calendaristico che dichiarasse vivemmo quando l'equinozio di primavera cadeva nella costellazione dei Pesci non sarebbe pi inequivocabile. Per esempio, se venisse scoperto da una cultura superiore fiorente ai primissimi tempi di una futura Era del Sagittario, potrebbe essere interpretato come vivemmo 4320 anni prima della vostra epoca, ossia, due interi mesi precessionali prima dell'Era del Sagittario (i mesi di 2160 anni dell'Aquario e del Capricorno). Ma potrebbe anche significare vivemmo 30.240 anni prima della vostra epoca, ossia i due mesi pi i 25.920 anni del ciclo completo di precessione precedente. Gli archeologi dell'Era del Sagittario non solo dovrebbero spremersi le meningi per trovare il significato del messaggio (cio, vivemmo quando l'equinozio di primavera cadeva nei pesci), ma avrebbero bisogno di altre tracce per stabilire in quale Era dei Pesci vivemmo: in quella pi recente, oppure in quella del precedente ciclo di precessione, o magari addirittura del ciclo prima ancora.
Naturalmente la geologia sarebbe d'aiuto per dare dei giudizi di cos vasta portata...

I civilizzatori
Se riuscissimo a trovare un modo per dire vivemmo nell'era dei pesci, e a specificare l'altitudine sopra l'orizzonte di certe stelle identificabili nella nostra epoca (poniamo, le stelle evidenti della cintura di Orione), saremmo in grado di segnalare le nostre date alle generazioni future con maggior precisione. In alternativa, potremmo fare come apparentemente fecero i costruttori delle piramidi di Giza, e disporre i nostri monumenti sul terreno secondo uno schema che rifletta esattamente la configurazione delle stelle nel cielo durante la nostra epoca.
Avremmo a disposizione diverse altre scelte e combinazioni di scelte, a seconda delle nostre condizioni, del livello di tecnologia disponibile, di quanto tempo prima saremmo preavvisati, e di quali fatti cronologici vorremmo trasmettere.
Poniamo il caso per esempio che non avessimo il tempo per fare gli opportuni preparativi prima della catastrofe. Supponiamo che il disastro, come il Giorno del Signore in 2 Pietro, 3, ci sorprendesse come un ladro nella notte.1282 Quali prospettive si troverebbe di fronte l'umanit?
Per effetto vuoi di una collisione con un asteroide, vuoi di uno scorrimento della crosta terrestre o di qualche altra causa cosmica o geologica, supponiamo che:
1  una devastazione di grandi proporzioni abbia avuto luogo in tutto il mondo;
2  sia sopravvissuto solo un numero relativamente esiguo di persone, la maggioranza delle quali riprecipita rapidamente nella barbarie;
3  tra questi superstiti ci sia una minoranza di visionari ben organizzati - compresi mastri muratori, scienziati, ingegneri, cartografi, matematici, medici e simili - i quali si dedicano a salvare il salvabile e a cercare sistemi per trasmettere la conoscenza al futuro, per il beneficio di coloro che poi riusciranno a capirla.
Chiamiamo questi ipotetici visionari i civilizzatori. Unendosi in gruppo - inizialmente per sopravvivere, in seguito per insegnare e condividere idee - potrebbero assumere alcune caratteristiche proprie degli usi e dei sistemi di credo di un culto religioso, fino a maturare un chiaro sentimento di missione e di identit comune. Con tutta probabilit ricorrerebbero a simboli efficaci e facilmente riconoscibili per rafforzare ed esprimere questo senso di una finalit comune: gli uomini potrebbero farsi crescere barbe imponenti, per esempio, o rasarsi la testa, e certe immagini archetipe come la croce, il serpente e il cane potrebbero essere utilizzate per accomunare i membri del culto al momento di partire per le loro missioni civilizzatrici in cui riaccenderanno i lumi della conoscenza in giro per il mondo.
Qualora dopo il cataclisma la situazione fosse piuttosto grave, ho idea che molti civilizzatori fallirebbero, o raggiungerebbero solo successi limitati. Ma poniamo il caso che un unico piccolo gruppo possedesse la capacit e la dedizione necessarie per creare una duratura e stabile testa di ponte, magari in una regione relativamente poco danneggiata dal disastro. Poi supponiamo che si verificasse un altro disastro inatteso - forse un contraccolpo o una serie di contraccolpi della prima catastrofe - e che la testa di ponte fosse quasi completamente annientata.
A questo punto che cosa accadrebbe? Che cosa verrebbe salvato da questo naufragio di un culto della saggezza che era stato a sua volta salvato da un naufragio pi grande?

La trasmissione dell'essenza
In circostanze favorevoli non  da escludere che l'essenza del culto riuscirebbe a sopravvivere, portata avanti da un nucleo di uomini e donne determinati. Ho anche idea che con le giuste tecniche di persuasione e indottrinamento, pi un sistema di reclutamento di nuovi adepti tra gli abitanti inselvatichiti del posto, un culto siffatto potrebbe perpetuarsi quasi all'infinito. Tuttavia, questo sarebbe possibile solo se i suoi membri (come gli ebrei che aspettano il Messia) fossero disposti a pazientare, per migliaia e migliaia di anni, finch avessero la certezza che fosse giunta l'ora di rivelarsi.
Se agissero in questo modo, e se il loro sacro obiettivo fosse davvero di conservare la conoscenza e di trasmetterla a una civilt evoluta del futuro,  facile immaginare che i membri del culto potrebbero essere descritti in termini simili a quelli utilizzati per il dio egizio della saggezza, che, a quel che si diceva, era
riuscito a comprendere i misteri dei cieli [e ad averli] rivelati trascrivendoli in libri sacri che poi nascose qui sulla terra, affinch le generazioni future li cercassero ma fossero trovati solo dai veramente degni...1283
Che cosa erano mai i misteriosi libri di Thot? Bisogna per forza immaginare che tutte le vantate informazioni contenute in essi dovessero essere trasmesse in forma di libri?
Per esempio, non vale la pena di chiedersi se i professori de Santillana e von Dechend non si siano guadagnati un posto tra i veramente degni quando decodificarono il progredito linguaggio scientifico racchiuso nei grandi miti universali della precessione? Cos facendo, non  possibile che si siano imbattuti in uno dei libri metaforici di Thot e abbiano letto l'antica scienza trascritta sulle sue pagine?
Analogamente, che dire delle scoperte di Posnansky a Tiahuanaco, e delle mappe di Hapgood? Che dire della nuova conoscenza che sta emergendo sull'et geologica della Sfinge? Che dire delle questioni sollevate dai blocchi giganteschi utilizzati nella costruzione del Tempio della Valle e del Tempio Mortuario? Che dire dei segreti che ora vengono carpiti a uno a uno, agli allineamenti astronomici, alle dimensioni e alle camere segrete delle piramidi?
Se anche queste sono letture dei libri metaforici di Thot, si direbbe che la schiera dei veramente degni sia in aumento, e che tra non molto potrebbero essere accessibili altre rivelazioni ancora pi sorprendenti...
Per tornare brevemente e per l'ultima volta al nostro scenario in evoluzione:
1  all'inizio del ventunesimo secolo dell'era cristiana, in prossimit della cuspide tra l'Era dei Pesci e quella dell'Aquario, la civilt cos come la conosciamo noi viene distrutta;
2  in mezzo agli sconvolti superstiti poche centinaia, o poche migliaia di individui si radunano per conservare i frutti della conoscenza scientifica della loro cultura e trasmetterli a un lontano e incerto futuro;
3  questi civilizzatori si dividono in piccoli gruppi e si spargono per il globo;
4  per la maggior parte falliscono, e muoiono; tuttavia, in certe zone, alcuni riescono a lasciare un'impronta culturale duratura;
5  dopo migliaia di anni - e forse dopo diverse false partenze - un ramo dell'originario culto della saggezza contribuisce alla comparsa di una civilt pienamente sviluppata...
Ovviamente, il parallelo di quest'ultima categoria va ancora una volta ricercato in Egitto. Vorrei seriamente proporre come ipotesi da verificare la possibilit che un culto del sapere scientifico, fondato dai superstiti di una grande civilt marinara perduta, si sia affermato nella Valle del Nilo addirittura nel quattordicesimo millennio a.C. Il culto avrebbe avuto come base Eliopoli, Giza e Abido, e forse anche altri centri, e avrebbe dato l'avvio alla precoce rivoluzione agricola egiziana. Successivamente, per, schiacciato dalle immense inondazioni e da altri sovvertimenti della terra che si verificarono nell'undicesimo millennio a.C., il culto sarebbe stato costretto a ripiegare e a ritirarsi in attesa che terminassero gli sconvolgimenti dell'ultimo Periodo Glaciale, senza sapere se il suo messaggio sarebbe sopravvissuto alle successive epoche oscure.
In siffatte circostanze, l'ipotesi suggerisce che un immenso e ambizioso progetto edilizio avrebbe costituito per gli adepti del culto un sistema per conservare e trasmettere informazioni scientifiche nel futuro, indipendentemente dalla loro sopravvivenza fisica. In altre parole, se avessero realizzato delle costruzioni abbastanza grandi, in grado di resistere ad archi di tempo immensi e cifrate da cima a fondo con il messaggio del culto, avrebbero potuto sperare che il messaggio fosse decodificato in un'epoca futura anche se allora il culto avesse cessato di esistere da molto tempo.
L'ipotesi propone che la spiegazione delle enigmatiche costruzioni dell'altopiano di Giza si riconduca a quanto segue:
1  che la grande Sfinge  veramente, come abbiamo sostenuto nei capitoli precedenti, un indicatore equinoziale dell'Era del Leone, e segnala una data della nostra cronologia compresa tra il 10.970 e l'8810 a.C;
2  che le tre piramidi principali sono davvero posizionate rispetto alla Valle del Nilo per replicare con esattezza le disposizioni delle tre stelle della Cintura di Orione rispetto al corso della Via Lattea nel 10.450 a.C.
Si tratta di un sistema assai efficace per specificare l'epoca dell'undicesimo millennio a.C. mediante l'utilizzazione del fenomeno della precessione, che  giustamente stato definito l'unico vero orologio del nostro pianeta.1284 Tanto per confondere le idee, per, sappiamo anche che la Grande Piramide contiene pozzi stellari bloccati sulla Cintura di Orione e Sirio nel 2450 a.C. circa.1285 L'ipotesi risolve l'anomalia degli anni mancanti immaginando che i pozzi stellari siano semplicemente un'opera successiva dello stesso longevo culto che originariamente predispose la planimetria di Giza nel 10.450 a.C. Naturalmente, l'ipotesi suggerisce anche che fu lo stesso culto, verso la fine di quella lacuna di 8000 anni, a costituire la prima scintilla della comparsa improvvisa e pienamente formata della civilt storica alfabetizzata dell'Egitto dinastico.
Restano da scoprire i motivi dei costruttori delle piramidi, i quali con tutta probabilit erano anche i misteriosi cartografi che rilevarono l'emisfero boreale del globo alla fine dell'ultimo Periodo Glaciale. In tal caso, potremmo anche chiederci perch questi architetti e navigatori altamente civilizzati e tecnicamente progrediti fossero ossessionati dall'idea di rilevare la graduale glaciazione dell'enigmatico continente australe dell'Antartico dal quattordicesimo millennio a.C. - quando, secondo i calcoli di Hapgood, fu disegnata la carta sorgente menzionata da Philippe Buache - sino all'incirca alla fine del quinto millennio a.C.
 possibile che si fossero cimentati nella stesura di un documento cartografico permanente della lenta cancellazione della loro patria?
E il loro incontenibile desiderio di trasmettere un messaggio al futuro mediante una gran variet di mezzi - miti, mappe, costruzioni, sistemi calendaristici, armonie matematiche - poteva essere collegato ai cataclismi e ai mutamenti della terra che avevano causato quella perdita?

Una missione urgente
Il possesso di una storia cosciente e formulata  una delle facolt che distingue gli esseri umani dagli animali. A differenza dei ratti, per esempio, o delle pecore, o delle mucche, o dei fagiani, abbiamo un passato che  staccato da noi. Perci ci  possibile, come ho gi affermato, apprendere dalle esperienze dei nostri predecessori.
 perch siamo ostinati, o fuorviati, o semplicemente sciocchi che ci rifiutiamo di dar credito a quelle esperienze a meno che non ci siano pervenute sotto forma di documenti storici attendibili? Ed  l'arroganza o l'ignoranza a indurci a tracciare una linea arbitraria che separa la storia dalla preistoria circa 5000 anni prima della nostra epoca, definendo i documenti della storia testimonianze valide e i documenti della preistoria primitive chimere?
A questo stadio dell'indagine in corso, l'istinto mi dice che forse ci siamo cacciati in una situazione pericolosa rifiutandoci per tanto tempo di sentire le interferenze delle voci ancestrali che ci arrivano sotto forma di miti. La mia  una convinzione pi intuitiva che razionale, ma  tutt'altro che irragionevole. Le mie ricerche mi hanno colmato di rispetto per il ragionamento logico, la scienza superiore, le profonde introspezioni psicologiche, e per la vasta conoscenza cosmografica degli antichi geni che composero quei miti e che, ormai ne sono pienamente convinto, discendevano dalla stessa civilt perduta che gener i disegnatori delle mappe, i costruttori delle piramidi, i navigatori, gli astronomi e i misuratori della terra le cui impronte abbiamo seguito per i continenti e per gli oceani del mondo.
Poich abbiamo imparato a rispettare quei Newton, quegli Shakespeare e quegli Einstein dell'ultimo Periodo Glaciale caduti nell'oblio e ancora solo vagamente identificati, ritengo sarebbe sciocco non dare peso a ci che sembrano dire. E ci che sembrano dirci  che quelle distruzioni cicliche, ricorrenti e pressoch totali dell'umanit sono parte integrante della vita su questo pianeta, che siffatte distruzioni si sono verificate molte volte in passato e sicuramente si verificheranno ancora.
Che cos', in fondo, lo straordinario sistema calendaristico dei maya se non un sistema per trasmettere esattamente questo messaggio? Che cosa sono, se non veicoli destinati a inoltrare brutte notizie dello stesso tipo, le tradizioni dei quattro Soli precedenti (o, a volte, dei tre Mondi precedenti) tramandate nelle Americhe da tempi immemorabili? Analogamente, quale potrebbe essere la funzione dei grandi miti della precessione che non narrano solo di cataclismi precedenti ma anche di cataclismi a venire e (mediante la metafora del mulino cosmico) collegano questi disastri terrestri a sconvolgimenti dei cieli? In ultimo, quale motivo impellente spinse i costruttori delle piramidi a erigere, con tanta cura, i possenti e misteriosi edifici dell'altopiano di Giza?
Ebbene, stavano proprio dicendo: Kilroy  stato qui.
E trovarono davvero un modo ingegnoso per dirci quando.
Non ho alcun dubbio al riguardo.
Sono anche rimasto colpito dagli sforzi immani che fecero pur di darci una prova convincente che la loro fu una civilt seria e progredita dal punto di vista scientifico. E sono rimasto ancora pi colpito dal senso di urgenza - di una missione di vitale importanza - che sembra aver illuminato ogni loro opera e impresa.
Ancora una volta, mi baso sull'intuito, non su dati di fatto.
Secondo me forse il loro obiettivo segreto era di trasmettere un avvertimento al futuro, e che forse questo avvertimento ha a che fare con un cataclisma generale, magari addirittura una replica dello stesso cataclisma che in modo tanto evidente devast l'umanit alla fine dell'ultimo Periodo Glaciale, quando No vide che la terra si era inclinata, e che la sua distruzione era prossima, e grid con voce aspra: 'Dimmi che cos' che succede alla terra che la terra  tanto afflitta e scossa...'1286 Queste parole sono tratte dal Libro ebraico di Enoch, ma afflizioni e scosse simili sono state previste in tutte le tradizioni centroamericane che parlano della fine dell'attuale epoca del mondo, un'epoca, come il lettore ricorder, in cui gli anziani dicono [che] ci sar un movimento della terra e a causa di questo periremo tutti.1287
Il lettore non avr neanche dimenticato la data calcolata dall'antico calendario maya per la fine del mondo:
Il giorno sar 4 Ahau 3 Kankin [corrispondente al 23 dicembre 2012 d.C.], e sar governato dal Dio Sole, il nono Signore della Notte. La luna sar al suo ottavo giorno, e sar la terza lunazione di una serie di sei...1288
Secondo la concezione maya stiamo gi vivendo gli ultimi giorni della terra.
Anche secondo la concezione cristiana gli ultimi giorni incombono su di noi. A quanto afferma la Watch Tower Bible e Tract Society della Pennsylvania, questo mondo perir sicuramente come per il mondo precedente il Diluvio... Fu predetto che negli ultimi giorni sarebbero accadute molte cose, e si stanno tutte compiendo. Ci significa che la fine del mondo  prossima...1289
Analogamente, nel 1934 il fisico cristiano Edgar Cayce profetizz che intorno all'anno 2000 si verificher uno spostamento dei poli. L'Artico e l'Antartico saranno colpiti da sismi che favoriranno l'eruzione dei vulcani nelle zone torride... La parte superiore dell'Europa verr trasformata in un batter d'occhi. Nelle regioni occidentali dell'America la terra andr in pezzi. La maggior parte del Giappone finir in mare.1290
Fatto curioso, l'epoca intorno all'anno 2000 che appare in queste profezie cristiane coincide anche con l'Ultimo Tempo (o punto pi alto) del grande ciclo ascensionale delle stelle della Cintura di Orione, proprio come l'undicesimo millennio a.C. coincise con il Primo Tempo (o punto pi basso) di quel ciclo.
E, fatto altrettanto curioso, come abbiamo visto nel capitolo ventottesimo,
Una congiunzione di cinque pianeti che presumibilmente produrr profondi effetti gravitazionali avr luogo il 5 maggio dell'anno 2000, quando Nettuno, Urano, Venere, Mercurio e Marte si allineeranno con la terra dalla parte opposta del sole, costituendo una sorta di tiro alla fune cosmico...1291
Gli influssi reconditi della gravit, qualora siano combinati con l'oscillazione del nostro pianeta provocata dalla precessione, con gli effetti torsionali della sua rotazione assiale e con la massa e il peso in rapido aumento della cappa di ghiaccio antartica, potrebbero essere sufficienti per mettere in moto uno scorrimento completo della crosta?
Forse non conosceremo mai la risposta... a meno che non succeda. Frattanto, credo che lo scriba egizio Manetone volesse essere preso alla lettera quando parl di una potenza cosmica spietata e mortale all'opera nell'universo:
Proprio come il ferro tende a essere attirato dalla calamita e la segue, ma spesso si allontana e viene respinto nella direzione opposta, cos il salutare, benigno e razionale movimento del mondo al contempo attrae, concilia e mitiga quella spietata potenza; poi, per, non appena quest'ultima si  ripresa, sopraff l'altro e lo riduce all'impotenza...1292
In breve, mediante metafore e allegorie, ho idea che gli antichi abbiano cercato molti modi per dirci esattamente quando - e perch - il martelletto della distruzione totale colpir di nuovo. Perci, dopo 12.500 anni di pendolo, a mio avviso saremmo solo assennati se dedicassimo pi risorse allo studio dei segni e dei messaggi che ci sono pervenuti da quell'oscuro e terrificante periodo di amnesia che la nostra specie chiama preistoria.
Molto auspicabile sarebbe anche un'intensificazione degli studi fisici dell'altopiano di Giza, non solo da parte degli egittologi decisi a resistere a qualsiasi minaccia allo status quo accademico ma anche di quipe eclettiche di studiosi grazie alle quali alcune delle scienze pi nuove potrebbero raccogliere le sfide di questo sito estremamente enigmatico e impenetrabile. La tecnica di datazione mediante esposizione della roccia al cloro 36 menzionato nel sesto capitolo, per esempio, ha tutta l'aria di essere un sistema particolarmente promettente per risolvere l'impasse circa l'antichit delle Piramidi e della Sfinge.1293 Analogamente, se ci fosse la volont si troverebbe il modo di penetrare il mistero di che cosa c' dietro la porticina nascosta nella Grande Piramide a 60 metri di altezza nel pozzo meridionale della Camera della Regina. Allo stesso tempo bisognerebbe compiere sforzi seri per esaminare il contenuto della vasta cavit dai margini squadrati apparentemente scavata dall'uomo nella roccia fresca, che si trova a una notevole profondit sotto le zampe della Sfinge e fu scoperta nel 1993 in occasione di una prospezione con metodo sismico a riflessione.1294
In ultimo ma non meno importante, e allontanandoci di molto da Giza, ho idea che i nostri sforzi potrebbero essere premiati se intraprendessimo uno studio adeguato dei paesaggi subglaciali dell'Antartico, senz'altro il continente che con pi probabilit nasconde i resti integri di una civilt perduta. Se potessimo stabilire che cosa distrusse quella civilt, allora forse ci sarebbe pi facile salvarci a nostra volta da una sorte catastrofica simile.
Naturalmente, nel dare questi ultimi suggerimenti sono pienamente consapevole che molte persone si mostreranno sprezzanti e affermeranno il punto di vista attualistico secondo cui tutto rimane come al principio della creazione.1295 Ma sono anche consapevole che siffatti schernitori beffardi degli ultimi giorni1296 sono quelli che per una ragione o per l'altra fanno orecchi da mercante alla testimonianza dei nostri antenati dimenticati. Come abbiamo visto, questa testimonianza sembra cercare di dirci che periodicamente un'orribile calamit si  davvero abbattuta sull'umanit, e ogni volta ci ha colto di sorpresa, senza preavviso n piet, come un ladro nella notte, e sicuramente si ripeter in un momento futuro, obbligandoci - se non saremo ben preparati - a ricominciare daccapo come tanti orfanelli, nella completa ignoranza del nostro legittimo retaggio.

Vivendo negli ultimi giorni
Riserva degli indiani hopi, maggio 1994: Da giorni e giorni un vento lugubre spazzava senza posa gli altipiani dell'Arizona. Mentre in macchina attraversavamo quegli altopiani diretti verso il minuscolo villaggio di Shungopovi, ripassai mentalmente tutto ci che avevo visto e fatto negli ultimi cinque anni: i miei viaggi, le mie ricerche, le false partenze e i vicoli ciechi in cui ero incappato, i colpi di fortuna, i momenti in cui tutto combaciava, quelli in cui tutto sembrava sul punto di disintegrarsi.
Avevo fatto un lungo viaggio per arrivare fin qui, pensai, molto pi lungo dei quasi cinquecento chilometri di autostrada che da Phoenix, la capitale dello stato, ci avevano portato su tra queste austere terre desolate. N mi aspettavo di tornare indietro con grandi verit.
Tuttavia, avevo intrapreso quel viaggio perch si ritiene che la scienza della profezia sia ancora viva tra gli hopi: indiani pueblo, lontani parenti degli aztechi del Messico, il cui numero  stato ridotto dal logorio e dalla miseria ad appena 10.000 persone.1297 Come gli antichi maya, i cui discendenti in tutto lo Yucatn sono convinti che la fine del mondo arriver nell'anno 2000 y pico (e un po'),1298 gli hopi credono che viviamo negli ultimi giorni, con una spada di Damocle geologica sospesa sopra le nostre teste.1299 Secondo i loro miti, come abbiamo visto nel capitolo ventiquattresimo,
Il primo mondo fu distrutto, per punizione per la cattiva condotta umana, da un fuoco vorace che venne dall'alto e dal basso. Il secondo mondo fin quando il globo terrestre si inclin dal proprio asse e tutto si copr di ghiaccio. Il terzo mondo fin in un diluvio universale. Il mondo attuale  il quarto. La sua sorte dipender dal fatto che i suoi abitanti si comporteranno o meno secondo i piani del Creatore...1300
Ero venuto in Arizona per sapere se secondo gli hopi ci stavamo comportando in armonia con i piani del Creatore...

La fine del mondo
Il lugubre vento che spazzava gli altopiani scuoteva e squassava i fianchi della roulotte in cui eravamo riuniti. Accanto a me c'era Santha, che mi ha seguito dappertutto, condividendo i pericoli e le avventure, gli alti e i bassi. Seduto di fronte a noi c'era il nostro amico Ed Ponist, un infermiere di sala operatoria di Lansing, Michigan. Alcuni anni prima Ed aveva lavorato per un po' di tempo nella riserva, ed era grazie ai suoi contatti che ora ci trovavamo l. Alla mia destra c'era Paul Sifki, un saggio hopi novantaseienne del clan del ragno, e un eminente portavoce delle tradizioni del suo popolo. Accanto a lui c'era sua nipote Melza Sifki, una bella donna di mezza et che si era offerta di fare da interprete.
Ho sentito dire, cominciai, che gli hopi credono che la fine del mondo sia vicina.  vero?
Paul Sifki era un uomo piccolo e rugoso dalla pelle color nocciola, e indossava un paio di jeans e una camicia di cambr. Per tutta la durata della nostra conversazione non mi guard neppure una volta, bens fiss assorto davanti a s, quasi cercasse una faccia conosciuta in mezzo a una folla lontana.
Melza rifer la mia domanda e poco dopo tradusse la risposta del nonno: Dice: 'perch lo vuoi sapere?'
Spiegai che di motivi ne avevo molti. Il primo era che avevo un senso di urgenza: Le mie ricerche mi hanno convinto che  esistita una civilt progredita - molto, molto tempo fa - che fu distrutta da un terribile cataclisma. Temo che anche la nostra civilt possa essere distrutta da un cataclisma simile...
Segu un lungo scambio di parole in lingua hopi, poi questa traduzione: Ha detto che quando era piccolo, nel primo decennio di questo secolo, una stella esplose, una stella che era stata lass in cielo per molto tempo... E lui and da suo nonno e gli chiese di spiegargli il significato di quel segno. Suo nonno gli rispose: ' cos che finir il nostro mondo, divorato dalle fiamme... Se la gente non cambier comportamento lo spirito che si prende cura del mondo si arrabbier tanto con noi che punir il mondo con le fiamme e questo far la stessa identica fine di quella stella'. Ecco che cosa gli disse il nonno: che il mondo sarebbe esploso proprio come quella stella...
Quindi  convinto che il mondo finir nel fuoco... E avendo visto il mondo negli ultimi novanta anni, pensa che il comportamento dell'umanit  migliorato oppure peggiorato?
Dice che non  migliorato. Stiamo peggiorando.
Quindi, secondo lui la fine si avvicina?
Ha detto che i segni sono gi visibili... Ha detto che oggigiorno solo il vento si muove, e che noi non facciamo altro che puntarci le armi addosso a vicenda. Questo dimostra quanto ci siamo allontanati gli uni dagli altri e quali sono i nostri sentimenti reciproci. Non ci sono pi valori - assolutamente nessuno - e la gente vive come le pare, senza una morale n una legge. Questi sono i segni che rivelano che il momento  arrivato...
Melza smise di tradurre, quindi aggiunse di suo: Questo vento terribile. Secca tutto. Non porta nessuna umidit. Cos come lo vediamo noi, questo tipo di clima  una conseguenza del modo in cui viviamo oggi, non solo noi, ma anche la vostra gente.
Mi accorsi che mentre parlava le erano venute le lacrime agli occhi. Io ho un campo di grano, riprese, ed  completamente secco. E guardo su in cielo e cerco di invocare la pioggia, ma non c' pioggia, e non ci sono nemmeno le nuvole... Quando stiamo cos non sappiamo nemmeno chi siamo.
Ci fu un lungo momento di silenzio; il vento scuoteva la roulotte, soffiando senza posa e con violenza sulla mesa mentre tutt'intorno a noi scendeva la sera.
Dissi con voce sommessa: Per favore, chieda a suo nonno se secondo lui adesso si pu fare qualcosa per gli hopi e per il resto dell'umanit.
L'unica cosa che sa, rispose Melza dopo aver ascoltato la risposta,  che finch gli hopi non abbandoneranno le loro tradizioni forse saranno in grado di aiutare se stessi e gli altri. Devono attenersi a ci cui credevano in passato. Devono conservare le loro memorie. Queste sono le cose pi importanti... Ma mio nonno vuole anche dirle, e farle capire, che questa terra  l'opera di un essere intelligente, di uno spirito, uno spirito creatore intelligente che ha pianificato ogni cosa affinch fosse cos com'. Mio nonno dice che niente esiste per puro caso, che niente accade per caso - buono o cattivo che sia - e che c' una ragione per ogni cosa che succede...

Macinando alla mola
Quando esseri umani di ogni parte del globo, e appartenenti a molte culture diverse, condividono una fortissima e irresistibile intuizione dell'avvicinarsi di un cataclisma, abbiamo il diritto di ignorarli. E quando le voci dei nostri lontani antenati, discese a noi attraverso i miti e l'architettura sacra, ci parlano dell'annientamento fisico di una grande civilt nell'antichit remota (e ci dicono che anche la nostra civilt  in pericolo) abbiamo il diritto, se vogliamo, di turarci le orecchie...
Cos and, ci informa la Bibbia, nel mondo antidiluviano: Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando No entr nell'arca, e non si accorsero di nulla finch venne il diluvio e inghiott tutti.1301
Analogamente,  stato profetizzato che la prossima distruzione totale ci colpir con la stessa repentinit nell'ora che non immaginate... Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente... Il sole si oscurer, la luna non dar pi la sua luce, gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte... Allora due uomini saranno nel campo: uno sar preso e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sar presa e l'altra lasciata...1302
Quel che  gi successo pu risuccedere. Quel che  gi stato fatto pu essere rifatto.
E forse, in realt, non c' niente di nuovo sotto il sole...
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FINE.
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RINGRAZIAMENTI
Non mi sarebbe stato possibile scrivere Impronte degli dei senza il generoso, affabile e solidale amore della mia compagna Santha Faiia, che d sempre pi di quel che prende e arricchisce la vita di tutti quelli che la circondano con la sua creativit, la sua bont e la sua fantasia. Tutte le fotografie contenute nel libro sono opera sua.
Sono anche grato per il sostegno e l'incoraggiamento dei nostri sei figli, Gabrielle, Leila, Luke, Ravi, Sean e Shanti: conoscere ognuno di loro  per me un vero privilegio.
I miei genitori, Donald e Muriel Hancock, mi sono stati di grande aiuto con il loro attivo coinvolgimento in questo e in molti altri momenti e progetti difficili. Insieme a mio zio James Macaulay hanno anche pazientemente letto le prime stesure del manoscritto in lavorazione, dandomi una gran quantit di suggerimenti costruttivi. Un grazie va anche al mio caro amico di sempre, Peter Marshall, con il quale ho superato molte crisi, e a Rob Gardner, a Joseph e Sherry Jahoda, a Roel Oostra, a Joseph e Laura Schor, a Niven Sinclair, a Colin Skinner e a Clem Vallance, che mi hanno tutti dato buoni consigli.
Nel 1992 scoprii dall'oggi al domani di avere un amico a Lansing, nel Michigan. Si chiama Ed Ponist, e mi contatt poco dopo la pubblicazione del mio precedente libro, Il mistero del Sacro Graal. Come un angelo custode si offr spontaneamente di dedicare una parte consistente del suo tempo libero per aiutarmi negli Stati Uniti con ricerche, contatti e la raccolta di importanti documentazioni per Impronte degli dei. Ha fatto un eccellente lavoro, mandandomi sempre i libri giusti proprio quando ne avevo bisogno e trovando fonti di cui ignoravo l'esistenza. Si  anche rivelato un'efficace cartina di tornasole per quanto riguarda la qualit del mio lavoro: ho imparato presto a fidarmi dei suoi giudizi e a rispettarli. E in ultimo, quando Santha e io andammo in Arizona, presso il popolo hopi, fu proprio Ed ad accompagnarci e a spianarci la strada...
La prima lettera di Ed faceva parte di un vero e proprio diluvio di posta che ricevetti da tutte le parti del mondo dopo aver scritto Il mistero del Sacro Graal. Per un po' cercai di rispondere una per una a tutte le lettere. Alla fine, per, il nuovo lavoro con Impronte mi travolse e dovetti interrompere la corrispondenza. Questo fatto mi rimorde la coscienza, e vorrei cogliere l'occasione per ringraziare tutti quelli che mi hanno scritto e a cui non ho risposto. In futuro ho intenzione di essere pi sistematico poich attribuisco un'enorme importanza a questa corrispondenza e apprezzo l'alto livello delle informazioni che di frequente contiene...
Altri ricercatori che mi hanno aiutato con Impronte degli dei sono: Martin Slavin, David Mestecky e Jonathan Derrick. Inoltre desidero ringraziare i miei editori anglofoni di entrambe le sponde dell'Atlantico, Tom Weldon della Heinemann, Jim Wade della Crown e John Pearce della Doubleday Canada, e i miei agenti Bill Hamilton e Sara Fisher, per il costante impegno, la solidariet e i saggi consigli.
La mia pi calorosa gratitudine va anche a quei co-ricercatori e colleghi con cui ho fatto amicizia nel corso della mia indagine: Robert Bauval in Gran Bretagna (con il quale in futuro scriver due libri su argomenti correlati), Colin Wilson, John Anthony West e Lew Jenkins negli Stati Uniti, Rand e Rose Flem-Ath e Paul William Roberts in Canada.
Infine desidero rendere omaggio a Ignatius Donnelly, Arthur Posnansky, R.A. Schwaller de Lubicz, Charles Hapgood e Giorgio de Santillana, tutti studiosi che notarono la presenza di una grossa magagna nella storia dell'umanit, ebbero il coraggio di parlar chiaro nonostante il clima intellettuale avverso, e furono i pionieri dell'importantissimo cambiamento di paradigmi che  ormai irrevocabilmente in atto.
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Note al testo.
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1. Lettera riprodotta in Charles H. Hapgood, membro della Royal Geographical Society, Maps of the Ancient Sea Kings, Chilton Books, Philadelphia and New York, 1966, p. 243.
2. Ibid., pp. 93-98, 235. Il periodo dur all'incirca dal 13.000 al 4000 a.C. secondo, per esempio, le scoperte del dottor Jack Hough dell'Universit dell'Illinois, avallate da esperti della Carnegie Institution, Washington D.C. Anche John G. Weiphaupt, un esperto in sismologia, gravit e geologia planetaria dell'Universit del Colorado, difende l'ipotesi secondo cui in tempi relativamente recenti c' stato un periodo di sgelo in almeno alcune parti dell'Antartico. Insieme a molti altri geologi, egli colloca questo periodo in una fascia pi circoscritta rispetto a Hough et alii, ossia tra il 7000 e il 4000 a.C. 3. Ibid., prefazione, pp. 1, 209-211. 4. Encyclopaedia Britannica, 1991, I: 440. 5. Maps of the Ancient Sea Kings, cit., p. 235. 6. Ibid. 7. Gli storici non ammettono che siano esistite civilt propriamente dette prima del 4000 a.C. 8. Maps of the Ancient Sea Kings, cit., pp. 220-224. 9. Ibid., p. 222. 10. Ibid., p. 193. 11. Maps of the Ancient Sea Kings (edizione riveduta), Turnstone Books, London, 1979, prefazione. 12. Ibid. 13. Ibid., presentazione. Vedi anche F. N. Earll, presentazione a C.H. Hapgood, Path of the Pole, Chilton Books, New York, 1970, p. VIII. 14. Dalla presentazione di Einstein (scritta nel 1953) a Charles Hapgood, Lo scorrimento della crosta terrestre, Einaudi, Torino, 1965, p. XI. 15. Maps of the Ancient Sea Kings, ed. 1966, cit., p. 189. 16. Ibid., p. 187. 17. Ibid., p. 189. 18. Presentazione di Einstein a Lo scorrimento della crosta terrestre, cit., p. XI. 19. Maps of the Ancient Sea Kings, cit., pp. 209-211. 20. Ibid., p. 1. 21. Ibid., pp. 76-77 e 231-232. 22. Maps of the Ancient Sea Kings (d'ora in poi Maps), cit., p. 79. 23. Ibid., p. 233. 24. Ibid., p. 89. 25. Ibid., p. 90. Queste mappe furono realizzate nel 1958, l'Anno Geofisico Internazionale, da squadre di rilevamento provenienti da varie nazioni. 26. Ibid., p. 149. 27. Ibid., pp. 93-96. 28. Ibid., p. 97. 29. Per un descrizione dettagliata del procedimento, vedi Maps, cit., p. 96. 30. Ibid., p. 98. 31. Dove lasci una scritta con il suo nome. Vedi Peter Tompkins, Secrets of the Great Pyramid, Harper & Row Publishers, New York, pp. 38, 285. 32. Maps, cit., p. 102. 33. Ibid., pp. 103-104. 34. Ibid., p. 93. 35. Per una trattazione pi esauriente dei dati su cui si fonda questa teoria, vedi Parte VIII del presente libro e Lo scorrimento della crosta terrestre di Hapgood. 36. Maps, cit., p. 68. 37. Ibid., p. 222. 38. Ibid., pp. 64-65. 39. Ibid., p. 64. 40. Ibid., p. 65. 41. Ibid., p. 69. 42. Ibid., p. 72. 43. Ibid., p. 65. 44. Ibid., p. 99. 45. Ibid. 46. Ibid., p. 164. 47. Ibid., p. 159. 48. Vedi Luciano Canfora, La biblioteca scomparsa, Sellerio, Palermo, 1986. 49. Maps, cit., p. 159. 50. Ibid., p. 164. 51. Ibid., p. 171. 52. Ibid., pp. 171-172. 53. Ibid. 54. Ibid., pp. 176-177. 55. Maps, cit., p. 107. 56. Ibid. 57. Simon Bethon e Andrew Robinson, The Shape of the World: The Mapping and Discovery of the Earth, Guild Publishing, London, 1991, p. 117. 58. Ibid., p. 121. 59. Ibid., p. 120. 60. Encyclopaedia Britannica, 1991, 3:289. 61. The Shape of the World, cit., pp. 123-124. 62. Ibid., p. 125. 63. Ibid., p. 131. 64. Ibid. 65. Maps, cit., pp. 1, 41. 66. Ibid., p. 116. 67. Ibid. 68. Ibid., pp. 149-158. 69. Ibid., p. 152. 70. Ibid. 71. Ibid., p. 98. 72. Ibid., p. 170. 73. Ibid., p. 173. 74. Ibid., pp. 225 e segg. 75. Ibid., p. 228. 76. Ibid., pp. 244-245. 77. Ibid., p. 135. 78. Ibid., p. 139. 79. Ibid., pp. 139, 145. 80. Tony Morrison e professor Gerald S. Hawkins, Pathways to the Gods, Book Club Associates, London, 1979, p. 21. Vedi anche The Atlas of Mysterious Places, (a c. di Jennifer Westwood), Guild Publishing, London, 1987, p. 100. 81. Pathways to the Gods, cit., p. 21. 82. Carteggi personali con il dottor Pitluga. 83. Un'identificazione sicura del ragno nazca con il Ricinulei fu fatta per la prima volta dal professor Gerald S. Hawkins. Vedi anche S. Hawkins, Beyond Stonehenge, Arrow Books, London, 1977, pp. 143-144. 84. Ibid. 85. Ibid., p. 144. 86. Maria Reiche, Mystery on the Desert, Nazca, Per, 1989, p. 58. 87. Luis de Monzon era il corregidor, o magistrato di Rucanas e Soras, vicino Nazca, nel 1586. Pathways to the Gods, cit., p. 36; Atlas of Mysterious Places, cit., p. 100. 88. Vedi, per esempio, Padre Pablo Joseph, The Extirpation of Idolatry in Peru (tradotto dallo spagnolo da L. Clark Keating), University of Kentucky Press, 1968. 89. Questo  il parere di Fernando Montesinos, espresso nel suo Memorias Antiguas Historiales del Peru (scritto nel diciassettesimo secolo). Edizione inglese tradotta e curata da P.A. Means, Hakluyt Society, London, 1920. 90. Encyclopaedia Britannica, 1991, 6:276-277. 91. Paul Devereux, Secrets of Ancient and Sacred Places, Blandford Books, London, 1992, p. 76. Vedi anche Peru, Lonely Planet Publications, Hawthorne, Australia, 1991, p. 168. 92. The Facts on File Encyplopaedia of World Mythology and Legend, London e Oxford, 1988, p. 657. 93. Macrobio, citato in Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend, Il mulino di Amleto, Milano, Adelphi, III ed. 1990, p. 166. Vedi anche A.R. Hope Moncrieff, The Illustrated Guide to Classical Mythology, BCA, London, 1992, p. 153. 94. Peru, cit., p. 181. 95. Tan. Terumah, XI; e, con leggere variazioni, Yoma 39b. Citato in The Jewish Encyclopaedia, Funk e Wagnell, New York, 1925, vol. II, p. 105. 96. Peru, cit., p. 182. 97. The Facts on File Encyclopaedia..., p. 658. 98. Vedi, per esempio, H. Osborne, South American Mythology, Paul Hamlyn, London, 1968, p. 81. 99. Per ulteriori prove e argomentazioni in proposito, vedi Constance Irwin, Fair Gods and Stone Faces, W. H. Allen, London, 1964, pp. 31-32. 100. J. Alden Mason, The Ancient Civilizations of Peru, Penguin Books, London, 1991, p. 135. Vedi anche Garcilaso de la Vega, The Royal Commentaries of the Incas, Orion Press, New York, 1961, pp. 132-133, 147-148. 101. South American Mythology, cit., p. 74. 102. Ibid. 103. Arthur Cotterell, The Illustrated Encyclopaedia of Myths and Legends, Guild Publishing, London, 1989, p. 174. Vedi anche South American Mythology, cit., pp. 69-88. 104. Francisco de Avila, A Narrative of the Errors, false Gods, and Other Superstitions and Diabolical Rites in Which the Indians of the Province of Huarochiri Lived in Ancient Times, in Narratives of the Rites and Laws of the Yncas (tradotto e curato da Clemens R. Markhem), Hakluyt Society, London, 1873, vol. XLVIII, p. 124. 105. South American Mythology, cit., p. 74. 106. Ibid., pp. 74-76. 107. Ibid., p. 78. 108. Ibid., p. 81. 109. John Hemming, The Conquest of the Incas, Macmillan, London, 1993, p. 97. 110. South American Mythology, cit., p. 87. 111. Ibid., p. 72. 112. Encyclopaedia Britannica, 1991, 26,42. 113. Ignatius Donnelly, Atlantis: The Antediluvian World, Harper & Brothers, New York, 1882, p. 394. 114. Dalla Relacion anonyma de los costumbres antiquos de los naturales del Piru, riportata in The Facts on Files Encyclopaedia..., p. 657. 115. Pears Encyclopaedia of Myths and Legends: Oceania, Australia and the Americas, (a cura di Sheila Savill), Pelham Books, London, 1978, pp. 179-180. 116. South American Mythology, cit., p. 76. 117. Ibid. 118. The Conquest of the Incas, cit., p. 191. 119. Royal Commentaries of the Incas, cit., p. 233. 120. Ibid., p. 237. 121. Jos de Acosta, The Natural and Moral History of the Indies, libro I, capitolo quarto, in South American Mythology, cit., p. 61. 122. Ibid., p. 82. 123. D. Gifford e J. Sibbick, Warriors, Gods and Spirits from South American Mythology, Eurobook Limited, 1983, p. 54. 124. Genesi 6:4 [N.d.T.: per questa e le successive citazioni bibliche contenute nel testo si  utilizzato per la versione italiana La Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane, Bologna, 1974.] 125. Padre Molina, Relacion de las fabulas y ritos de los Yngas, in South American Mythology, cit., p. 61. 126. Royal Commentaries of the Incas, cit. 127. The Ancient Civilizations of Peru, cit., p. 237. 128. Juan de Batanzos, Suma y Narracion de los Incas, in South American Mythology, cit., p. 79. 129. The Ancient Civilizations of Peru, cit., p. 163. 130. Citato in Zecharia Sitchin, The Lost Realms, Avon Books, New York, 1990, p. 164. 131. Anche un'altra studiosa, Maria Schulten de D'Ebneth, ha lavorato con metodi matematici (in contrapposizione a quelli storici che sono molto speculativi e interpretativi). Il suo scopo era di riscoprire l'antica grata utilizzata per determinare la pianta di Machu Picchu in rapporto ai punti cardinali. Per farlo, in primo luogo stabil l'esistenza di una linea centrale di 45. Nel corso di questa operazione si imbatt in un altro fatto: I sottoangoli che calcol tra la linea centrale di 45 e i luoghi situati lontani da essa... le indicarono che l'inclinazione (obliquit) della terra all'epoca in cui fu tracciata quella grata era approssimativamente di 24 0'. Questo significa (a suo avviso) che la grata fu progettata 5125 anni prima del 1953, anno in cui effettu le misurazioni; in altre parole, nel 3172 a.C. The Lost Realms, pp. 204-205. 132. Professor Arthur Posnansky, Tiahuanacu: The Cradle of American Man, Ministero della Pubblica Istruzione, La Paz, Bolivia, 1957, volume III, p. 192. Vedi anche Immanuel Velikovsky, Earth in Upheaval, Pocket Books, New York, 1977, pp. 77-78: Studi della topografia delle Ande e della fauna del Lago Titicaca, associati a un'analisi chimica di quello specchio d'acqua e di altri situati sullo stesso altopiano, hanno stabilito che un tempo quest'ultimo si trovava a livello del mare, ossia tremilaottocento metri pi in basso rispetto a oggi... e che in origine i suoi laghi facevano parte di un golfo marino... In un momento imprecisato del passato l'intero Altiplano, insieme ai suoi laghi, si sollev dal fondo dell'oceano... 133. Carteggio personale con Richard Ellison del British Geological Survey, 17 settembre 1993. Ellison  autore del BGS Overseas Geology and Mineral Resources Paper (N. 65) [Repertorio delle risorse geologiche e minerarie d'oltreoceano del Servizio Geologico Britannico] intitolato The Geology of the Western Corriera and Altiplano [La geologia della Corriera Occidentale e dell'Altiplano]. 134. Tiahuanacu, cit., III, p. 192. 135. Tiahuanacu, J. J. Augustin, New York, 1945, volume I, p. 28. 136. Ibid. 137. Vedi, per esempio, H. S. Bellamy, Built Before the Flood: The Problem of the Tiahuanaco Ruins, Faber & Faber, London, 1943, p. 57. 138. Ibid., p. 59. 139. Tiahuanacu, cit., III, pp. 192-196. Vedi anche Bolivia, Lonely Planet Publications, Hawthorne, Australia, 1992, p. 156. 140. Ibid. Vedi anche Harold Osborne, Indians of the Andes: Aymaras and Quechuas, Routledge and Kegan Paul, London, 1952, p. 55. 141. Earth In Upheaval, cit., p. 76: Secondo l'opinione cauta di evoluzionisti e geologi, la formazione delle montagne  un processo lento, osservabile nei minimi cambiamenti e, trattandosi di un processo continuo, non  possibile che si siano mai verificati sollevamenti spontanei su vasta scala. Nel caso di Tiahuanaco, per, il cambiamento di altitudine ebbe evidentemente luogo dopo la costruzione della citt, e quindi non poteva essere l'effetto di un processo lento... 142. Vedi, per esempio, Ian Cameron, Kingdom of the Sun God: A History of the Andes and Their People, Guild Publishing, London, 1990, pp. 48-49. 143. Tiahuanacu, cit., II, p. 91 e I, p. 39. 144. South American Mythology, cit., p. 87. 145. Ibid., p. 44. 146. Antonio de la Calancha, Cronica Moralizada del Orden de San Augustin en el Peru, 1638, in South American Mythology, cit., p. 87. 147. Ottimi riassunti del racconto di Plutarco si trovano in M. V. Seton- Williams, Egyptian Legends and Stories, Rubicon Press, London, 1990, pp. 24-29, e in E. A. Wallis Budge, From Fetish to God in Ancient Egypt, Oxford University Press, 1934, pp. 178-183. 148. From Fetish to God in Ancient Egypt, cit., p. 180. 149. Thor Heyerdahl, The Ra Expeditions, Book Club Associates, London, 1972, pp. 43, 295. 150. Ibid., p. 43. 151. Ibid., p. 295. 152. Pedro Cieza de Leon, Chronicle of Peru, Hakluyt Society, London, 1864 e 1883, Parte I, capitolo 87. 153. Indians of the Andes: Aymaras and Quechuas, cit., p. 64. Vedi anche Feats and Wisdom of the Ancients, Time-Life Books, Alexandria, Virginia, 1990, p. 55. 154. Royal Commentaries of the Incas, cit., libro terzo, capitolo primo. Vedi, per esempio, la versione pubblicata da Orion Press, New York, 1961 (tradotta da Maria Jolas dall'edizione critica francese di Alain Gheerbrant), pp. 49-50. 155. Bolivia, cit., p. 156 (mappa). 156. H. S. Bellamy e P. Allan, The Calendar of Tiahuanaco: The Measuring System of the Oldest Civilization, Faber & Faber, London, 1956, p. 16. 157. Per un'analisi dettagliata del sistema idraulico dell'Accapna, vedi Tiahuanacu, cit., II, pp. 69-70. 158. Ibid., I, p. 78. 159. The Lost Realms, cit., p. 215. 160. Tiahuanacu, cit., II, pp. 44-105. 161. The Calendar of Tiahuanaco, cit., pp. 17-18. 162. Tiahuanacu, cit., II, p. 89. 163. Collins English Dictionary, London, 1982, p. 1015. Inoltre, il 7 ottobre 1993, in un'intervista telefonica il dottor John Mason dell'Associazione Astronomica Britannica diede la seguente definizione dell'obliquit dell'eclittica: La terra ruota intorno a un asse che passa per il suo centro e i poli nord e sud. L'asse  inclinato rispetto al piano dell'orbita terrestre intorno al sole. Questa inclinazione  detta obliquit dell'eclittica. Il valore attuale dell'obliquit dell'eclittica  di 23,44 gradi. 164. J. D. Hays, John Imbrie, N. J. Shackleton, Variations in the Earth's Orbit: Pacemaker of the Ice Ages, in Science, vol. 194, N. 4270, 10 dicembre 1976, p. 1125. 165. Anthony F. Aveni, Skywatchers of Ancient Mexico, University of Texas Press, Iago, p. 103. 166. Tiahuanacu, cit., II, pp. 90-91. 167. Tiahuanacu, cit., II, p. 47. 168. Ibid., p. 91. 169. Ibid., I, p. 119. 170. Ibid., II, p. 183. 171. Myths from Mesopotamia, (tradotto e curato da Stephanie Dalley), Oxford University Press, 1990, p. 326. 172. Frammenti di Berosso, da Alessandro Poliistore, ristampati in Appendice 2, Robert K. G. Temple, The Sirius Mystery, Destiny Books, Rochester, Vermont, 1987, pp. 250-251. 173. Ibid. 174. Jeremy Black e Anthony Green, Gods, Demons and Symbols of Ancient Mesopotamia, British Museum Press, 1992, pp. 46, 82-83. 175. I numeri e le misure sono tratti da The Ancient Civilizations of Peru, cit., p. 92. 176. Ibid. 177. Ibid. 178. Vedi Joseph Campbell, The Hero with a Thousand Faces, Paladin Books, London, 1988, p. 145. 179. Ibid., p. 146. 180. La funzione calendaristica della Porta del Sole  ampiamente descritta e analizzata da Posnansky in Tiahuanacu: The Cradle of American Man, cit., voll. I-IV. 181. Quaternary Extinctions: A Prehistoric Revolution, a cura di Paul S. Martin, Richard G. Klein, The University of Arizona Press, 1984, p. 85. 182. Ibid. 183. Vedi The Calendar of Tiahuanaco, cit., p. 47. L'opera di Posnansky contiene anche molti riferimenti al toxodonte. 184. Encyclopaedia Britannica, 1991, 11:878. 185. Ibid., 9:516. Vedi anche Quaternary Extinctions, cit., pp. 64-65. 186. The Calendar of Tiahuanaco, cit., pp. 47-48. 187. Tiahuanacu, cit., III, pp. 57, 133-134, e tavola XCII. 188. Ibid., I, pp. 137-139; Quaternary Extinctions, cit., pp. 64-65. 189. Tiahuanacu, cit., II, p. 4. 190. Tiahuanacu, cit., II, pp. 156 e segg.; III, p. 196. 191. Ibid., I, p. 39: I numerosi canali e opere idrauliche, attualmente secchi, ma tutti comunicanti con l'antico letto del lago, costituiscono per l'appunto altrettante ulteriori prove del fatto che in quel periodo il lago si estendeva fino a Tiahuanaco. 192. Ibid., II, p. 156. 193. Bolivia, cit., p. 158. 194. The Ancient Civilizations of Peru, cit., p. 93. 195. Ibid. 196. Per esempio sui blocchi di pavimentazione sopra il Nilometro dell'Isola di Elefantina, Assuan. Sono debitore verso il regista statunitense Robert Gardner che mi ha fatto notare questa similarit. 197. The Encyclopaedia of Ancient Egypt a cura di Margaret Burson, Facts on File, New York e Oxford, 1991, p. 23. 198. Tiahuanacu, cit., I, p. 55. 199. Ibid., I, p. 39. 200. Ibid., III, pp. 142-143. 201. Ibid., I, p. 57. 202. Ibid., I, p. 56, e II, p. 96. 203. Sir Clemens Markham, citato in Earth in Upheaval, cit., pp. 75-76. 204. Tiahuanacu, cit., III, p. 147. 205. Ibid. 206. David L. Browman, New Light on Andean Tiahuanaco, in American Scientist, volume 69, 1981, pp. 410-412. 207. Ibid., p. 410. Secondo Browman, l'addomesticazione delle piante sull'Altiplano richiedeva la contemporanea messa a punto di tecniche di detossificazione. La maggioranza delle piante [che venivano regolarmente utilizzate nell'antica Tiahuanaco] allo stato non trattato contiene livelli molto alti di tossine. Per esempio, le specie di patate che resistono di pi al gelo e crescono meglio a grandi altitudini contengono anche i livelli pi alti di solanina glicoalcaloide. Inoltre la patata contiene un inibitore di una vasta gamma di enzimi digestivi necessari per la scissione delle proteine, una caratteristica particolarmente infelice alle grandi altitudini, dove la pressione differenziale parziale dell'ossigeno gi riduce il processo chimico della scissione delle proteine...
La tecnica di detossificazione messa a punto a Tiahuanaco per rendere commestibili queste patate, aveva anche un effetto conservante. Infatti, ciascuna di queste due importanti caratteristiche era una conseguenza dell'altra. Gli agricoltori dell'Altiplano, spiega Browman, producono da migliaia di anni patate liofilizzate, o ch'uno, mediante un processo di congelamento, lisciviazione ed essiccazione solare. Questo processo fu spiegato in un primo momento come un metodo per ottenere un prodotto alimentare che potesse essere immagazzinato per lunghi periodi... sei anni e pi... Ma oggi siamo in grado di indicare un'altra giustificazione logica. La lisciviazione e l'essiccazione solare sono necessarie per eliminare la maggior parte di solanina e abbassare i livelli eccessivi di nitrato, mentre la successiva cottura di prodotti liofilizzati distrugge gli inibitori degli enzimi digestivi. Invece di sostenere che la liofilizzazione fosse motivata unicamente dal desiderio di produrre una riserva alimentare sicura, si potrebbe dire che questa tecnica era obbligatoria per trasformare la patata in una fonte nutritiva utilizzabile.  chiaro che entrano in gioco entrambi questi fattori.
Le altre piante che nell'antichit sicuramente erano addomesticate nella zona del Titicaca contengono analoghi livelli di tossine, e tutte richiedono l'impiego di varie tecniche di detossificazione per poter essere adatte all'alimentazione umana. L'Oca contiene grandi quantit di ossalati; il quinoa e il canihua contengono alti livelli di acido cianidrico e l'alcaloide saponina; l'amaranth  una pianta che accumula nitrati e contiene alti livelli di ossalati; il tarwi contiene l'alcaloide velenoso lupinina; i fagioli contengono livelli variabili del glicoside cianogenico phaseolunatin, e cos via... In alcuni casi, per una felice combinazione, i processi di detossificazione danno luogo a un prodotto finale che si presta molto bene all'immagazzinaggio, moltiplicando cos gli effetti benefici di questa tecnica. Nei casi in cui la detossificazione non ha questo effetto aggiuntivo, per esempio nel caso del quinoa, dell'amaranth e del tarwi, generalmente le piante possiedono eccellenti caratteristiche naturali che le rendono adatte all'immagazzinaggio. Non esiste ancora una spiegazione soddisfacente di come siano stati messi a punto questi processi di detossificazione... New Light on Andean Tiahuanaco. 208. Al centro del sistema c'erano le piattaforme di terra alte circa novanta centimetri, lunghe tra i nove e i novanta metri, e larghe tra i tre e i nove metri. Questi terrapieni sono seperati da canali di dimensioni simili e ricavati dallo sterro. Nel corso del tempo le piattaforme venivano periodicamente concimate con limo organico e alghe ricche di azoto raccolti dal letto dei canali durante la stagione secca. Ancora oggi... il sedimento nei vecchi canali  molto pi ricco di sostanze nutritive del suolo delle pianure circostanti.
Ma il sistema di piattaforme e canali non era semplicemente un modo di fertilizzare terreni sterili. A quanto pare, creava anche un clima che allo stesso tempo allungava la stagione di crescita in alta montagna e aiutava i raccolti a sopravvivere nei momenti difficili. Per esempio, durante i periodi di siccit frequenti nella zona, i canali fornivano l'umidit indispensabile, mentre il livello elevato delle piattaforme proteggeva le piante dai danni pi grossi delle inondazioni che si abbattevano spesso sulla regione. Inoltre,  possibile che l'acqua dei canali funzionasse come una sorta di batteria termica, che durante il giorno assorbiva il calore del sole per poi irraggiarlo nel corso della notte gelida, creado una coltre di aria relativamente calda sopra le pianticelle. Feats and Wisdom of the Ancients, cit., pp. 56-57. 209. Ibid. 210. Evan Hadingham, Lines to the Mountain Gods, Harrap, London, 1987, p. 34. 211. L'aymar  rigoroso e semplice, il che significa che le sue regole sintattiche sono sempre valide, e possono essere trascritte in modo conciso in quella specie di stenografia algebrica compresa dai computer. Anzi, la sua purezza  tale che secondo alcuni storici invece di evolversi naturalmente come le altre lingue, fu di fatto costruito partendo da zero. Sunday Times, London, 4 novembre 1984. 212. M. Betts, Ancient Language may Prove Key to Translation System, Computerworld, vol. IX, N. 8, 25 febbraio 1985, p. 30. 213. Mexico, Lonely Planet Publications, Hawthorne, Australia, 1992, p. 839. 214. Ronald Wright, Time Among the Maya, Futura Publications, London, 1991, p. 343. 215. Fra Diego de Landa, Yucatan before and after the Conquest (traduz. corredata di note a cura di William Gates), Produccin Editorial Dante, Merida, Mexico, 1990, p. 71. 216. Joyce Milton, Robert A. Orsi e Norman Harrison, The Feathered Serpent and the Cross: The Pre-Colombian God-Kings and the Papal States, Cassell, London, 1980, p. 64. 217. Riportato in: Aztecs: Reign of Blood and Splendour, Time-Life Books, Alexandria, Virginia, 1992, p. 105. 218. Ibid., p. 103 219. The Feathered Serpent and the Cross, cit., p. 55. 220. Mary Miller e Karl Taube, The Gods and Symbols of Ancient Mexico and the Maya, Thames & Hudson, London, 1993, p. 96. 221. Dal Codice latino-vaticano 3738, citato in Adela Fernandez, Pre-Hispanic Gods of Mexico, Panorama Editorial, Citt del Messico, 1992, pp. 21-22. 222. Eric S. Thompson, Maya History and Religion, University of Oklahoma Press, 1990, p. 332. Vedi anche Aztec Calendar: History and Symbolism, Garcia y Valades Editores, Citt del Messico, 1992. 223. Ibid. 224. Pre-Hispanic Gods of Mexico, cit., p. 24. 225. Peter Tompkins, Mysteries of the Mexican Pyramids, Thames & Hudson, London, 1987, p. 286. 226. John Bierhorst, The Mythology of Mexico and Central America, William Morrow & Co., New York, 1990, p. 134. 227. World Mythology, (a cura di Roy Willis, BCA, London, 1993, p. 243. 228. Stuart J. Fiedel, The Prehistory of the Americas, (seconda edizione), Cambridge University Press, 1992, pp. 312-313. 229. Professor Michael D. Coe, Breaking the Maya Code, Thames & Hudson, London, 1992, pp. 275-276. La correlazione di Herbert Joseph Spinden d una data leggermente anteriore, ossia il 24 dicembre 2011 d.C. Vedi Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 286. 230. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 286. 231. World Mythology, cit., p. 240. Vedi anche Encyclopaedia Britannica, 1991, 9:855, e Lewis Spence, The Magic and Mysteries of Mexico, Rider, London, 1922, pp. 49-50. 232. Juan de Torquemada, Monarchichia indiana, volume I, citato in Fair Gods and Stone Faces, cit., pp. 37-38. 233. North America of Antiquity, p. 268, citato in Atlantis: The Antediluvian World, cit., p. 165. 234. The Mythology of Mexico and Central America, cit., p. 161. 235. Vedi Nigel Davis, The Ancient Kingdoms of Mexico, Penguin Books, London, 1990, p. 152; The Gods and Symbols of Ancient Mexico and the Maya, cit., pp. 141-142. 236. Fair Gods and Stone Faces, cit., pp. 98-99. 237. Ibid., p. 100. 238. Sylvanus Griswold Morley, An Introduction to the Study of Maya Hieroglyphs (introduzione di Eric S. Thompson), Dover Publications Inc., New York, 1975, pp. 16-17. 239. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, Paul Hamlyn, London, 1989, pp. 437, 439. 240. Ibid., p. 437. 241. Fair Gods and Stone Faces, cit., p. 62. 242. Collegati in modo specifico oltre che evidente. Votan, per esempio, veniva spesso menzionato come il nipote di Quetzalcatl. A volte gli indios che trasmisero le proprie leggende ai cronisti spagnoli subito dopo la conquista confondevano Itzamana e Cuculcn. Vedi Fair Gods and Stone Faces, cit., p. 100. 243. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 347. 244. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., p. 439. 245. James Bailey, The God-Kings and the Titans, Hodder and Stoughton, London, 1972, p. 206. 246. Fair Gods and Stone Faces, cit., pp. 37-38. 247. Secondo il cronista del sedicesimo secolo Bernardino de Sahagn: Quetzalcatl fu un grande agente civilizzatore che entr in Messico alla guida di un gruppo di stranieri. Introdusse nel paese le arti e promosse in particolar modo l'agricoltura. Ai suoi tempi il mais aveva spighe talmente grandi che un uomo non riusciva a portare pi di un fusto per volta e il cotone cresceva di tutti i colori senza bisogno di tingerlo. Egli costru case spaziose ed eleganti, e inculc un tipo di religione che incoraggiava la pace. 248. The God-Kings and the Titans, cit., p. 57. 249. Mexico, cit., pp. 194-195. 250. The Gods and Symbols of Ancient Mexico and the Maya, cit., pp. 185, 188-9. 251. Ibid. 252. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., p. 437. 253. The Feathered Serpent and the Cross, cit., pp. 52-53. 254. New Larousse Enciclopaedia of Mythology, cit., p. 436. 255. The Magic and Mysteries of Mexico, cit., p. 51 256. World Mytholgy, cit., p. 237. 257. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., p. 437. 258. Ibid. 259. Fair Gods and Stone Faces, cit., pp. 139-140. 260. The Feathered Serpent and the Cross, cit. pp. 35, 66. 261. Le misure sono tratte da Fair Gods and Stone Faces, cit., p. 56. 262. Ibid., p. 12 263. Ibid., pp. 3-4. 264. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 6. 265. Mexico, cit., p. 224. 266. Resoconto dell'epoca citato in Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 6. 267. The Magic and Mysteries of Mexico. cit., pp. 228-229. 268. Ibid. 269. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 7. 270. Yucatan before and after the Conquest, cit., p. 9. Vedi anche Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 20. 271. Yucatan before and after the Conquest, cit., p. 104. 272. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 21. 273. Fair Gods and Stone Faces, cit. p. 34. 274. Ibid. 275. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 23. 276. Yucatan before and after the Conquest. 277. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 24 278. Diego de Duran, Historia antiqua de la Nueva Espana, (1585), in Ignatius Donelly, Atlantis: The Antediluvian World, cit., p. 200. 279. Genesi 11:1-9. 280. Riportato in Maps of the Ancient Sea Kings, cit., p. 199. Vedi anche The God-Kings and the Titans, p. 54, e Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 207. 281. Byron S. Cummings, Cuicuilco and the Archaic Culture of Mexico, University of Arizona Bulletin, volume IV:8, 15 novembre 1933. 282. Mexico, cit., p. 223. Vedi anche Kurt Mendelssohn, The Riddle of the Pyramids, Thames & Hudson, London, 1986, p. 190. 283. The Riddle of the Pyramids, cit., p. 190. 284. Ibid. 285. The Gods and Symbols of Ancient Mexico and the Maya, cit. p. 126. 286. Aztecs: Reign of Blood and Splendour, cit., p. 50. 287. Fair Gods and Stone Faces, cit., pp. 139-140. 288. Ibid., p. 125. 289. Mexico, cit., p. 637. Vedi anche The Ancient Kingdoms of Mexico, cit. p. 24. 290. Ibid. 291. Mexico, cit., p. 638. 292. Matthew W. Stirling, Discovering the New World's Oldest Dated Work of Man, National Geographic Magazine, volume 76, agosto 1939, pp. 183-218 passim. 293. Matthew W. Stirling, Great Stone Faces of the Mexican Jungle, National Geographic Magazine, volume 78, settembre 1940, pp. 314, 310. 294. The Prehistory of the Americas, cit. pp. 268-271. Vedi anche Jeremy A. Sabloff, The Cities of Ancient Mexico: Reconstructing a Lost World, Thames and Hudson, London, 1990, p. 35. Breaking the Maya Code, cit., p. 61. 295. The Prehistory of the Americas, cit., p. 268. 296. Aztecs: Reign of Blood and Splendour, cit., p. 158. 297. Sebbene abbia raggiunto una plasticit naturalistica di alto livello, non esistono prototipi superstiti della scultura in pietra olmeca, quasi che la possente abilit di rappresentare tanto la natura quanto concetti astratti fosse un'invenzione spontanea di questa remota civilt. The Gods and Symbols of Ancient Mexico and the Maya, cit., p. 15; The Ancient Kingdoms of Mexico, cit., p. 55: La fase proto-olmeca rimane un enigma... non si sa con certezza in quale epoca, o in quale luogo, la cultura olmeca assunse la sua particolarissima forma. 298. The Ancient Kingdoms of Mexico, cit., p. 36. 299. The Prehistory of the Americas, cit., p. 268. 300. Ibid., pp. 267-268. The Ancient Kingdoms of Mexico, cit., p. 55. 301. The Ancient Kingdoms of Mexico, cit., p. 30. 302. Ibid., p. 31. 303. The Prehistory of the Americas, cit., pp. 268-269. 304. Ibid., p. 269. 305. The Ancient Kingdoms of Mexico, cit. p. 28. 306. The Cities of Ancient Mexico, cit., p. 37. 307. The Prehistory of the Americas, cit. p. 270. 308. Fair Gods and Stone Faces, cit., p. 144. 309. Ibid., pp. 141-142. 310. Fair Gods and Stone Faces, cit., passim. Vedi anche Cyrus H. Gordon, Before Columbus: Links between the Old World and Ancient America, Crown Publishers Inc, New York, 1971. 311. Vedi, per esempio a) Maria Eugenia Aubet, The Phoenicians and the West, Cambridge University Press, 1993; b) Gerhard Herm, The Phoenicians, BCA, London, 1975; c) Sabatino Moscati, Il mondo dei fenici, il Saggiatore, Milano, 1966, e Mondadori, Milano, 1979. 312. Questo fatto pu trovare conferma in una qualsiasi delle opere citate alla nota 4. 313. W. B. Emery, Archaic Egypt, Penguin Books, London, 1987, p. 192. 314. Ibid., p. 38. Vedi anche The Egyptian Book of the Dead (traduz. di E. A. Wallis Budge), British Museum, 1895, Introduzione, pp. XII, XIII. 315. John Anthony West, Serpent in the Sky, Harper and Row, New York, 1979, p. 13. 316. Archaic Egypt, cit., p. 38. 317. Ibid., pp. 175-191. 318. Ibid., pp. 31, 177. 319. Ibid., p. 126. 320. From Fetish to God in Ancient Egypt, cit., p. 155. 321. Vedi, per esempio, The Encyclopaedia of Ancient Egypt cit., pp. 69-70, e anche Jean-Pierre Hallet, Pygmy Kitabu, BCA, London, 1974, pp. 84-106. 322. The Gods and Symbols of Ancient Mexico and the Maya, cit., p. 82. 323. Ibid., The Encyclopaedia af Ancient Egypt, cit., pp. 69-70, e Pygmy Kitabu, cit., pp. 84-106. 324. Ibid. 325. The Encyclopaedia of Ancient Egypt, cit., p. 85. 326. The Mythology of Mexico and Central America, cit., p. 148. 327. Popol Vuh, a cura di Adrin Recinos, Einaudi, Torino, 1976, p. 41. 328. Ibid., p. 41. 329. Ibid.; The Mythology of Mexico and Central America, cit., p. 147. 330. The Ancient Egyptian Pyramid Text, (traduz. di R. O. Faulkner), Oxford University Press, 1969. Numerose formule accennano esplicitamente alla rinascita stellare del Re, p. es. la 248, la 264, la 265, la 268 e la 570 (Io sono una stella che illumina il cielo) ecc. 331. Ibid., Formula 466, p. 155. 332. The Ancient Egyptian Book of the Dead, (traduz. di R. O. Faulkner), British Museum Publications, 1989. 333. Pre-Hispanic Gods of Mexico, cit. p. 37. 334. The Gods and Symbols of Ancient Mexico and the Maya, cit., pp. 128-129. 335. Riprodotta in National Geographic Magazine, volume 76, N. 4, Washington D.C., ottobre 1989, p. 468: Doppio Pettine viene portato negli inferi in una canoa guidata dai 'gemelli vogatori', di, questi, che compaiono prevalentemente nella mitologia maya. Altre figure - un'iguana, una scimmia, un pappagallo e un cane - accompagnano il sovrano defunto. Approfondiremo il significato mitologico dei cani nella Parte V del presente libro. 336. Alcuni particolari sono riprodotti in John Romer, Valley of the Kings, Michael O'Mara Books Limited, London, 1988, p. 167, e in J. A. West, The Traveller's Key to Ancient Egypt, Harrap Columbus, London, 1989, pp. 282-297. 337. Nel caso dell'antico Egitto il cane rappresenta Upuaut, Colui che apre le Vie, l'uccello (un falco) rappresenta Horus, e la scimmia Thot. Vedi The Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 284, e The Ancient Egyptian Book of the Dead, cit., pp. 116-130. Per l'America Centrale antica, vedi nota 15. 338. Pre-Hispanic Gods of Mexico, cit., p. 40. 339. The Egyptian Book of the Dead (traduz. di E. A. Wallis Budge), Arkana, London and New York, 1986, p. 21. 340. Vedi, per esempio, R. T. Rundle-Clark, Myth And Symbol in Ancient Egypt, Thames & Hudson, London 1991, p. 29. 341. Henri Frankfort, Kingship and the Gods, University of Chicago Press, 1978, p. 134. The Ancient Egyptian Pyramid Texts, per es. Formula 20 e 21. 342. Robert Bauval e Adrian Gilbert, Il mistero di Orione, Corbaccio, Milano, 1997. 343. The Gods and Symbols of Ancient Mexico and the Maya cit., pp. 40, 177. 344. Maya History and Religion, cit., p. 175. 345. Myths from Mesopotamia, cit., p. 326; Jeremy Black and Anthony Green, Gods, Demons, and Symbols of Ancient Mesopotamia, cit., 1992, pp. 163-164. 346. Gods, Demons and Symbols of Ancient Mesopotamia, cit., p. 41. 347. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit. p. 169; The God-Kings and the Titans, cit. p. 234. 348. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., pp. 53-54. 349. Ibid., p. 54. 350. Ibid. Vedi anche Gods, Demons, and Symbols of Ancient Mesopotamia, cit., p. 177. 351. Pre-Hispanic Gods of Mexico, cit., p. 59; Inga Glendinnen, Aztecs, Cambridge University Press, 1991, p. 177. Vedi anche The Gods and Symbols of Ancient Mexico and the Maya, cit., p. 144. 352. Mexico, cit., p. 669. 353. The Cities of Ancient Mexico, cit. p. 53. 354. The Ancient Kingdoms of Mexico, cit., p. 53; Mexico, cit., p. 671. 355. The Ancient Kingdoms of Mexico, cit., pp. 53-54; The Cities of Ancient Mexico, cit., p. 50. 356. The Ancient Kingdoms of Mexico, cit. p. 54. 357. Mexico, cit., pp. 669-671. 358. Per ulteriori dettagli, vedi The Gods and Symbols of Ancient Mexico and the Maya, cit., p. 17: Probabilmente questi edifici confermano una vasta conoscenza delle stelle. 359. The Ancient Kingdoms of Mexico, cit., p.53. 360. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit. p. 350. 361. The Ancient Kingdoms of Mexico cit., pp. 44-45. 362. J. Eric Thompson, Maya Hieroglyphic Writing, Carnegie Institution, Washington D.C., 1950, p. 155. 363. The Atlas of Mysterious Places (a c. di Jennifer Westwood), Guild Publishing, London, 1987, p. 70. 364. The Times, London, 4 giugno 1994. 365. Citato in The Atlas of Mysterious Places, cit., pp. 68-69. 366. Ibid., Michael D. Coe, The Maya, Thames and Hudson, London, 1991, pp. 108-109. 367. Fair Gods and Stone Faces, cit., pp. 94-95. 368. The Atlas of Mysterious Places, cit., p. 70. 369. Time Among the Maya, cit., p. 298. 370. Fair Gods and Stone Faces cit., pp. 95-96. 371. Mexico: Rough Guide, Harrap-Columbus, London, 1989, p. 354. 372. The Mythology of Mexico and Central America, cit., p. 8: Maya History and Religion, cit., p. 340. 373. Vedi capitolo decimo. 374. E. A. Wallis Budge, Osiris and the Egyptian Resurrection, The Medici Society Ltd., 1911, volume II, p. 180. 375. John. L. Stephens, Incidents of Travel in Central America, Chiapas and Yucatan, Harper and Brothers, New York, 1841, vol. II, p. 422. 376. Vedi capitolo dodicesimo. 377. Popol Vuh, cit., p. 127. 378. Ibid., pp. 127-128. 379. Ibid., p. 127. 380. Ibid. 381. Genesi, 4,22-4. 382. Popol Vuh, cit., Introduzione. Vedi anche The Magic and Mysteries of Mexico, cit., pp. 250 e segg. 383. Popol Vuh, pp. 127. 384. Ibid. 385. J. Eric Thompson, The Rise and Fall of Maya Civilization, Pimlico, London, 1993, p. 13. 386. Note di William Gate (p. 81) a Diego de Landa, Yucatan before and after the Conquest, cit. 387. Ci risulta evidente nel Codice di Dresda. Vedi, per esempio, An Introduction to the Study of Maya Hieroglyphs, cit., p. 32. 388. The Maya, cit., p. 176; Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 291; The Rise and Fall of Maya Civilization, cit., p. 173. 389. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 287. 390. The Maya, cit., p. 173. 391. The Rise and Fall of Maya Civilization, cit., pp. 178-179 392. Citato in The Maya, p. 173. 393. World Mythology, cit., p. 241. 394. The Maya, cit., p. 176. 395. The Rise and Fall of Maya Civilization, cit., p. 170; Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 290. 396. The Rise and Fall of Maya Civilization, cit., p. 170. 397. Ibid., pp. 170-171. 398. Ibid., p. 169. 399. Breaking the Maya Code, cit., p. 275. 400. Ibid., pp. 9, 275. 401. Jos Arguelles, The Mayan Factor: Path Beyond Technology, Bear and Co., Santa Fe, New Mexico, 1987, p. 26; The Gods and Symbols of Ancient Mexico and the Maya, cit., p. 50. 402. The Rise and Fall of Maya Civilization, cit., pp. 13-14, 165. 403. Encyclopaedia Britannica, cit., 12:214. 404. The Rise and Fall of Maya Civilization, cit., p. 168. 405. Pre-Hispanic Gods of Mexico, cit., pp. 25-26. 406. Ibid., pp. 26-27. 407. Ancient America, Time-Life International, 1970, p. 45; Aztecs: Reign of Blood and Splendour, cit., p. 54; Pre-Hispanic Gods of Mexico, cit. p. 24. 408. The Ancient Kingdoms of Mexico, cit., p. 67. 409. Beyond Stonehenge, cit., pp. 187-188. 410. Citato in Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., pp. 220-221. 411. Ibid. 412. Hugh Harleston Jr, A Mathematical Analysis of Teotihuacan, XLI International Congress of Americanists, 3 ottobre 1974. 413. Richard Bloomgarden, The Pyramids of Teotihuacan, Editur S. A. Mexico, 1993, p. 14. 414. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 215. 415. Ibid., pp. 266-269. 416. The Ancient Kingdoms of Mexico, cit., p. 67. 417. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit. p. 221. 418. Il mistero di Orione, cit. 419. Ibid. 420. Bernardino de Sahagn, citato in Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 23. 421. Mexico: Rough Guide, cit., p. 216. 422. The Atlas of Mysterious Places, cit., p. 158. 423. Pre-Hispanic Gods of Mexico, cit., p. 24. 424. The Ancient Egyptian Pyramid Texts, cit., Formula 667A, p. 281. 425. The Ancient Kingdoms of Mexico, cit., p. 74; The Traveller's Key To Ancient Egypt, pp. 110-135. 426. Vedi, per esempio, Ahmed Fakhry, The Pyramids, University of Chicago Press, 1969. 427. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., pp. 230-233. 428. Ibid. 429. The Prehistory of the Americas, cit., p. 282. 430. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., pp. 11-12. 431. Ibid. 432. Ibid., p. 213. 433. Ibid. 434. The Ancient Kingdoms of Mexico, cit., p. 72. 435. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., pp. 271-272. 436. Ibid., p. 232. 437. Ibid., p. 272. 438. Ibid. 439. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 202. 440. The Pyramids of Teotihuacan, cit. p. 16. 441. Ibid. 442. Encyclopaedia Britannica, cit., 8,90, e The Lost Realms, cit., p. 53. 443. The Pyramids of Teotihuacan, cit., p. 16. 444. Mexico: Rough Guide, cit., p. 217. 445. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 252. 446. Encyclopaedia Britannica, cit., 9:415. 447. I. E. S. Edwards, The Pyramids of Egypt, Penguin, London, 1949, p. 87. 448. Ibid. 449. Ibid., p. 219. 450. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit. p. 55. 451. The Pyramids of Egypt, cit. pp. 87, 219. 452. The Ancient Kingdoms of Mexico, cit. p. 74. 453. Mexico, cit., p. 201; The Atlas of Mysterious Places, cit., p. 156. 454. La presentazione pi accessibile dell'opera di Stecchini si trova nell'appendice che egli redasse per Peter Tompkins, Secrets of the Great Pyramid, cit., pp. 287-382. 455. Vedi The Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 95. 456. Stecchini, in appendice a Secrets of the Great Pyramid, cit., p. 378. Il perimetro della Grande Piramide  esattamente uguale a mezzo minuto d'arco: vedi Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., p. 279. 457. The Pyramids of Teotihuacan, cit., p. 20. 458. Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., pp. 335-339. 459. Ibid. 460. The Riddle of the Pyramids, cit. p. 188-193. 461. The Prehistory of the Americas, cit., p. 281. Vedi anche The Cities of Ancient Mexico, cit., p. 178 e Mysteries of the Mexican Pyramids, cit., pp. 226-236. 462. L'epopea di Gilgamesh, Adelphi, Milano, 1986, p. 85. 463. Ibid., p. 135 464. Ibid., e Myths from Mesopotamia, cit., p.110 465. Myths from Mesopotamia, cit., pp. 112-113; Gilgamesh, cit., pp. 136-138; Edmund Sollberger, The Babylonian Legend of the Flood, British Museum Publications, 1984, p. 26. 466. Gilgamesh, p. 138. 467. Ibid., p. 139. 468. Citazioni dalla Genesi, capitoli sesto, settimo e ottavo:
Il Signore vide che la malvagit degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. E il Signore si pent di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolor in cuor suo... Allora Dio disse a No:  venuta per me la fine di ogni uomo, perch la terra, per causa loro,  piena di violenza... Ecco io mander il diluvio, cio le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui  alito di vita; quanto  sulla terra perir.
Deciso a salvare solo No e la sua famiglia (al quale diede istruzioni di costruire una grande imbarcazione di salvataggio di trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza), il Signore ordin al patriarca ebreo di radunare coppie per la riproduzione di tutte le creature viventi affinch potessero salvarsi anche loro, quindi mand il diluvio:
In quello stesso giorno entr nell'arca No con i figli Sem, Cam e Iafet, la moglie di No, le tre mogli dei suoi tre figli; essi e tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli esseri alati. Vennero dunque a No nell'arca, a due a due, di ogni carne in cui  il soffio di vita. Quelli che venivano, maschio e femmina d'ogni carne, entrarono come gli aveva comandato Dio: il Signore chiuse la porta dietro di lui.
Il diluvio dur sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l'arca che si innalz sulla terra. Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l'arca galleggiava sulle acque. Le acque si innalzarono sempre pi sopra la terra e coprirono tutti i monti pi alti che sono sotto il cielo... Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cio quanto era sulla terra asciutta mor... E rimase solo No e chi stava con lui nell'arca.
A tempo debito, nel settimo mese, il diciassette del mese, l'arca si pos sui monti dell'Ararat. Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese:
Trascorsi quaranta giorni, No apr la finestra che aveva fatta nell'arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate. Esso usc andando e tornando finch si prosciugarono le acque sulla terra. No poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, torn a lui nell'arca, perch c'era ancora l'acqua su tutta la terra...
Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall'arca e la colomba torn a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. No comprese che le acque si erano ritirate dalla terra... No usc... edific un altare al Signore... e offr olocausti sull'altare. Il Signore ne odor la soave fragranza... 469. Maya History and Religion, cit., p. 332. 470. Sir J. G. Frazer, Folklore in the Old Testament: Studies in Comparative Religion, Legend and Law (edizione ridotta), Macmillan, London, 1923, p. 107. 471. Lenormant, per Contemporary Review, citato in Atlantis: The Antediluvian World, cit., p. 99. 472. Popol Vuh, cit., pp. 17-18 473. Ibid. 474. New Larousse Encyclopaedia of Mythology cit., p. 440; Atlantis: the Antediluvian World, cit., p. 105. 475. Folklore in the Old Testament, cit., p. 104. 476. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., p. 445. 477. Folklore in the Old Testament, cit., p. 105. 478. Ibid., p. 101. 479. John Bierhorst, The Mythology of South America, William Morrow & Co., New York, 1988, p. 165. 480. Ibid., pp. 165-166. 481. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., p. 426. 482. Folklore in the Old Testament, cit., pp. 111-112. 483. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit. p. 431. 484. Ibid., pp. 428-429; Folklore in the Old Testament, cit., p. 115. In questa versione il personaggio di Michabo si chiama Messou. 485. Da History of the Dakotas di Lynd, citato in Atlantis: The Antediluvian World, cit., p. 117. 486. Frederik A. Filby, The Flood Reconsidered: A Review of the Evidence of Geology, Archaeology, Ancient Literature and the Bible, Pickering and Inglis Ltd., London, 1970, p. 58. Andree era un illustre geografo e antropologo tedesco. La sua monografia sulle tradizioni di diluvi  descritta da J. G. Frazer (in Folklore in the Old Testament, pp. 46-47) come un modello di solida erudizione e buon senso esposto con estrema chiarezza e concisione... 487. Riportato in Charles Berlitz, The Lost Ship of Noah, W. H. Allen, London, 1989, p. 126. 488. World Mythology, cit., pp. 26-27. 489. Ibid., p. 305. 490. Folklore in the Old Testament, cit., p. 81. 491. Ibid. 492. World Mythology, cit., p. 280. 493. E. Sykes, Dictionary of Non-Classical Mythology, London, 1961, p. 119. 494. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., pp. 460, 466. 495. C. Kerenyi, The Gods of the Greeks, Thames & Hudson, London, 1974, pp. 226-229. 496. Ibid. 497. World Mythology, cit. pp. 130-131. 498. The Gods of the Greeks, cit., pp. 226-229. 499. World Mythology, cit., pp. 130-131. 500. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., p. 362. 501. Ibid. Satapatha Brahmana (traduz. di Max Muller), citato in Atlantis: the Antediluvian World, cit. p. 87. 502. Ibid. Vedi anche Folklore in the Old Testament, cit., pp. 78-79. 503. Encyclopaedia Britannica, 1991, 7:798. The Rig Veda, Penguin Classics, London, 1981, pp. 100-101. 504. The Encyclopaedia of Ancient Egypt, cit., p. 48. 505. Dalla versione tebana di The Egyptian Book of the Dead, citata in From Fetish to God in Ancient Egypt, cit. p. 198. 506. Genesi, 6,11-13. 507. Pietro 3:3-10. 508. Vedi H. Murray, J. Crawford et alii, An Historical and Descriptive Account of China, seconda edizione, 1836, volume I, p. 40. Vedi anche G. Schlegel, Uranographie chinoise, 1875, p. 740. 509. Warren, Buddhism in Translations, 322. 510. Ibid. 511. Dixon, Oceanic Mythology, p. 178. 512. Worlds in Collision, cit., p. 35. 513. Encyclopaedia Britannica, cit., 6,53. 514. World Mythology, cit., p. 26. Particolari sui miti hopi della distruzione universale si trovano in Frank Waters, The Book of the Hopi, Penguin, London, 1977. 515. The Bundahish, capitoli I, XXXI, XXXIV, citati in William F. Warren, The Paradise Found: The Cradle of the Human Race at the North Pole, Houghton, Mifflin and Co., Boston, 1885, p. 282. 516. Vendidad, Fargard I, citato in Lokamanya Bal Gangadhar Tilak, The Arctic Home in the Vedas, Tilak Publishers, Poona, 1956, pp. 340-341. 517. Vendidad, Fargard II, citato in The Arctic Home in the Vedas, cit., pp. 300, 353-354. 518. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., p. 320. 519. West, Pahlavi Texts, parte I, p. 17, London, 1880. 520. Ibid.; Justi, Der Bundahish, Leipzig, 1868, p. 5. 521. The Arctic Home in the Vedas, cit., pp. 390 e segg. 522. The Mythology of South America, cit., pp. 143-144. 523. Ibid., p. 144. 524. Popol Vuh, cit. p. 136. 525. Ibid., p. 21. 526. The Mythology of Mexico and Central America, cit., p. 41. 527. Maya History and Religion, cit., p. 333. 528. Vedi capitolo ventiquattresimo. 529. Ibid. 530. National Geographic Magazine, giugno 1962, p. 87. 531. The Mythology of Mexico and Central America, cit., p. 79. 532. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., p. 481. 533. The Mythology of all Races, Cooper Square Publishers Inc., New York, 1964, volume X, p. 222. 534. Vedi soprattutto gli scritti di Igino, citati in Paradise Found, cit., p. 195. Vedi anche The Gods of the Greeks, cit., p. 195. 535. A.R. Hope Moncrieff, The Illustrated Guide to Classical Mythology, BCA, London, 1992, p. 15-17. 536. Il persiano Bundahishn ci dice che i pianeti si scontrarono con il cielo sconvolgendo tutto il cosmo. 537. The Illustrated Guide to Classical Mythology, cit., p. 17. 538. Folklore in the Old Testament, cit., p. 101. 539. Maya History and Religion, cit., p. 336. 540. The Mythology of South America, cit., pp. 140-142. 541. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit. pp. 275-277. 542. Maya History and Religion, cit., p. 332. 543. Roger Lewin, Human Evolution, Blackwell Scientific Publications, Oxford, 1984, p. 74. 544. Donald C. Johanson e Maitland C. Eddy, Lucy: The Beginnings of Humankind, Paladin, London, 1982, in particolare pp. 28, 259-310. 545. Roger Lewin, Human Evolution, cit., pp. 47-49, 53-56; Encyclopaedia Britannica, cit., 6,27-8. 546. Human Evolution, cit., p. 76. 547. Encyclopaedia Britannica, 1991, 18:831. 548. Human Evolution, cit., p. 76. 549. Ibid., p. 72. 550. Ibid., p. 73. 551. Ibid., pp. 73, 77. 552. Encyclopaedia Britannica, 1991, 12:712. 553. Path of the Pole, cit., p. 146. 554. Ibid., p. 152; Encyclopaedia Britannica, cit., 12:712. 555. John Imbrie e Katherine Palmer Imbrie, Ice Ages: Solving the Mystery, Enslow Publishers, New Jersey, 1979, p. 11. 556. Ibid., p. 120; Encyclopaedia Britannica, cit., 12:783; Human Evolution, cit., p. 73. 557. Charles Darwin, L'origine delle specie, Newton Compton, Roma, 1973, p. 397. 558. Quaternary Extinctions, cit., pp. 360-361, 394. 559. Charles Darwin, Journal of Researches into the Natural History and Geology of Countries Visited during the Voyage of HMS Beagle Round the World; annotazione del 9 gennaio 1834. 560. Quaternary Extinctions, cit., pp. 360-361, 394. 561. Ibid., pp. 360-361, The Path of the Pole, cit., p. 250. 562. Quaternary Extinctions, cit., pp. 360-361. 563. Ibid., p. 358. 564. Donald W. Patten, The Biblical Flood and the Ice Epoch: A Study in Scientific History, Pacific Meridian Publishing Co., Seattle, 1966, p. 194. 565. The Path of the Pole, cit., p. 258. 566. David M. Hopkins et alii, The Palaeoecology of Beringia, Academic Press, New York, 1982, p. 309. 567. Professor Frank C. Hibben, The Lost Americans, citato in The Path of the Pole, cit., pp. 275 e segg. 568. F. Rainey, Archaeological Investigations in Central Alaska, American Antiquity, volume V, 1940, p. 307. 569. Path of the Pole, cit., pp. 275 e segg. 570. The Biblical Flood and the Ice Epoch, cit., pp. 107-108. 571. A. P. Okladnikov, Excavations in the North, in Vestiges of Ancient Cultures, Unione Sovietica, 1951. 572. The Path of the Pole, cit., p. 255. 573. A. P. Okladnikov, Yakutia before its Incorporation into the Russian State, McGill-Queens University Press, Montreal, 1970. 574. The Path of the Pole, cit., p. 250. 575. The Biblical Flood and the Ice Epoch, cit., p. 107. L'esploratore Wragnell not che il suolo dell'Isola dell'Orso (Medvizhi Ostrova) consisteva unicamente di sabbia, ghiaccio e una tale quantit di ossa di mammut che queste sembravano costituire la materia principale dell'isola. Sulla terraferma siberiana rilev che la tundra pi che di arbusti artici era punteggiata di teschi di mammut. 576. Georges Cuvier, Revolutions and Catastrophes in the History of the Earth, 1829. 577. Citato in Path of the Pole, cit., p. 256. 578. Ivan T. Sanderson, Riddle of the Quick-Frozen Giants, Saturday Evening Post, 16 gennaio 1960, p. 82. 579. Path of the Pole, cit., p. 256. 580. Ibid., p. 256. D'inverno la temperatura scende fino a 56 gradi sotto zero. 581. Ibid., p. 277. 582. Ibid., p. 132. 583. R. S. Luiss, Fossils, 1931, p. 28. 584. G. M. Price, The New Geology, 1923, p. 579. 585. Ibid. 586. Earth in Upheaval, cit., p. 63. 587. Path of the Pole, pp. 133, 176. 588. The Evolving Earth, Guild Publishing, London, 1989, p. 30. 589. Ice Ages: Solving the Mystery, cit., p. 64. 590. Path of the Pole, cit., pp. 132-135. 591. Ibid., p. 137. Circa undicimila anni fa si verific un grande cambiamento da condizioni glaciali a condizioni post-glaciali. Questo cambiamento di temperatura fu marcato e brusco (Polar Wandering and Continental Drift, Society of Economic Paleontologists and Mineralogists, Pubblicazione Speciale N. 10, Tulsa, 1953, p. 159). Si accenna anche a un drammatico cambiamento di clima avvenuto circa dodicimila anni fa in C.C. Langway e B. Lyle Hansen, The Frozen Future: A Prophetic Report from Antarctica, Quadrangle, New York, 1973, p. 202. Vedi anche Ice Ages, cit., pp. 129, 142, e Quaternary Extinctions, cit., p 357: Gli ultimi centomila anni di espansione dei ghiacci, come registrato dalle quantit di isotopi di ossigeno nei carotaggi di profondit dell'Atlantico e del Pacifico equatoriale, terminarono bruscamente circa dodicimila anni fa. Il rapidissimo scioglimento dei ghiacci provoc un rapido innalzamento dei livelli dei mari... Circostanziati reperti di fossili terrestri rivelano che all'epoca si verific un significativo movimento di specie vegetali e animali, soprattutto verso territori precedentemente ghiacciati. Come mostrano le documentazioni fossili di pollini e piccoli animali, estinzioni megafauniche si verificarono in America durante un'epoca caratterizzata da rapidi cambiamenti climatici. 592. Ice Ages, cit., p. 129. 593. Path of the Pole, cit. p. 137. 594. Il cambiamento relativo  mostrato dal cambiamento dell'abbondanza relativa di foraminiferi planctonici d'acqua fredda e calda, e il cambiamento assoluto  dato dalle determinazioni di titoli di isotopi di ossigeno nella fauna. Polar Wandering, cit., p. 96. 595. Il lettore ricorder che condizioni climatiche inspiegabilmente miti furono prevalenti nelle Isole della Nuova Siberia fino a quell'epoca, e vale la pena di notare che anche numerose altre isole dell'Oceano Artico per molto tempo non subirono gli influssi dalle diffuse glaciazioni (per esempio, sull'Isola di Baffin i resti di ontani e betulle conservati nella torba indicano la presenza di un clima relativamente caldo almeno nell'arco di tempo compreso tra trentamila e diciassettemila anni fa. Fatto enigmatico,  anche certo che grandi parti della Groenlandia rimasero sgombre dai ghiacci durante il Periodo Glaciale. Path of the Pole, cit., pp. 93, 96. 596. The Biblical Flood and the Ice Epoch, cit., p. 114; Path of the Pole, cit., pp. 47-8. 597. Ice Ages, cit., p. 11. Biblical Flood and the Ice Epoch, cit. p. 117; Path of the Pole, cit. p. 47. 598. Ice Ages, cit., p. 11. Biblical Flood and the Ice Epoch, cit., p. 114. 599. Path of the Pole, cit., p. 150. 600. Path of the Pole, cit. pp. 148-9, 152, 162-3. Nell'America del Nord, dove i ghiacci raggiunsero l'estensione massima tra 17.000 e 16.500 anni fa, i geologi hanno fatto le seguenti scoperte: Foglie, aghi e frutti risalenti a circa 15.300 anni fa nel Massachusetts; Una palude formatasi sopra materiale glaciale nel New Jersey almeno 16.280 anni fa, subito dopo l'interruzione dell'avanzata dei ghiacci. Nell'Ohio abbiamo un campione postglaciale risalente a circa 14.000 anni fa. E trattandosi di legno di abete rosso, si  portati a pensare che la foresta debba aver impiegato qualche migliaio di anni, per fare una stima prudente, a consolidarsi. Che cosa dobbiamo dedurre da questo fatto? Non ci induce forse chiaramente a pensare che la cappa di ghiaccio, la quale secondo le stime in Ohio raggiunse un massimo di almeno un chilometro e mezzo di spessore, spar dalla Contea di Delaware di quello stato nell'arco di appena pochi secoli?
Analogamente, nell'Unione Sovietica, nella regione dell'Irkutsk, la deglaciazione era completata e la vita postglaciale pienamente consolidata 14.500 anni fa. In Lituania un'altra palude si form addirittura 16.620 anni fa. Queste due date prese insieme inducono a riflettere. Una palude si pu formare molto pi rapidamente di una foresta; prima, per, il ghiaccio deve scomparire. E non dimentichiamo che c'era un'enorme quantit di ghiaccio. 601. Ice Ages, cit., p. 11. Biblical Flood and the Ice Epoch, cit., p. 117. Path of the Pole, cit., p. 47. 602. R. F. Flint, Glacial Geology and the Pleistocene Epoch, 1947, pp. 294-295. 603. Ibid., p. 362. 604. Earth in Upheaval, cit., p. 43; in generale, pp. 42-4. 605. Ibid. p. 47. Joseph Prestwich, On Certain Phenomena Belonging to the Close of the Last Geological Period and on their Bearing upon the Tradition of the Flood, Macmillan, London, 1895, p. 36. 606. On Certain Phenomena, cit., p. 48. 607. Ibid., pp. 25-26. 608. Ibid., p. 50. 609. Ibid., pp. 51-52. 610. J. S. Lee, The Geology of China, London, 1939, p. 370. 611. Polar Wandering, cit., p. 165. 612. J. B. Delair e E. F. Oppe, The Evidence of Violent Extinction in South America, in Path of the Pole, cit., p. 292. 613. Encyclopaedia Britannica, cit., 1:141. 614. Warren, Upham The Glacial Lake Agassiz, 1895, p. 240. 615. Human Evolution, cit., p. 92. 616. Ibid.; vedi anche Quaternary Extinctions, cit., p. 375. 617. Human Evolution, cit., p. 92. 618. G. de Santillana e H. von Dechend, Il Mulino di Amleto, Adelphi, Milano 1983/1990, p. 88. 619. Dati tratti dall'Encyclopaedia Britannica, 1991, 27:530. 620. Ibid. 621. J.D. Hays, John Imbrie, N. J. Shackleton, Variations in the Earth's Orbit, Pacemaker of the Ice Ages, Science, volume 194, N. 4270, 10 dicembre 1976, p. 1125. 622. The Biblical Flood and the Ice Epoch, cit., pp. 288-289. Ventiquattro quintilioni di chilometri equivalgono a ventiquattro miliardi di miliardi di chilometri. 623. Ice Ages, cit., pp. 80-81. 624. Earth in Upheaval, cit., p. 266. 625. New York Times, 15 aprile 1951. 626. Berosso, Frammenti. 627. Skyglobe 3.6. 628. Roberta S. Sklower, Predicting Planetary Positions, appendice a Frank Waters, Mexico Mystique, Sage Books, Chicago, 1975, pp. 28 e segg. 629. Earth in Upheaval, cit., p. 138. 630. Biblical Flood and the Ice Epoch, cit., p. 49. 631. Numeri tratti dall'Encyclopaedia Britannica, 1991, 27:530. 632. Ibid. 633. Path of the Pole, cit., p. 3 634. Jane B. Sellers, The Death of Gods in Ancient Egypt, Penguin, London, 1992, p. 205. 635. Skyglobe 3.6. 636. Numero esatto tratto da The Death of Gods in Ancient Egypt, cit., p. 205. 637. Il Mulino di Amleto, cit., p. 89. 638. Ibid. 639. Encyclopaedia Britannica, 1991, 5:937-8. Vedi anche The Death of Gods in Ancient Egypt, cit., p. 205, dove  dato il numero esatto di 50,274. 640. Il mulino di Amleto, cit., p. 30. 641. Ibid.; Death of Gods in Ancient Egypt. 642. Il mulino di Amleto, cit., p. 95. 643. Ibid. p. 405. 644. Ibid. 645. Ibid., p. 295. 646. Ibid., p. 164. 647. Ibid., pp. 29, 409. 648. Ibid., p. 28. 649. Livio Catullo Stecchini, Notes on the Relation of Ancient Measures to the Great Pyramid, in Secrets of the Great Pyramid, cit., pp. 381-382. 650. Martin Bernal, Black Athena: The Afroasiatic Roots of Classical Civilization, Vintage Books, London, 1991, p. 276. 651. Il lettore ricorder dal capitolo venticinquesimo che Yggdrasil, il vero e proprio albero del mondo, non fu distrutto, e che i progenitori della futura umanit riuscirono a ripararsi all'interno del suo tronco fino a quando dalle rovine del vecchio mondo ne emerse uno nuovo. Quante probabilit ci sono che sia una pura coincidenza che esattamente la stessa strategia fu adottata dai superstiti del diluvio universale cos com' descritto in certi miti centramericani? Nel mito legami e incroci di questo genere tra i temi della precessione e della catastrofe globale sono estremamente comuni. 652. Il mulino di Amleto, cit., p. 30. 653. Grimnismol 23, l'Edda poetica, p. 23, citato in Death of Gods in Ancient Egypt, cit., p. 199; Il mulino di Amleto, cit., p. 197; Elsa Brita Titchenell, The Masks of Odin, Theosophical University Press, Pasadena, 1988, p. 168. 654. Il mulino di Amleto, cit., p. 281. 655. Ibid., p. 280. 656. Yucatan before and after the Conquest, p. 82. 657. Vedi, per esempio, The God-Kings and the Titans, cit., p. 64. Forse  anche attinente il fatto che altre versioni del mito dei Bacab narrano che un loro minimo movimento provoca un tremore della terra o addirittura un terremoto (Maya History and Religion, cit., p. 346). 658. Il mulino di Amleto, cit., p. 25. 659. Ibid. 660. Grottasongr, The Song of the Mill, in The Masks of Odin, cit., p. 198. 661. Ibid., p. 201. 662. Grottasongr, citato in Il mulino di Amleto, cit., p. 122. 663. Ibid., p. 25. 664. Ibid. 665. Ibid., p. 281. 666. Ibid., p. 249. 667. Omero, Odissea, traduzione di G. Aurelio Privitera, Mondadori, Milano, 1991, 20:103-119. 668. Trimalcione in Petronio, citato in Il mulino di Amleto, cit., p. 172. 669. John Milton, Samson Agonistes, 1,41. 670. Giudici, 16,25-30. 671. Nel mito giapponese il personaggio equivalente a Sansone si chiama Susanowo. Vedi Post Wheeler, The Sacred Scriptures of the Japanese, New York, 1952, pp. 44 e segg. 672. In una forma leggermente distorta nel racconto del Popol Vuh dei Gemelli e dei loro quattrocento compagni (vedi capitolo diciannovesimo). Zipcana, figlio di Vucub-Caquix, vede i quattrocento giovani trascinare un enorme tronco che vogliono come trave di colmo per la loro casa. Zipcana porta l'albero senza sforzo fino al punto in cui  stata scavata una buca destinata a contenere il palo che dovr sostenere la trave. I giovani cercano di uccidere Zipcana schiacciandolo nella buca, ma questi scappa e fa crollare la casa sulle loro teste, uccidendoli tutti. Popol Vuh, cit., pp. 99-101. 673. Nelle tradizioni maori il personaggio di Sansone si chiama Whakatu. Vedi Sir George Grey, Polynesian Mythology, London, 1956 (I ed. 1858), pp. 97 e segg. 674. Citato in Il mulino di Amleto, cit., pp. 140. 675. Ibid., p. 281. 676. Ibid., p. 282. 677. Ibid., p. 364. 678. James Mooney, Myths of the Cherokee, Washington, 1900, citato in Il mulino di Amleto, cit., p. 446; Jean Guard Monroe e Ray A. Williamson, They Dance in the Sky: Native American Star Myths, Houghton Mifflin Co., Boston, 1987, pp. 117-118. 679. The Gods and Symbols of Ancient Mexico and the Maya, cit., p. 70. 680. Citato in Il mulino di Amleto, cit., p. 59. 681. Omero, Odissea, Libro 17. 682. Giudici, 15:4. 683. Saxo Grammaticus, in Il mulino di Amleto, cit. p. 38. 684. Ibid., p. 57 685. Ibid., pp. 30, 57. 686. World Mythology, cit., p. 139. Andrebbe anche notato che, come Sansone, Orione era cieco, l'unica figura cieca della mitologia delle costellazioni. Vedi Il mulino di Amleto, cit., pp. 214-215. 687. Mercer, The Religion of Ancient Egypt, London, 1946, pp. 25, 112. 688. Ibid. Death of Gods in Ancient Egypt, cit., p. 39: si sa che gli antichi egizi identificavano Orione con Osiride. 689. Reso anche con Wapwewet e Ap-uaut. Vedi, per esempio, E. A. Wallis Budge, Gods of the Egyptians, Methuen and Co., London, 1904, vol. II, pp. 366-367. 690. The Egyptian Book of the Dead, cit., Introduzione, p. L. 691. Ibid. Sebbene non vi appaiano mai mulini veri e propri, molti rilievi dell'antico Egitto raffigurano due dei personaggi principali del mito di Osiride (Horus e Seth) che insieme azionano un gigantesco trapano, anch'esso un simbolo classico della precessione. Il mulino di Amleto, cit., tav. 12 : Questo elemento  sempre stato spiegato erroneamente come 'l'unificazione dei due regni' sia che Horus e Seth lavorino alla zangola, sia che, pi frequentemente, servano come i cosiddetti 'di del Nilo'. 692. The Death of Gods in Ancient Egypt, biografia dell'autrice. 693. Per esempio da Robert Bauval in The Orion Mystery, cit., pp. 144-145. 694. The Death of Gods in Ancient Egypt, cit., p. 174. 695. Questa espressione fu coniata da Jane Sellers, alla quale si deve anche l'individuazione dei calcoli di precessione contenuti nel mito di Osiride. 696. The Egyptian Book of the Dead, cit., Introduzione, p. XLIX. 697. Citato in The Death of Gods in Ancient Egypt, cit., p. 204. 698. Ibid. 699. Ibid., pp. 125 e segg; vedi anche The Ancient Egyptian Pyramid Texts, cit. 700. Death of Gods in Ancient Egypt, cit., p. 205. 701. Ibid. 702. Ibid. 703. Ibid., p. 196. 704. Skywatchers of Ancient Mexico, cit., p. 143. 705. Il mulino di Amleto, cit., p. 197; vedi anche Atlas of Mysterious Places, cit., pp. 168-170. 706. Vedi, per esempio, Feats and Wisdom of the Ancients, Time-Life Books, 1990, p. 65. 707. Ananda K. Coomaraswamy and Sister Nivedita, Myths of the Hindus and Buddhists, George G. Harrap and Company, London, 1913, p. 384. 708. Il mulino di Amleto, cit., p. 197. 709. Rgveda, I:164, citato in The Arctic Home in the Vedas, cit., p. 168. 710. Frances A. Yates, Giordano Bruno and the Hermetic Tradition, the University of Chicago Press, 1991, p. 93. 711. Carteggio personale con AMORC, San Jose, California, novembre 1994. 712. Leon Comber, The Traditional Mysteries of the Chinese Secret Societies in Malaya, Eastern University Press, Singapore, 1961, p. 52. 713. Ibid., p. 53. 714. Gustav Schlegel, The Hung League, Tynron Press, Scotland, 1991, (prima edizione 1866), Introduzione, p. XXXVII. 715. Per dettagli pi esaurienti vedi The Hung League, cit., e J. S. M. Ward, The Hung Society, Baskerville Press, London, 1925 (in tre volumi). 716. W. J. Wilkins, Hindu Mythology: Vedic and Puranic, Heritage Publishers, New Delhi, 1991, p. 353. 717. Ibid. 718. Ibid. 719. Ibid. 720. Ibid., pp. 353-354. 721. Ibid., p 354. 722. Ibid., p. 247. 723. Per dettagli su questi complessi legami parentelari, vedi Egyptian Book of the Dead, cit., Introduzione, pp. XLVIII e segg. 724. The Gods of the Egyptians, cit., volume II, p. 366. 725. The Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 71. 726. Gods of the Egyptians, cit., II, p. 367. 727. Il mulino di Amleto, cit., p. 25. 728. Egyptian Book of the Dead, cit., Introduzione, pp. XLIX-LI. 729. Ibid. 730. Il mulino di Amleto, cit., pp. 59-60 731. Ibid., p. 59. 732. Ibid., p. 153. 733. Per dettagli sui miti dei diluvi vedi capitolo ventiquattresimo. Lo stesso tipo di convergenza tra miti presumibilmente non correlati si verifica anche per quanto riguarda la precessione degli equinozi. I mulini, i personaggi che li azionano, li possiedono e alla fine li rompono, i fratelli, i nipoti e gli zii, il tema della vendetta, il tema dell'incesto, i cani che in silenzio corrono da una storia all'altra, e i numeri esatti necessari per calcolare il moto della precessione, saltano fuori dappertutto, di cultura in cultura e di epoca in epoca, propagandosi spontaneamente lungo la scia del tempo. 734. Diodoro Siculo, Libro I, 14:1-15, tradotto da C. H. Oldfather, Loeb Classical Library, London, 1989, pp. 47-49. 735. Galileo, citato in Il Mulino di Amleto, cit., p. 33. 736. Ice Ages, cit., John Imbrie et alii, Variations in the Earth's Orbit: Pacemaker of the Ice Ages in Science, volume 194, N. 4270, 10 dicembre 1976. 737. Il mulino di Amleto, cit., p. 172. 738. Variations in the Earth's Orbit: Pacemaker of the Ice Ages, cit. 739. The Pyramids of Egypt, cit., p. 208. 740. J. H. Cole, Survey of Egypt, documento n. 39: The Determination of the Exact Size and Orientation of the Great Pyramid of Giza, Cairo, 1925. 741. Le spiegazioni convenzionali, come quella riportata in The Pyramids of Egypt, per esempio, sono assolutamente insoddisfacenti, come ammette lo stesso Edwards; vedi pp. 85-87, 206-241. 742. Ibid., p. 87. 743. Vedi Lionel Casson, Ships and Seafaring in Ancient Times, University of Texas Press, 1994, p. 17; The Ra Expeditions, p. 15. 744. The Ra Expeditions, cit., p. 17. 745. Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., pp. 132-133. 746. The Ra Expeditions, cit., p. 16. 747. Vedi, per esempio, Christine Desroches-Noblecourt, Tutankhamen, Penguin Books, London, 1989, pp. 89, 108, 113, 283. 748. A.J. Spencer, The Great Pyramid Fact Sheet, P. J. Publications, 1989. 749. The Pyramids of Egypt, cit., p. 8. 750. Peter Lemesurier, The Great Pyramid: Your Personal Guide, Element Books, Shaftesbury, 1987, p. 225. 751. Dr Joseph Davidovits e Margie Morris, The Pyramids: An Enigma Solved, Dorset Press, New York, 1988, pp. 39-40. 752. Ibid., p. 37. 753. John Baines e Jaromir Malek, Atlas of Ancient Egypt, Time-Life Books, Virginia, 1990, p. 160; The Pyramids of Egypt, cit., pp. 229-230. 754. The Pyramids of Egypt, cit., p. 229. 755. Ibid., p. 85. 756. Ibid., p. 220. 757. Atlas of Ancient Egypt, cit., p. 139. 758. Peter Hodges e Julian Keable, How the Pyramids were Built, Element Books, Shaftesbury, 1989, p. 123. 759. Ibid., p. 11. 760. Ibid., p. 13. 761. Ibid., pp. 125-126. Il mancato raggiungimento della cima sarebbe dovuto al fatto che le rampe a spirale e i ponteggi collegati si sovrappongono e superano lo spazio disponibile molto prima di raggiungere la cima. 762. Ibid., p. 126. 763. Vedi il capitolo ventitreesimo; The Pyramids of Egypt, cit., p. 219; Atlas of Ancient Egypt, cit., p. 139. 764. Piazzi Smyth, The Great Pyramid: Its Secrets and Mysteries Revealed, Bell Publishing Company, New York, 1990, p. 80. 765. The Pyramids of Egypt, cit., p. 125. 766. Ibid., p. 87. 767. Ci si irrita per il gran numero di nomi di imbecilli scritti dappertutto, comment Gustave Flaubert nelle sue Lettere dall'Egitto. In cima alla Grande Piramide compare un certo Buffard, 79 rue St Martin, fabbricante di carta da parati, in lettere nere. 768. Skyglobe 3.6. 769. How the Pyramids were Built, cit., pp. 4-5. 770. Secrets of the Great Pyramid, cit., pp. 232, 244. 771. Ibid., p. 17. 772. Citato in Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 90. 773. Ibid, p. 40. Ovviamente a Chompollion si deve la decifrazione della Stele di Rosetta. 774. Erodoto, Le storie, Mondadori, Milano, 1982, libro II, pp. 127-129. 775. The Riddle of the Pyramids, cit., p. 54. 776. Ibid., p. 55. 777. George Hart, Pharaohs and Pyramids, Guild Publishing, London, 1991, p. 91. 778. Atlas of Ancient Egypt, cit., p. 36. 779. The Pyramids of Egypt, cit., pp. 94-95. 780. The Pyramids of Egypt del Professor I. E. S. Edwards  il testo classico sulle piramidi. 781. W. M. Flinders Petrie, The Pyramids and Temples of Gizeh (Nuova edizione riveduta), Histories and Mysteries of Man Ltd., London, 1990, p. 21. 782. John Greaves, Pyramidographia, citato in Serpent in the Sky, cit., p. 230. 783. Secrets of the Great Pyramid, cit., p. 11. 784. The Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 120. 785. Secrets of the Great Pyramid, cit., p. 58. 786. The Geography of Strabo, (traduz. di H. L. Jones), Wm. Heinemann, London, 1982, volume VIII, pp. 91-93. 787. Secrets of the Great Pyramid, cit., p. 58. 788. Generalmente si ritiene che sia stato utilizzato come uscita per gli operai chiusi dentro la piramide nel corridoio ascendente sopra i blocchi di chiusura. 789. Perch dopo aver attraversato decine di metri di massiccia muratura, si unisce a due stretti corridoi. Questo non sarebbe stato possibile realizzarlo per caso. 790. Secrets of the Great Pyramid, cit., pp. 56-58. 791. Vedi Nicholas Reeves, The Complete Tutankhamun, Thames & Hudson, London 1990. 792. Vedi Valley of the Kings, cit.; Per Saqqara (quinta e sesta dinastia) vedi The Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., pp. 163-167. 793. The Pyramids of Egypt, cit., pp. 211-212. The Great Pyramid: Your Personal Guide, cit., p. 71. 794. Pyramids of Egypt, cit., p. 96. 795. Secrets of the Great Pyramid, cit., pp. 35-36. 796. Zecharia Sitchin, The Stairway To Heaven, Avon Books, New York, 1983, pp. 253-282. 797. Ibid. 798. James Henry Breasted, Ancient Records of Egypt: Historical Documents from the Earliest Times to the Persian Conquest, ristampato da Histories and Mysteries of Man Ltd., London, 1988, pp. 83- 85. 799. Ibid., p. 85. 800. Ibid., p. 84. 801. Ibid., e The Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 139. 802. Atlas of Ancient Egypt, cit., p. 36. 803. Il mistero di Orione, cit. 804. Abdul Latif, The Eastern Key, citato in Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 126. 805. Ibid. 806. Blue Guide: Egypt, A & C Black, London, 1988, p. 433. 807. The Pyramids of Egypt, cit., p. 127. 808. Fu in questa camera che Vyse trov la sepoltura intrusiva (di ossa e il coperchio di un catafalco di legno) menzionata nel capitolo trentacinquesimo. Si ritiene che l'altra sua scoperta, il sarcofago di basalto (che in seguito and perduto in mare), facesse parte della stessa sepoltura intrusiva e non risalisse a prima della ventiseiesima dinastia. Vedi, per esempio, Blue Guide to Egypt, cit., p. 433. 809. The Pyramids of Egypt, cit., p. 220. 810. Vedi, per esempio, Osiris and the Egyptian Resurrection, vol. iii, p. 180. 811. The Pyramids of Egypt, cit., p. 117. 812. Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 123. 813. The Riddle of the Pyramids, cit., p. 49. 814. Ibid., pp. 36-39. 815. Ibid., p. 74. 816. Ibid., p. 42. 817. Ibid. 818. The Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 123; The Pyramids of Egypt, cit., p. 118. 819. Diodoro Siculo, cit., p. 217. 820. The Pyramids of Egypt, cit., p. 88; The Great Pyramid: Your Personal Guide, cit., pp. 30-31. 821. Per esempio nell'isolata Valle dei Re di Luxor nell'Alto Egitto. 822. The Pyramids and the Temples of Gizeh, cit., p. 19. 823. La questione  discussa in Secrets of the Great Pyramid, cit., pp. 236 e segg. 824. La dimensione  tratta da The Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 114. 825. Secrets of the Great Pyramid, cit., pp. 236 e segg. 826. The Pyramids of Egypt, cit., p. 91. 827. Ibid., p. 88. 828. O, per essere esatti, 51o 50' 35 , Ibid., p. 87; Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 112. 829. Vedi capitolo ventitreesimo. 830. Ibid. 831. The Pyramids of Egypt, cit., p. 93. 832. Le dimensioni sono tratte da Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 121, e The Pyramids of Egypt, cit., p. 93. 833. The Pyramids and Temples of Gizeh, cit., p. 24. 834. The Pyramids of Egypt, cit., p. 92. 835. The Great Pyramid: Its Secrets and Mysteries Revealed, cit., p. 428. 836. Ibid. 837. Presentazione fatta il 22 novembre 1993 da Rudolf Gantenbrink nella sede del British Museum di riprese realizzate nei pozzi dalla videocamera robotizzata Upuaut. 838. The Pyramids of Egypt, cit., pp. 92-93. 839. Ibid., p. 92; Pyramids and Temples of Gizeh, cit., p. 23. 840. The Pyramids of Egypt, p. 92. 841. Ibid., p. 93; Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 115. 842. The Pyramids of Egypt, cit., p. 93. 843. Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 115. 844. The Ancient Egyptian Pyramid Texts, cit., p. 281, Formula 667A. 845. The Pyramids and Temples of Gizeh, cit., p. 25. 846. The Pyramids and Temples of Gizeh, cit., p. 25. 847. The Pyramids of Egypt, cit. p. 94. 848. The Pyramids and Temples of Gizeh, cit., p. 36. 849. The Pyramids of Egypt, pp. 94-95; The Great Pyramid: Your Personal Guide, cit., p. 64. 850. The Pyramids of Egypt, cit., pp. 94-95. 851. The Pyramids and Temples of Gizeh, cit., p. 30. 852. Ibid., p. 95. 853. Livio Catullo Stecchini in Secrets of the Great Pyramid, cit., p. 322. Stecchini d misure leggermente pi accurate di quelle di Petrie (citate) per le dimensioni interne ed esterne della piramide. 854. Secrets of the Great Pyramid, cit., p. 103. 855. The Pyramids and the Temples of Gizeh, cit., p. 74. 856. Ibid., p. 76. 857. Ibid., p. 78. 858. Ibid. 859. Ibid., pp. 74-75. 860. The Pyramids: An Enigma Solved, cit., p. 8. 861. The Pyramids and Temples of Gizeh, cit., p. 75. 862. The Pyramids: An Enigma Solved, cit., p. 118. 863. Egypt: Land of the Pharaohs, Time-Life Books, 1992, p. 51. 864. Atlas of Ancient Egypt, cit., p. 36. 865. Vedi per esempio Cyril Aldred, Egypt to the End of the Old Kingdom, Thames & Hudson, London, 1988, p. 25. 866. Ibid., p. 57. I manufatti menzionati sono conservati nel Museo del Cairo. 867. Riportato in P. W. Roberts, River in the Desert: Modern Travels in Ancient Egypt, Random House, New York and Toronto, 1993, p. 115. 868. Robert Bauval, Discussions in Egyptology, N. 29, 1994. 869. Ibid. 870. Ibid. Vedi anche Il mistero di Orione, cit. 871. Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 117; The Great Pyramid: Your Personal Guide, cit., p. 64. 872. John Ivimy, The Sphinx and the Megaliths, Abacus, London, 1976, p. 118. 873. Ibid. 874. Secrets of the Great Pyramid, cit., p. 191. 875. Ibid. Vedi anche Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., pp. 117-119. 876. The Great Pyramid: Your Personal Guide, cit., p. 64. 877. The Pyramids and Temples of Gizeh, cit., p. 93. 878. Misure tratte da The Pyramids of Egypt, cit., p. 106. 879. W. B. Yeats, The Second Coming. 880. The Pyramids and Temples of Gizeh, cit., p. 48. 881. Ibid., p. 50. 882. Margaret A. Murray, The Splendour that was Egypt, Sidgwick & Jackson, London, 1987, pp. 160-161. 883. Per una discussione esauriente del Primo Tempo, vedi Parte vii. 884. Discusso nella Parte vii; vedi anche Parte iii per un paragone tra il culto di rinascita di Osiride e le credenze sulla rinascita dell'antico Messico. 885. The Pyramids and Temples of Gizeh, cit., p. 47. 886. Misure tratte da The Pyramids and Temples of Egypt, cit., p. 48, e The Pyramids of Egypt, cit., p. 108. 887. Oltre alle tre piramidi di Giza, si possono paragonare i Templi Mortuari di Chefren e Micerino al Tempio della Valle per l'assenza di ornamenti e la mancata utilizzazione di megaliti del peso di duecento tonnellate o pi. 888. Serpent in the Sky, p. 211; anche Mystery of the Sphinx, NBC-TV, 1993. 889. Per il peso dei blocchi vedi The Pyramids of Egypt, cit., p. 215; Serpent in the Sky, cit., p. 242; The Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 144; The Pyramids: An Enigma Solved, cit., p. 51; Mystery of the Sphinx, NBC-TV, 1993. 890. Comunicazione personale di John Anthony West. Vedi anche Mystery of the Sphinx, NBC-TV. 891. Ancient Records of Egypt, volume I, p. 85. 892. Vedi, per esempio, Miriam Lichtheim, Ancient Egyptian Literature, University of California Press, 1976, volume II, pp. 85-86. 893. Ancient Records of Egypt, volume I, p. 85. 894. E.A. Wallis Budge, A History of Egypt, 1902, volume 4, pp. 80 e segg, Stela of the Sphinx. 895. Ibid. 896. Karl W. Butzer, Early Hydraulic Civilization in Egypt: A Study in Cultural Ecology, University of Chicago Press, 1976. 897. The Pyramids of Egypt, cit., pp. 106-107. 898. Mark Lehner, 1992 AAAS Annual Meeting, Debate: How Old is the Sphinx? 899. Ibid. 900. Gaston Maspero, The Passing of Empires, New York, 1900. 901. Vedi capitolo trentacinquesimo. 902. Per un riassunto generale di questi pareri, vedi John Ward, Pyramids and Progress, London, 1900, pp. 38-42. 903. The Gods of the Egyptians, cit., volume I, pp. 471-472 e volume II, p. 361. 904. Intervista in Mystery of the Sphinx, NBC-TV, 1993. 905. Citato in Serpent in the Sky, cit., p. 230. 906. Ibid., pp. 230-232; Mystery of the Sphinx, NBC-TV. 907. Almeno un egittologo ortodosso, Selim Hassan, ha ammesso che su questo argomento la giuria sta ancora deliberando. Dopo venti anni di scavi a Giza scrisse: A eccezione del rigo mutilato sulla Stele di Granito di Tutmosi iv, che non prova nulla, non c' una sola iscrizione antica che colleghi la Sfinge a Chefren. Quindi, per quanto possa sembrare valida, dobbiamo trattare questa prova come circostanziale fino al momento in cui un colpo di vanga fortunato non riveler al mondo riferimenti precisi all'innalzamento di questa statua. Citato in Conde Nast Traveller, febbraio 1993, pp. 168-9. 908. Vedi, per esempio, Rosalie David, A Guide to Religious Ritual at Abydos, Aris and Phillips, Warminster, 1981, in particolare p. 121. 909. The Gods of the Egyptians, volume II, pp. 262-266. 910. Lucy Lamy, Egyptian Mysteries, Thames & Hudson, London, 1986, p. 93. 911. Jean-Pierre Corteggiani, The Egypt of the Pharaohs at the Cairo Museum, Scala Publications, London, 1987, p. 118. 912. Ibid.; vedi anche R. A. Schwaller de Lubicz, Sacred Science: The King of Pharaonic Theocracy, Inner Traditions International, Rochester, 1988, pp. 182-183. 913. Il mistero di Orione, cit. 914. Ibid. 915. Ibid. 916. Serpent in the Sky, cit., pp. 184-242. 917. Ibid., pp. 186-187. 918. Ibid. 919. Mystery of the Sphinx, NBC-TV, 1993. 920. Conde Nast Traveller, febbraio 1993, p. 176. 921. Cio: American Association for the Advancement of Science [Associazione Americana per il Progresso della Scienza], Chicago, 1992, Dibattito: Quanti anni ha la Sfinge? 922. Mystery of the Sphinx, cit. 923. John West e Robert Bauval lavorarono isolati, ignorando le rispettive scoperte, finch non li presentai. 924. The Gods of the Egyptians, cit., volume II, p. 264. 925. Blue Guide, Egypt, cit., p. 509; vedi anche From Fetish to God in Ancient Egypt, cit., pp. 211-215; Osiris and the Egyptian Resurrection, volume I, pp. 31 e segg; The Encyclopaedia of Ancient Egypt, cit., p. 197. 926. Saqqara, Egitto: un gruppo di archeologi ha scoperto un obelisco di calcare verde, il pi antico obelisco integro del mondo che si conosca, dedicato a Inty, moglie del faraone Pepi I, sovrano d'Egitto quasi 4300 anni fa, la quale dopo morta fu considerata una dea. Times, London, 9 maggio 1992; vedi anche Daily Telegraph, London, 9 maggio 1992. 927. Atlas of Ancient Egypt, cit., pp. 173-174; Rosalie e Anthony E. David, A Biographical Dictionary of Ancient Egypt, Seaby, London, 1992, pp. 133-134; Blue Guide, Egypt, cit. p. 413. 928. The Encyclopaedia of Ancient Egypt, cit., p. 110. 929. George Hart, Egyptian Myths, British Museum Publications, 1990, p. 11. 930. The Encyclopaedia of Ancient Egypt, cit., p. 110; Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 66; From Fetish to God in Ancient Egypt, cit. p. 140. 931. Papiro di Nesiamsu, citato in Sacred Science: The King of Pharaonic Theocracy pp. 188-189; vedi anche From Fetish to God in Ancient Egypt, cit., pp. 141-143. 932. From Fetish to God in Ancient Egypt, cit., p. 142. In altre versioni Shu e Tefnut furono vomitati da Ra-Atum. 933. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., p. 27. Alcune versioni riportano il numero 3126. 934. The Pyramids: An Enigma Solved, cit., p. 13; C. Jacq, Egyptian Magic, Aris e Phillips, Warminster, 1985, p. 8; The Death of Gods in Ancient Egypt, cit., p. 36. 935. Kingship and the Gods, cit., p. 153. 936. The Ancient Egyptian Pyramid Texts, cit., p. 246. 937. Per un esame pi dettagliato, vedi The Orion Mystery, cit., p. 17. Bauval avanza l'ipotesi che Benden fosse un meteorite orientato: In base a certe descrizioni sembrerebbe che questo meteorite avesse una massa compresa tra le sei e le quindici tonnellate... lo spettacolo della sua vertiginosa caduta deve essere stato molto impressionante..., p. 204. 938. The Penguin Dictionary of Religions, Penguin Books, London, 1988, p. 166. 939. Per esempio The Egyptian Book of the Dead, cit., introduzione, p. XLXIX; Osiris and the Egyptian Resurrection, volume II, pp. 1-11. 940. Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 159. 941. Ibid., p. 158. 942. Atlas of Ancient Egypt, cit., p. 36. 943. From Fetish to God in Ancient Egypt, cit., p. 147: A giudicare dai Testi della Piramide, i sacerdoti di Eliopoli attinsero abbondantemente dalle credenze religiose degli egizi predinastici... Vedi anche The Ancient Egyptian Book of the Dead, cit., p. 11. 944. Il mistero di Orione, cit., pp. 70-71. 945. Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 166; The Ancient Egyptian Pyramid Texts, p. V: I Testi della Piramide... contengono testi antichissimi... Ci sono molte allusioni mitologiche e di altra natura il cui proposito risulta oscuro al traduttore di oggi... 946. The Ancient Egyptian Pyramid Texts, cit.. 947. Ibid., p. V. 948. James Henry Breasted, The Dawn of Conscience, Charles Scribner's Sons, New York, 1944, p. 69. 949. The Ancient Egyptian Pyramid Texts, cit., versi 882, 883; vedi anche, inter alla, versi 2115 e 2116. 950. The Gods of the Egyptians, cit., volume I, p. 117. 951. Vi entr il 28 febbraio 1881; vedi The Orion Mystery, cit., p. 59. 952. The Ancient Egyptian Pyramid Text, cit., p. V. 953. Ibid., p. 227, Formula 572. 954. Ibid., p. 297, Formula 688: Atum ha fatto quel che disse avrebbe fatto per questo Re; lega la scala di corda per lui. 955. The Gods of the Egyptians, cit., vol. II, p. 241. 956. The Ancient Egyptian Pyramid Texts, cit., p. 70, Formula 261. 957. Ibid., p. 97. 958. Ibid., p. 107. 959. Ibid., p. 284. 960. Ibid., p. 249, Formula 604. 961. Ibid., pp. 253-254, Formula 610. 962. Ibid., p. 280, Formula 667. 963. Ibid., p. 170, Formula 483. 964. Ibid., p. 287, Formula 673. 965. B. Scheel, Egyptian Metalworking and Tools, Shire Egyptology, Aylesbury, 1989; H. A. Wainwright, Iron in Egypt, Journal of Egyptian Archaeology, vol. 18, 1931. 966. The Ancient Egyptian Pyramid Texts, cit., pp. 276, 105, 294, 311. 967. Egyptian Metalworking and Tools, cit., p. 17; Iron in Egypt, pp. 6 e segg. 968. Tra gli svariati aspetti misteriosi dei testi delle Piramidi  forse inevitabile che faccia la propria comparsa un Apritore delle Vie a pieno diritto. Le porte del cielo vengono aperte per te, il cielo stellato viene spalancato per te, lo sciacallo dell'Alto Egitto scende a te come Anubi al tuo fianco. (The Ancient Egyptian Pyramid Texts, cit., pp. 288-289, Formula 675). Qui, come in altri contesti, la funzione della figura canina sembra essere quella di servire da Guida a miniere segrete di informazioni esoteriche spesso legate alla matematica e all'astronomia. 969. Per dettagli completi, vedi Parte v. 970. Ibid. 971. Myth and Symbol in Ancient Egypt, cit., p. 181. 972. L'allusione al vomito di fuoco  citata in Jean-Pierre Hallet, Pygmy Kitabu, cit., p. 185. 973. Myth and Symbol in Ancient Egypt, cit., pp. 181-185. 974. Ibid., p. 184. 975. Ibid., p. 185. 976. The Gods of the Egyptians, cit., volume II, p. 94. 977. Ibid., pp. 92-94. 978. Ibid., p. 93. 979. Skyglobe 3.6. 980. Vedi Parte iv. 981. Per un esame dettagliato vedi Sacred Science: The King of Pharaonic Theocracy, cit. 982. Il tema del riserbo dei sacerdoti e la tradizione orale  trattato esaurientemente in From Fetish to God in Ancient Egypt, p. es. p. 43:  impossibile pensare che l'ordine supremo dei sacerdoti non possedesse una conoscenza esoterica custodita con la massima cura. Ogni classe sacerdotale... possedeva una 'Gnosis', 'un sapere superiore', che non misero mai per iscritto...  perci assurdo aspettarsi di trovare papiri egizi contenenti i segreti che formavano il sapere esoterico dei sacerdoti. Vedi anche p. 27, e Sacred Science, cit., pp. 273-274. 983. Testi delle Piramidi citati in The Gods of the Egyptians, cit., volume I, p. 158. 984. Osiris and the Egyptian Resurrection, cit., volume I, p. 146. 985. Sacred Science, cit., pp. 22-25, 29. 986. Osiris and the Egyptian Resurrection, cit., volume I, p. 93. 987. Encyclopaedia Britannica, 1991, 10:845. 988. The Sirius Mystery, cit. 989. Ibid., p. 3. 990. Ibid., p. 1 991. Vedi Parte iii. 992. The Egyptian Book of the Dead, cit., p. CXI. 993. Ibid., p. CXVIII. Vedi anche The Gods of the Egyptians, cit., volume I, p. 400. 994. The Egyptian Book of the Dead, cit., p. 8. 995. Osiris and the Egyptian Resurrection, cit., volume II, p. 248. 996. Per una trattazione esauriente vedi Death of Gods in Ancient Egypt, in particolare pp. 328-330. 997. Sacred Science, cit., p. 27. 998. Death of Gods in Ancient Egypt, cit., p. 27. 999. Sacred Science, cit., p. 172. 1000. Ibid., pp. 26-7. Per l'infinit di stelle visibili a occhio nudo, vedi Ian Ridpath e Wil Tirion, Collins Guide to Stars and Planets, London, 1984, p. 4. 1001. Sacred Science, cit., p. 173. 1002. The Ancient Egyptian Pyramid Texts, cit., p. 165, verso 964. Sacred Science, cit., p. 287. 1003. The Ancient Egyptian Pyramid Texts, cit., pp. 165, 284; Sacred Science, cit., in particolare pp. 287 e segg. 1004. L'orizzonte archeologico stabilito per il calendario pu invero essere spostato ulteriormente indietro a causa della recente scoperta, in una tomba della prima dinastia dell'alto Egitto, di un'iscrizione che afferma: Sothis, araldo del Nuovo Anno (riportato in Death of Gods in Ancient Egypt, cit., p. 40). 1005. Sacred Science, cit., p. 290. 1006. Ibid., p. 27. 1007. E. A. Wallis Budge, An Egyptian Hieroglyphic Dictionary, (2 volumi), John Murray, London, 1920. 1008. From Fetish to God in Ancient Egypt, cit., pp. 321-322. 1009. Ibid., p. 322. 1010. Atlas of Ancient Egypt, cit., p. 36. 1011. Myth and Symbol in Ancient Egypt, cit., p. 263. 1012. Myth and Symbol in Ancient Egypt, cit., pp. 263-264; vedi anche Nicolas Grimal, A History of Ancient Egypt, Blackwell, Cambridge, 1992, p. 46. 1013. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., p. 16. 1014. The Gods of the Egyptians, cit., volume I, pp. 84, 161; The Ancient Egyptian Pyramid Texts, cit., pp. 124, 308. 1015. Osiris And The Egyptian Resurrection, cit., volume I, p. 352. 1016. Michael Hoffman, Egypt before the Pharaohs, Michael O'Mara Books, 1991, pp. 12-13; Archaic Egypt, cit., p. 21-23; The Encyclopaedia of Ancient Egypt, cit., pp. 138-139. 1017. Egypt before the Pharaohs, cit., pp. 12-13; The Encyclopaedia of Ancient Egypt, cit., pp. 200, 268. 1018. Egypt before the Pharaohs, cit., p. 12. 1019. Archaic Egypt, cit., p. 23; Manetho, (traduz. a c. di W. G. Waddell), William Heinemann, London, 1940, introduzione, pp. XVI- XVII. 1020. Egypt before the Pharaohs, cit., p. 11. 1021. Ibid., pp. 11-13; Archaic Egypt, cit., pp. 5, 23. 1022. Vedi, per esempio, Egypt before the Pharaohs, cit., pp. 11-13. 1023. Si tratta di una questione molto importante da ricordare in una disciplina come l'egittologia, in cui gran parte delle testimonianze  andata perduta con i saccheggi, le offese del tempo, e le attivit di archeologi e cacciatori di tesori. Inoltre, numerose localit dell'antico Egitto non sono mai state studiate, e molte altre potrebbero essere nascoste sotto il limo millennario del delta del Nilo (o, se  per questo, sotto le periferie del Cairo). Perfino in localit studiate a fondo come la necropoli di Giza ci sono enormi aree - la roccia viva sotto la Sfinge, per esempio - che ancora aspettano le attenzioni degli scavatori. 1024. Manetho, cit., p. 3. 1025. Ibid., pp. 3-5. 1026. Ibid., p. 5. 1027. Encyclopaedia Britannica, 1991, 12:214-15. 1028. Manetho, cit., p. 5. 1029. Non esiste alcuna prova che dimostri che gli antichi egizi abbiano mai confuso gli anni e i mesi, o abbiano chiamato gli uni con il nome degli altri; ibid., p. 4, nota 2. 1030. Ibid., p. 7. 1031. Ibid., p. 15. 1032. Ibid., p. 231; vedi anche The Splendour that was Egypt, p. 12. 1033. Come i maya, (vedi Parte iii), gli antichi egizi utilizzavano per scopi amministrativi un anno solare civile (o anno vago) di 365 giorni esatti. Vedi Skywatchers of Ancient Mexico, cit., p. 151, per ulteriori dettagli sull'anno vago maya. L'anno solare civile degli antichi egizi era agganciato all'anno sotiaco in modo che entrambi coincidevano con la stessa posizione del giorno/mese una volta ogni 1461 anni calendariali. 1034. Diodoro Siculo, cit., testo di copertina. 1035. Ibid., volume I, p. 157. 1036. The History cit. pp. 193-4. Nel primo secolo d.C., una tradizione analoga fu raccolta dallo studioso romano Pomponio Mela: Gli egiziani si vantano di essere il popolo pi antico del mondo. Nei loro annali autentici si pu leggere che da quando esistono il corso delle stelle ha cambiato direzione quattro volte, e che il sole  tramontato due volte nella parte del cielo dove oggi sorge. (Pomponious Mela, De Situ Orbis). 1037. Sacred Science, cit., p. 87. 1038. Come emerge chiaramente dalla seguente tabella:
...
.
...
TABELLA
EQUINOZIO DI PRIMAVERA
ALBA
IN OPPOSIZIONE
(VERO OVEST)
ALL'ALBA
Quinto sec. a.C. (epoca di Erodoto)
Ariete
Bilancia
Circa 13.000 anni prima di Erodoto
Bilancia 
Ariete
Circa 26.000 anni prima di Erodoto
Ariete
Bilancia
Circa 39.000 anni prima di Erodoto
Bilancia
Ariete 1039. Vedi, per esempio, Sir A. H. Gardner, The Royal Cannon of Turin, Griffith Institute, Oxford. 1040. Archaic Egypt, cit., p. 4. 1041. Per ulteriori dettagli, Sacred Science, cit., p. 86. 1042. Ibid., p. 86. Vedi anche Egyptian Mysteries, cit. p. 68. 1043. Archaic Egypt, cit., p. 5; Encyclopaedia of Ancient Egypt, cit., p. 200. 1044. Archaic Egypt, cit., p. 5; Encyclopaedia Britannica, 1991, 9,81. 1045. Encyclopaedia of Ancient Egypt, cit., p. 200. 1046. Archaic Egypt, cit., p. 5. 1047. Egypt to the End of the Old Kingdom, cit., p. 12. 1048. Kingship and the Gods, cit., pp. 181-2; The Encyclopaedia of Ancient Egypt, cit., pp. 209, 264; Egyptian Myths, cit., pp. 18-22. Vedi anche T. G. H. James, An Introduction to Ancient Egypt, cit., British Museum Publications, London, 1979, pp. 145 e segg. 1049. Cyril Aldred, Akhenaton, Abacus, London, 1968, p. 25: Si credeva che gli di avessero regnato in Egitto dopo averlo reso perfetto. 1050. Kingship and the Gods, cit., pp. 153-155; Egyptian Myths, cit., pp. 18-22; Egyptian Mysteries, cit., pp. 8-11; New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., pp. 10-28. 1051. Vedi Parte iv. 1052. Diodoro Siculo, cit., volume I, p. 37. 1053. Ibid. 1054. Mystic Places, Time-Life Books, 1987, p. 62. 1055. Early Hydraulic Civilization in Egypt, cit., p. 13: Egypt before the Pharaohs, cit., pp. 27, 261. 1056. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., p. 11. 1057. Ibid., p. 13. 1058. Ibid., pp. 14-15. 1059. Ibid. 1060. Ebrei 9:4. Per dettagli riguardanti i poteri malefici dell'Arca vedi Graham Hancock, Il mistero del Sacro Graal, Piemme, Casale Monferrato 1995, capitolo 12. 1061. Citato in Egyptian Myths, cit., p. 44. 1062. Sir E. A. Wallis Budge, Egyptian Magic, Kegan Paul, Trench, London, 1901, p. 5; The Gods of the Egyptian, cit., volume II, p. 214. 1063. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., p. 27. Se si considera l'usurpazione di Seth un regno, abbiamo sette faraoni divini fino a Thot compreso (cio Ra, Shu, Geb, Osiride, Set, Horus e Thot). 1064. The Gods of the Egyptians, cit., volume I, p. 400; Garth Fowden, The Egyptian Hermes, Cambridge University Press, 1987, pp. 22-23. Vedi anche From Fetish to God in Ancient Egypt, cit., pp. 121-122; Egyptian Magic, cit., pp. 128-129; New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., pp. 27-28. 1065. Manetone, citato dal neoplatonico Giamblino. Vedi Peter Lemesurier, The Great Pyramid Decoded, Element Books, 1989, p. 15; The Egyptian Hermes, cit., p. 33. 1066. Vedi, per esempio, Diodoro Siculo, volume I, p. 53, dove Thot (sotto il suo nome greco di Hermes)  descritto come dotato d'insolita ingegnosit nell'escogitare cose capaci di migliorare la vita sociale degli uomini. 1067. Osiris and the Egyptian resurrection, volume II, p. 307. 1068. Myth and Symbol in Ancient Egypt, cit., p. 179; New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., p. 16. 1069. New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., pp. 9-10, 16; Encyclopaedia of Ancient Egypt, cit., p. 44; The Gods of the Egyptians, cit., volume II, pp. 130-1; From Fetish to God in Ancient Egypt, cit., p. 190; Myth and Symbol in Ancient Egypt, cit., p. 230. 1070. Osiris and the Egyptian Resurrection, cit., volume I, p. 2. 1071. Capitolo CXXV, citato in ibid., volume II, p. 81. 1072. Vedi Parti ii e iii per quanto riguarda Quetzalcatl e Viracocha. Un buon riassunto degli attributi civilizzatori di Osiride si trova in New Larousse Encyclopaedia of Mythology, cit., p. 16. Vedi anche Diodorus Siculus, pp. 47-49; Osiris and the Egyptian Resurrection, cit., volume I, pp. 1-12. 1073. Diodorus Siculus, cit., p. 53. 1074. Ibid.; Osiris and the Egyptian Resurrection, cit., volume I, p. 2. 1075. Diodorus Siculus, p. 55. 1076. Ibid.; Osiris and the Egyptian Resurrection, cit., volume I, p. 11. 1077. Ibid., p. 2. 1078. Ibid., pp. 2-11. Per Quetzalcatl e Viracocha, vedi Parti ii e iii. Fatto interessante, si diceva che Osiride fosse stato accompagnato nella sua missione civilizzatrice da due apritori delle vie (Diodorus Siculus, cit., p. 57), Anubi e Macedo, Anubi con indosso una pelle di cane e Macedo la parte anteriore di un lupo... 1079. Osiris and the Egyptian Resurrection, cit., volume II, p. 273. Vedi anche in generale, The Ancient Egyptian Pyramid Texts, cit.. 1080. Archaic Egypt, cit., p. 122; Myth and Symbol in Ancient Egypt, cit., p. 98. 1081. Vedi, in generale, Kingship and the Gods, cit.; Osiris and the Egyptian Resurrection, cit; The Gods of the Egyptians, cit. 1082. Archaic Egypt, cit., p. 38. 1083. Manteho, cit., p. 5. 1084. Atlas of Ancient Egypt, cit, p. 36. 1085. Date tratte da Atlas of Ancient Egypt. Per ulteriori dati su Ramesse II quale faraone dell'esodo, vedi K.A. Kitchen, Pharaoh Triumphant: The Life and Times of Ramesse II, Aris and Philips, Warminster, 1982, pp. 70-71. 1086. Vedi, per esempio, A Biographical Dictionary of Ancient Egypt, pp. 135-137. 1087. Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 384. 1088. The Ancient Egyptian Pyramid Texts, cit., pp. 285, 253. 1089. Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 386. 1090. The Encyclopaedia of Ancient Egypt, cit., p. 59. 1091. Capitolo 175 di Ancient Egyptian Book of the Dead, citato in Myth and Symbol in Ancient Egypt, cit., p. 137. 1092. Vedi Henry Frankfort, The Cenotaph of Seti I at Abydos, 39th Memoir of the Egyptian Exploration Society, London, 1933, p. 25. 1093. The Geography of Strabo, volume VIII, pp. 111-113. 1094. Margaret A. Murray, The Osireion at Abydos, Egyptian Research Account, anno nono (1903), Bernard Quaritch, London, 1904, p. 2. 1095. Ibid. 1096. The Times, London, 17 marzo 1914. 1097. Ibid. 1098. Ibid. 1099. Traveller's Key to Ancient Egypt, cit., p. 391. 1100. The Cenotaph of Seti I at Abydos, cit., p. 18. 1101. Ibid., pp. 28-9. 1102. E. Naville, Excavations at Abydos: The Great Pool and the Tomb of Osiris, Journal of Egyptian Archaeology, volume I, 1914, p. 160. 1103. The Times, London, 17 marzo 1914. 1104. Ibid. 1105. The Cenotaph of Seti I at Abydos, cit., pp. 4, 25, 68-80. 1106. Ibid., in generale. 1107. Excavations at Abydos, pp. 164-165. 1108. The Splendour that was Egypt, cit., pp. 160-161. 1109. The Cenotaph of Seti I at Abydos, cit., p. 23. 1110. Guardian, London, 21 dicembre 1991. 1111. David O'Connor, Boat Graves and Pyramid Origins, in Expedition, volume 33, N. 3, 1991, pp. 7 e segg. 1112. Ibid., pp. 9-10. 1113. Fax inviatomi il 27 gennaio 1993. 1114. David O'Connor, Boat Graves and Pyramid Origins, cit., p. 12. 1115. Ibid., pp. 11-12. 1116. Guardian, 21 dicembre 1991. 1117. Vedi anche Museo del Cairo, galleria 54, pittura murale di navi del periodo Badariano, 4500 a.C. circa. 1118. The Ancient Egyptian Pyramid Texts, cit., p. 192, Formula 519: O stella del Mattino, Horus degli Inferi... tu che hai un'anima e appari davanti alla tua barca di 770 cubiti... Portami con te nella cabina della tua barca. 1119. Egypt before the Pharaohs, cit., pp. 29, 88. 1120. Per dare un altro esempio ancora, ecco come Diodoro Siculo (primo secolo a.C.) trasmetteva quello che gli era stato raccontato dai sacerdoti egizi: Il numero degli anni da Osiride e Iside, dicono, al regno di Alessandro, il quale fond la citt che porta il suo nome in Egitto [quarto secolo a.C.], supera i diecimila... Diodoro Siculo, volume I, p.73. 1121. Egypt before the Pharaohs, cit., p. 85. 1122. Ibid., p. 90. 1123. A History of Ancient Egypt, cit., p. 21. 1124. Egypt before the Pharaohs, cit., p. 88. 1125. Fred Wendorff e Romuald Schild, Prehistory of the Nile Valley, Academic Press, New York, 1976, p. 291. 1126. Egypt before the Pharaohs, pp. 89-90. 1127. Ibid., p. 86. 1128. Ibid., pp. 97-98. 1129. Ibid., p. 161. 1130. Vedi capitolo dodicesimo. 1131. Ibid. 1132. Ibid. 1133. AAAS Annual Meeting, 1992, Dibattito: Quanti anni ha la Sfinge? 1134. Traveller's Key to Ancient Egypt; cit. Serpent in the Sky, cit., p. 20. 1135. Sacred Science, cit., p. 96. 1136. Le prove dettagliate di West sono esposte in Serpent in the Sky, pp. 184-200. Riguardo alla sepoltura della Sfinge sotto la sabbia, elabora la seguente tabella:
TABELLA
La Sfinge sepolta
Chefren-Tutmosi IV circa 1300 anni
1000 anni
Tutmosi IV-Tolomei circa 1100 anni
800 anni
Tolomei-Era Cristiana ca. 600 anni
0 anni
Era Cristiana-Era Attuale ca. 1700 anni
1500 anni
Chefren-Era Attuale ca. 4700 anni
3300 anni 1137. Un estratto del lavoro della nostra equipe fu sottoposto alla Societ Geologica d'America, e fummo invitati a presentare le nostre scoperte a una sessione successiva del convegno del GSA a San Diego: la platea per eccellenza della geologia. Geologi di tutto il mondo si affollarono al nostro stand, molto incuriositi. Dozzine di esperti di campi attinenti alla nostra ricerca ci offrirono aiuto e consigli. Alla vista delle prove, alcuni geologi si limitarono a ridere, sbalorditi [come lo fu in un primo momento Schoch] per il fatto che durante due secoli di ricerche, nessuno, n geologo n egittologo, avesse notato che la Sfinge era stata erosa dall'acqua. Serpent in the Sky, p. 229; Mystery of the Sphinx. NBC-TV, 1993. 275 geologi appoggiarono le scoperte di Schoch. 1138. AAAS, Incontro annuale 1992, Dibattito: quanti anni ha la Sfinge? 1139. Mystery of the Sphinx, cit. 1140. Ibid. 1141. Ibid. 1142. Ibid. 1143. Ibid. 1144. Incontro Annuale AAAS 1992. 1145. Ibid. Tra i geologi di spicco figurano Farouk El Baz, Roth e Raffai. 1146. Citazioni da Mystery of the Sphinx e dall'incontro di AAAS. 1147. Sotto la categoria delle anomalie, West fece riferimenti specifici alle coppe ricavate dalla diorite e da altre pietre dure descritte nella Parte vi. 1148. Dopo aver riesaminato i miei vari disegni, diagrammi e misurazioni, la mia conclusione finale coincide con la mia prima reazione: le due opere rappresentano due individui distinti. Le proporzioni nella prospettiva frontale e soprattutto gli angoli e la protrusione facciale dei prospetti laterali, mi hanno convinto del fatto che la Sfinge non  Cheope. Se gli antichi egizi erano abili tecnici e capaci di duplicare le immagini, allora queste due opere non possono rappresentare lo stesso individuo. Frank Domingo, citato in Serpent in the Sky, p. 232. Vedi anche AAAS 1992, per le opinioni di Schoch riguardo all'idea che la testa della Sfinge sia stata riscolpita. 1149. Collins English Dictionary, p. 608. 1150. Secrets of the Great Pyramid, p. 38. Gran parte del materiale di questo capitolo si basa direttamente sull'opera di Peter Tompkins e del professor Livio Catullo Stecchini. 1151. Ibid., p. 46. 1152. Ibid., p. 181. 1153. Ibid., p. 299. 1154. Ibid., pp. 179-181. 1155. Citato in Ibid., p. 333. 1156. Vedi capitolo ventitreesimo, e Stecchini in Secrets of the Great Pyramid, cit., p. 378. 1157. Vedi capitolo ventitreesimo. 1158. Riconosciuto, per esempio, da Edwards, Petrie, Baines e Malek, ecc. 1159. Encyclopaedia Britannica, 1991, 27:530. 1160. The Pyramids of Egypt, cit., p. 87. 1161. Vedi Parte v. 1162. Secrets of the Great Pyramid, cit., p. 189. 1163. Maps of the Ancient Sea Kings, cit., pp. 17 e segg. 1164. Vedi, per esempio, The Shape of the World, cit., p. 23. 1165. The Gods of the Egyptians, cit., volume I, p. 400. 1166. Ibid., volume I, p. 443; volume II, pp. 7, 287. 1167. Ibid., volume II, p. 7, dove la divinit Ammone-Ra  invocata in un inno: Gli di adorano la tua fragranza quando arrivi da Punt, tu, primogenito della rugiada, che vieni dalla Terra Divina (Ta-Neteru). Vedi anche volume II, p. 287. Secondo molti studiosi Punt era situato sulla costa somala dell'Africa orientale, dove gli alberi che danno l'incenso e la mirra (il cibo degli di) sono coltivati ancora oggi. 1168. Ibid. 1169. Osiris and the Egyptian Resurrection, cit., volume I, p. 98; Testi delle Piramidi di Pepi I, Mer-en-Rah e Pepi II, tradotti in Ibid., volume II, p. 316, dove le connessioni marinaresche della terra dei beati sono evidenziate. 1170. Ibid., volume I, p. 97. 1171. Ibid., pp 97-98. 1172. Ibid., volume II, p. 307. 1173. Veronica Ions, Egyptian Mythology, Newnes Books, London, 1986, p. 84. 1174. The Gods of the Egyptians, cit., volume I, pp. 407-408. 1175. Ibid., volume I, p. 414. 1176. Egyptian Mythology, cit., p. 85. 1177. The Gods of the Egyptians, volume I, p. 414. 1178. Ibid., pp. 414-15. 1179. Le storie, cit., p. 161. 1180. Riportato in E. M. Antoniadi L'Astronomie egyptienne, Paris, 1934, pp. 3-4; vedi anche Schwaller, cit., p. 279. 1181. Diodorus Siculus, volume I, pp. 279-280. 1182. The Ancient Egyptian Pyramid Texts, cit., per esempio, pp. 78, 170, 171, 290. 1183. Il mistero di Orione di Robert Bauval e Adrian Gilbert (Corbaccio, 1997)  stato un bestseller internazionale quando fu pubblicato nel 1994. Gli egittologi fecero quadrato contro le sue implicazioni, che si rifiutarono di discutere, ma molti illustri astronomi salutarono le scoperte di Bauval come un importante passo avanti. 1184. Virginia Trimble, citata in Il mistero di Orione. 1185. Ibid., p. 172. 1186. Comunicazioni personali/interviste, 1993-94. 1187. Atlas of Ancient Egypt, cit., p. 36. 1188. Comunicazioni personali/interviste. 1189. Skyglobe 3.6 1190. Comunicazioni personali/interviste. 1191. Skyglobe 3.6. 1192. Comunicazioni personali/interviste. 1193. Vedi capitoli quarantaduesimo-quarantaquattresimo. 1194. Gli egizi... credevano di essere una nazione divina, che era governata da re i quali erano a loro volta di incarnati; i loro primi re, affermavano, erano veri e propri di, che non disdegnavano di vivere sulla terra e di percorrerla in lungo e in largo, e di mescolarsi agli uomini. The Gods of the Egyptians, cit., volume I, p. 3. 1195. Il Tempio Mortuario fu portato alla luce da von Sieglin nel 1910, e si scorp che consisteva di blocchi di dimensioni variabili del peso compreso tra le 100 e le 300 tonnellate. Blue Guide: Egypt, cit., p. 431. 1196. Proprio come una qualsiasi cattedrale cristiana, per quanto moderna, (per esempio la cattedrale gotica del ventesimo secolo di Nob Hill a San Francisco), esprime il pensiero, il simbolismo e l'iconografia del culto giudaico-cristiano le cui radici hanno almeno 4000 anni, non dovrebbe essere impossibile immaginare un culto che abbia resistito per 8000 anni nell'antico Egitto, legando cos il 10.450 a.C. al 2450 a.C. Allora, il completamento delle piramidi, come il completamento di una cattedrale oggi, si sarebbe tradotto in edifici che esprimevano idee estremamente antiche. Nella tradizione dell'antico Egitto esiste una grande abbondanza di prove che sembrano attestare l'esistenza e la conservazione di siffatte antiche idee. Per esempio, il re Nefer-hetep [XIII dinastia] era un fervente adoratore di Osiride e, apprendendo che il suo tempio [ad Abido] era in rovina, e che c'era bisogno di una nuova statua del dio, si rec al tempio di Ra-Atum di Eliopoli e consult i libri di quella biblioteca, per capire come doveva realizzare una statua di Osiride che fosse come quella che esisteva al principio del mondo... (Osiris and the Egyptian Resurrection, cit., volume II, p. 14). Anche Sacred Science, cit., pp. 103-104, spiega che la costruzione di templi nel periodo tolemaico e in quelli successivi della storia egizia continu a seguire norme antichissime: Tutti i progetti si riferiscono sempre a un libro divino; cos il tempio di Edfu fu ricostruito sotto i Tolomei secondo il libro della fondazione redatto da Imhotep, un libro disceso dal cielo alla parte settentrionale di Menfi. Il tempio di Dendera segu Una pianta riportata in antichi scritti risalenti ai tempi dei Compagni di Horus. 1197. Il mulino di Amleto, cit., pp. 89-90. 1198. Ibid.; Sacred Science, cit., p. 179. 1199. Oxford Dictionary of the Christian Church, Oxford University Press, 1988, p. 514. 1200. Sacred Science, cit., p. 177. 1201. Genesi, 22,13. 1202. La Bibbia di Gerusalemme, tavola cronologica, p. 2662. 1203. King James Bible, Franklin, Prima edizione computerizzata. 1204. The Encyclopaedia of Ancient Egypt, cit., p. 20. 1205. Ibid., p. 133. 1206. Sacred Science, cit., p. 177. 1207. Gi nel 3000 a.C. Vedi Encyclopaedia Britannica, 1991, 3:731. 1208. Encyclopaedia of Ancient Egypt, cit., pp. 27, 171. 1209. Skyglobe 3.6. 1210. Galanopoulos e Bacon, Lost Atlantis, p. 75. 1211. Vedi, per esempio, Brian Inglis, Coincidence, Hutchinson, London, 1990, pp. 48 e segg. 1212. When the Sky Fell, con un'introduzione di Colin Wilson e una postfazione di John Anthony West,  pubblicato da Stoddart, Canada, 1995. 1213. Vedi Parte i. 1214. Ibid. 1215. Ibid. Per dettagli vedi Parte i e capitolo cinquantunesimo. 1216. Encyclopaedia Britannica, 1991, 3:584. 1217. Encyclopaedia Britannica, 1991, 1:440. 1218. Discover the World of Science, febbraio 1993, p. 17. I quindici ceppi d'albero mineralizzati, presumibilmente i resti di un bosco molto pi grande, hanno un diametro che varia tra gli 8,9 e i 17,9 centimetri. Erano arboscelli di un genere ben noto di felce da semi, il Glossopteris [trovato spesso nel carbone dell'emisfero australe]. A differenza delle felci vere, le felci da semi avevano semi invece di spore, erano spesso arboree, e oggi sono estinte... In mezzo ai monconi d'albero del Monte Achernar i colleghi di Taylor trovarono le impronte a forma di lingua delle foglie di Glossopteris.
Gli alberi a foglie decidue indicano condizioni climatiche calde, e cos anche l'assenza di anelli da gelo. Quando Taylor analizz gli anelli di crescita in campioni presi dai monconi, non trov nessuna cellula gonfiata dal gelo o spazi vuoti tra le cellule presenti quando la crescita di un albero  disturbata dal gelo. Ci significa che a quell'epoca nell'Antartico non si verificarono gelate di sorta.
Nella nostra memoria l'Antartico  sempre stato freddo, sostiene Taylor.  solo guardando le flore fossili che possiamo vedere il potenziale esistente per le comunit di piante. La foresta fossile, che cresceva a 85 gradi di latitudine, ci d un'idea di quello che pu succedere con un catastrofico cambiamento climatico.
N.B. Gli alberi furono uccisi da un'inondazione o da una colata di fango, un'altra cosa impossibile oggi nell'Antartico. 1219. The Path of the Pole, cit. p. 61. 1220. Ibid., pp. 62-63. 1221. In Dolph Earl Hooker, Those Astounding Ice Ages, Exposition Press, New York, 1958, p. 44, citazione del National Geographic Magazine, ottobre 1935. 1222. Path of the Pole, cit., p. 62. 1223. Rand Flem-Ath, Does the Earth's Crust Shift? (manoscritto). 1224. Daniel Grotta, Antarctica: Whose Continent is it Anyway?, Popular Science, gennaio 1992, p. 64. 1225. Path of the Pole, cit., p. 107. 1226. Vedi Parte i. 1227. Path of the Pole, cit., pp. 111 e segg. 1228. Per dettagli vedi Parte i. 1229. The Biblical Flood and the Ice Epoch, cit., pp. 109-110. 1230. Path of the Pole, cit., p. 66. 1231. Ibid., pp. 93, 96. 1232. Ibid., p. 99. 1233. Vedi Parte iv. 1234. Ibid. 1235. Encyclopaedia Britannica, 1991, 1:440; John White, Pole Shift, A.R.E. Press, Virginia Beach, 1994, p. 65. 1236. Pole Shift, cit., p. 77: venti trilioni di tonnellate di ghiaccio si vanno ad aggiungere ogni anno all'Antartico. 1237. H. A. Brown, Cataclysms of the Earth, pp. 10-11. 1238. Vedi Parte iv. 1239. Ibid. 1240. Biblical Flood and the Ice Epoch, cit., p. 228. 1241. Thomas Huxley citato in Path of the Pole, cit., p. 294. 1242. Scientific American, dicembre 1985. 1243. Path of the Pole, cit., pp. 47-49. 1244. Ibid., p. 49. 1245. Ibid., p. 58. 1246. Vedi Parte iv. 1247. Mahabaratha, citato in The Arctic Home in the Vedas, cit., pp. 64-65. 1248. Ibid., pp. 66-67. 1249. Citato in Paradise Found: The Cradle of Human Race at the North Pole, cit., p. 199. 1250. Arctic Home in the Vedas, cit., p. 81. 1251. Ibid., p. 85. 1252. Ibid., pp. 414, 417. 1253. Ibid., p. 420. 1254. Pole Shift, cit., p. 9. 1255. Ibid. 1256. Ibid., p. 61. 1257. Nature, volume 234, 27 dicembre 1971, pp. 173-174; New Scientist, 6 gennaio 1972, p. 7. 1258. J. M. Harwood e S. C. R. Malin in Nature, 12 febbraio 1976. 1259. The Path of the Pole, cit., Appendice, pp. 325-326. 1260. Ibid., p. 44. 1261. USA Today, 23 novembre 1944, p. 9d. 1262. Platone, Timeo, Mondadori, Milano 1994. 1263. The Bhagavata Purana, Motilal Banardass, Delhi, 1986, Parte I, pp. 59, 95. 1264. Ibid., p. 60. 1265. Dileep Kumar Kanjilal, Vimana in Ancient India, Sanskrit Pustak Bhandar, Calcutta, 1985, p. 16. 1266. Ibid., p. 17. 1267. Ibid., p. 18. 1268. Ibid. 1269. Ibid. 1270. Ibid., p. 19. 1271. The Ancient Egyptian Pyramid Texts, p. 70, Formula 261. 1272. The Complete Works of Josephus, Kregel Publications, Grand Rapids, Michigan, 1991, p. 27. 1273. Ibid. 1274. John Greaves, Pyramidographia, citato in Serpent in the Sky, cit., p. 230. 1275. Popol Vuh, p. 127 1276. Ibid., p. 129. 1277. Ibid. 1278. Ibid., p. 79-80. 1279. The Bhagavata Purana, citato in Atlantis: The Antediluvian World, cit., p. 88. 1280. Frammenti di Berosso citati in The Sirius Mystery, cit., p. 249. 1281. Ibid. 1282. 2 Pietro 3,10. 1283. The Egyptian Hermes, cit., p. 33. 1284. Di Robert Bauval, comunicazione personale. 1285. Vedi Parte VII. 1286. I Enoch, LXV, in Apocrifi dell'Antico Testamento, TEA, Milano 1990. 1287. Pre-Hispanic Gods of Mexico, cit., p. 24. 1288. Breaking the Maya Code, cit., p. 275. 1289. Will The World Survive? Watch Tower Bible and Tract Society, 1992. 1290. Earth Changes, Stralci delle Conferenze di Edgar Cayce, Edgar Cayce Foundation, Virginia Beach, 1994, p. 36. 1291. Vedi Parte v. 1292. Manetho, cit., pp. 191-193. 1293. La tecnica dell'esposizione delle rocce al cloro-36  stata messa a punto dal professor David Bowen del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Universit del Galles. In The Times di Londra, il 1 dicembre Brown osserv:
Un modo di risolvere la controversia riguardo l'et della Sfinge e delle Piramidi potrebbe essere la datazione con l'esposizione delle rocce al cloro-36. Questo metodo fornisce una stima del tempo trascorso da quando una roccia fu esposta per la prima volta all'atmosfera. Nel caso della Sfinge e delle Piramidi ci corrisponderebbe all'epoca in cui le rocce furono portate alla luce durante le operazioni di estrazione...
Nel 1994 Bowen fece dei test preliminari sulle famose pietre azzurre di Stonehenge in Inghilterra, che fino ad allora si credeva risalissero al 2250 a.C. I test rivelarono che quei 123 monoliti da quattro tonnellate potevano essere stati estratti durante l'ultimo Periodo Glaciale, forse addirittura nel 12.000 a.C. Vedi The Times, London, 5 dicembre. 1294. Mystery of the Sphinx, NBC-TV, 1993. 1295. 2 Pietro 3:4. 1296. 2 Pietro 3:3. 1297. Community Profile: Hopi Indian Reservation, Arizona Department of Commerce. 1298. Breaking the Maya Code, cit., p. 275. 1299. Book of the Hopi. 1300. World Mythology, cit., p. 26. 1301. Matteo, 24: 38-39. 1302. Matteo, 24: 27-41. 
...
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...
FINE.